Tra sanzioni, retorica e mercato, il vino segue strade diverse dalla politica.

«Cresce l’export di vino italiano in Russia. Adesso Kallas farà la guerra ai vignaioli italiani»
Le vendite di vino italiano in Russia crescono mentre calano negli Stati Uniti, mostrando la distanza tra narrativa geopolitica e realtà commerciale.
di Ala.de.granha
Nel primo trimestre dell’anno le esportazioni di vino italiano verso la Russia hanno registrato una crescita significativa, in netto contrasto con il calo delle vendite negli Stati Uniti. Un dato che alimenta interrogativi sul rapporto tra scelte politiche, sanzioni e interessi economici. Mentre Bruxelles continua a mantenere una linea di forte contrapposizione verso Mosca, i consumatori russi tornano ad acquistare prodotti italiani, confermando come il mercato segua spesso logiche diverse da quelle della diplomazia. Tra ironia e critica politica, l’articolo riflette sulle contraddizioni dell’Europa contemporanea e sul difficile equilibrio tra ideologia, commercio e interesse nazionale. (N.R.)
Non ditelo agli eurotossici di Bruxelles, ma le esportazioni di vino italiano in Russia sono aumentate, nel primo trimestre di quest’anno, del 64,6%. Forse bevono di più per dimenticare la sconfitta contro l’Ucraina che sta ormai per occupare Mosca. O per la paura delle truppe che Kaja Kallas sta per inviare contro Putin. In ogni caso i russi sono tornati ad acquistare il vino italiano mentre i padroni/amici statunitensi hanno ridotto gli acquisti, sia in volumi (-8,4%) sia in valore (-20,5%). Bere meno ma, soprattutto, bere peggio. Va beh, cosa ci si può aspettare dagli yankee?

Il contrario di ciò che succede con le esportazioni verso la Francia: meno quantità (-3,9%) e più valore (+4,3%). In Cina i cattivissimi alleati del cattivissimo Putin hanno aumentato gli acquisti di vino italiano sia in termini di volumi (+10,7%) sia di valore (+17%).
Ovviamente la situazione, nel complesso, non è positiva. In cantina aumenta l’invenduto e non si fa nulla, se non parole, per invertire la tendenza. Chiacchiere sul vino senza alcol, con molte più parole di quante siano le bottiglie vendute, chiacchiere sul turismo del vino che dovrebbe rappresentare la panacea di tutti i mali ma solo per diritto divino.
Perché il vino costa troppo per le disponibilità economiche delle famiglie italiane e il turismo costa ancora di più. E non si può sperare che siano i turisti stranieri a compensare le difficoltà italiane. È sufficiente dare uno sguardo, nei ristoranti, alle tavole vicine. Sempre più bottiglie d’acqua e sempre meno bottiglie di vino.

Non vale neppure il discorso delle mode salutiste, perché spesso, al posto del vino, ci sono lattine di Coca cola, che non è proprio una bevanda ideale. Né per i bambini né per gli adulti. Ma costa meno di una bottiglia di vino anche di medio livello, ed anche di un solo calice di vino nella maggior parte dei ristoranti.
È il trionfo degli idioti e del loro motto: “Non puoi permettertelo? Stai a casa! Non puoi permetterti il vino? Non berlo!”. I produttori ringraziano.
