Scuola, il 118 a scuola per i casi sospetti di Covid: subito test rapido, febbre misurata in classe

Alberto Sordi è il maestro Mombelli e Vito De Taranto è il direttore Pereghi nel film Il maestro di Vigevano del 1963 diretto da Elio Petri, tratto dall’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi.

 

Dal Messaggero:

Scuola, il 118 a scuola per i casi sospetti di Covid: subito test rapido, febbre misurata in classe

“Un caso sospetto di coronavirus Da Il Messaggero del 16settembre 2020a scuolaDa Il Messaggero del 16settembre 2020 impone la chiamata immediata alla centrale operativa del 118, il triage telefonico, l’invio di un mezzo di soccorso dedicato e il test rapido. In classe durante le lezioni gli studenti si proteggeranno con la visiera para-droplets e indosseranno la mascherina solo quando il distanziamento sarà impossibile.

[…]

Quando l’equipaggio del 118 arriva a scuola provvede, nella stanza dedicata al temporaneo isolamento dei casi sospetti, alla rilevazione dei segni vitali, alla valutazione clinica complessiva del soggetto (eventualmente inclusiva di ecografia polmonare) ed alla effettuazione di test rapido molecolare mediante tampone naso-faringeo. Se non si dispone di tecnologia in grado di effettuare diagnosi in loco, il tampone viene portato nel laboratorio dell’ASL competente con obbligo di risposta entro 120 minuti. In caso di riscontro positivo alla infezione, il 118 provvederà ad accompagnare in condizioni di elevato biocontenimento, la persona positiva al proprio domicilio se asintomatico o paucisintomatico (nel caso di uno studente eventualmente insieme con il genitore) o al trasporto protetto in ospedale Covid se è sintomatico «maggiore».

«È di assoluta importanza strategica assicurare le 3 fasi di intercettazione precoce, isolamento precoce, terapia precoce dei casi affetti da Covid-19 e garantire la più tempestiva esecuzione del test rapido molecolare».

Impedire l’educazione è la finalità ideologicamente perseguita da tutti questi carcerari divieti, controlli, quarantene – non un effetto collaterale della “pandemia” da combattere

Abbiamo già dimenticato Guenther Anders(L.C.), che vi ha letto Montesano?(Vedi filmato)

“Per soffocare in anticipo ogni rivolta, non bisogna essere violenti. I metodi del genere di Hitler sono superati. Basta creare un condizionamento collettivo così potente che l’idea stessa di rivolta non verrà nemmeno più alla mente degli uomini.

L’ ideale sarebbe quello di formattare gli individui fin dalla nascita limitando le loro abilità biologiche innate.

In secondo luogo, si continuerebbe il condizionamento riducendo drasticamente l’istruzione, per riportarla ad una forma di inserimento professionale. Un individuo ignorante ha solo un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero è limitato a preoccupazioni mediocri, meno può rivoltarsi.

Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile e elitario. Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo.

Ridurre drasticamente l’istruzione, riportarla ad una forma di inserimento professionale

Niente filosofia. Anche in questo caso bisogna usare la persuasione e non la violenza diretta: si diffonderanno massivamente, attraverso la televisione, divertimenti che lusinghino sempre l’emotività o l’istintivo. Affronteremo gli spiriti con ciò che è futile e giocoso. È cosa buona, con chiacchiere e musica incessante, l’impedire lo spirito di pensare.

Il divario tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da qualsiasi contenuto sovversivo

Metteremo la sessualità al primo posto degli interessi umani. Come tranquillante sociale, non c’è niente di meglio.

In generale si farà in modo di bandire la serietà dell’esistenza, di ridicolizzare tutto ciò che ha un valore elevato, di mantenere una costante apologia della leggerezza; in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana E il modello della libertà.

Il condizionamento produrrà così da sé tale integrazione, che l’unica paura – che dovrà essere mantenuta – sarà quella di essere esclusi dal sistema e quindi di non poter più accedere alle condizioni necessarie alla felicità.

L’uomo di massa, così prodotto, deve essere trattato come quello che è: un vitello, e deve essere monitorato come deve esserlo un gregge.

Tutto ciò che permette di far addormentare la sua lucidità è un bene sociale; tutto ciò rischia di causare il suo risveglio deve essere ridicolizzato, soffocato, combattuto.

Ogni dottrina che mette in discussione il sistema deve prima essere designata come sovversiva e terrorista e coloro che la sostengono dovranno poi essere trattati come tali.

Günther Anders 1956!

“Non protegge dalle infezioni virali o batteriche”

Riassumiamo: la maschera è inutile, ma è obbligatorio mascherarsi:

  • Il loro virus non uccide più, ma devi nasconderti in quarantena.
  • I test non provano nulla, devono essere moltiplicati.
  • I casi individuati non sono fatali, ma bisogna agire come se.
  • I bambini non muoiono, ma devono essere mascherati.
  • I giovani non muoiono, ma devono essere trattati da untori.
  • I giovani non muoiono, ma non devono sposarsi.
  • Le famiglie esistono ancora, ma devono essere spaccate.
  • Siamo illesi e in bancarotta ma dobbiamo pagarli.
  • Stiamo ancora respirando, ma dobbiamo tassarci.
  •  Sopravviviamo ancora, dobbiamo confinarci.
  • La gente deve essere terrorizzata, ma non deve essere spaventata.
  • Dobbiamo spaventarlo, non infantilizzarlo…

 

 

Fonte Il Messaggero del 16 settembre 2020

Note:

(1) Günther Anders, pseudonimo di Günther Stern (Breslavia, 12 luglio 1902 – Vienna, 17 dicembre 1992), è stato un filosofo e scrittore tedesco. Egli categorizzò le sue idee coniando il termine tedesco Diskrepanzphilosophie (filosofia della discrepanza), per descrivere la sua attenzione sulla crescente divergenza tra ciò che è diventato tecnicamente possibile (ad esempio, la distruzione nucleare di tutto il globo), e ciò che la mente umana è in grado di immaginare. Strenuamente impegnato contro la violenza del potere e particolarmente contro il riarmo atomico, è conosciuto come un saggista del movimento anti-nucleare ed è uno dei maggiori filosofi contemporanei; è stato uno dei pensatori che con più rigore e tenacia ha pensato la condizione dell’umanità nell’epoca degli armamenti di distruzione di massa.

Fonte

 

Libri Citati

 

  • L’ uomo è antiquato. Vol. 1: Considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale.
  • Günther Anders
  • Traduttore: L. Dallapiccola
  • Editore: Bollati Boringhieri
  • Collana: Universale Bollati Boringhieri
  • Anno edizione: 2007
  • In commercio dal: 31 ottobre 2007
  • Pagine: 322 p., Brossura
  • EAN: 9788833918266   Acquista € 20,90

 

 

Descrizione

In questo libro del 1956, Günther Anders muove dalla diagnosi della “vergogna prometeica”, cioè dalla diagnosi della subalternità dell’uomo, novello Prometeo, al mondo delle macchine da lui stesso create, per affrontare il tremendo paradosso cui la bomba atomica ha posto di fronte l’umanità, costringendola fra angoscia e soggezione. La vergogna prometeica è legata anche a un senso di “dislivello”, di non sincronicità, tra l’uomo e i suoi prodotti meccanici che, sempre più nuovi ed efficienti, lo oltrepassano, facendo sì che egli si senta “antiquato”. Oltre che perfetta la macchina è ripetibile, standardizzata, riproducibile in esemplari sempre identici; quindi possiede una specie di eternità che all’individuo umano è negata. Di qui, una rivalità, una impari gara dell’uomo, una inversione dei mezzi con i fini, di cui Anders analizza con grande anticipazione tutta la portata. In particolare, là dove tratta delle tecniche di persuasione, soprattutto televisive e radiofoniche, che ci assediano con immagini-fantasma, irreali, di fronte alle quali l’individuo diventa passivo, maniaco, incapace di pensare e comportarsi liberamente

 

Immagine: Alberto Sordi è Il maestro Mombelli e Vito De Taranto è il direttore Pereghi nel film Il maestro di Vigevano del 1963 diretto da Elio Petri, tratto dall’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi.

 

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