La crisi ucraina oltre la propaganda: un fronte che si sgretola mentre l’Europa tace.

CROLLO

Mosca accelera, Kiev arretra: la guerra entra nella fase più dura.

di Andrea Marcigliano

L’Ucraina è ormai in una fase di collasso strutturale: il fronte militare cede mentre quello interno è già esploso da tempo. La strategia russa, semplice e metodica, mira a demolire le retrovie, le infrastrutture vitali, le industrie e le basi operative dove cadono anche migliaia di “consiglieri” europei di cui in Occidente non si parla. L’intensificazione dei bombardamenti indica un cambio di passo: Mosca stringe la morsa, crea sacche senza uscita e impone a molti reparti ucraini la scelta estrema tra arrendersi o morire. Un racconto crudo e realistico di una guerra che l’Europa non vuole vedere, ma che la storia non smetterà di registrare. (Nota Redazionale)


L’Ucraina sta crollando. Crollando militarmente, dopo che il, cosiddetto, “Fronte interno” è già andato in mille pezzi.

La strategia russa appare evidente. E, per altro, non particolarmente originale o inventiva. Martella, con sempre più insistenza, i punti cruciali dell’Ucraina. Non solo le aree di guerra, ma anche, ultimamente soprattutto, le retrovie. Provvedendo a smantellare la struttura organizzativa del paese, le sue industrie, il suo sistema di trasporti.

In particolare le basi militari, dove cadono anche le migliaia di “consiglieri” inviati dall’Europa. E dei quali, qui da noi, non si parla. Perché, ovviamente, non è simpatico dire che l’Europa non solo è scesa in guerra con la Russia, ma che le sta anche prendendo. E di brutto.

Fin qui, niente di nuovo. La novità è, però, che Mosca sta decisamente intensificando gli attacchi aerei e missilistici. Mentre le sue truppe avanzano, costringendo gli ucraini in delle sacche senza via d’uscita. Arrendersi o morire. E i più, a quanto sembra, preferiscono arrendersi, nonostante gli ordini suicidi dei loro comandi.

È evidente che Putin, compresa la volontà di Trump di tenere gli States fuori dal conflitto, ha dato mano libera ai suoi militari. Che stanno intensificando l’offensiva per piegare definitivamente Kiev.

L’obiettivo, probabilmente, è duplice.

Conquistare totalmente il Donbass e la regione di Odessa, tagliando all’Ucraina ogni sbocco al mare. E, per sovramercato, congiungendo alla Russia la Transnistria, già controllata dalle truppe di Mosca, dopo la scissione dalla Moldavia.

In sostanza, tutte le aree a netta maggioranza russofona.

Poi, Mosca intende ottenere la totale resa di Kiev. Che potrà sopravvivere come stato indipendente solo a patto di dare garanzie per la sicurezza russa.

Il che, tradotto in termini elementari, significa con un governo che abbia il placet di Mosca. Neutrale e, sostanzialmente, filo-russo.

Per altro molti si stanno già muovendo per spartirsi le spoglie di quella che era l’Ucraina.

A partire da Varsavia, che, certo, rappresenta uno dei governi più violentemente anti-russi della UE. Ma che, altrettanto decisamente, non ama l’Ucraina per ragioni storiche, e vuole acquisire parte delle province occidentali. Direttamente e/o con una sorta di protettorato.

E, poi, Budapest. Che con Mosca ha riaperto il dialogo. E subìto attacchi velenosi di droni ucraini. Budapest che rivendica regioni ucraine popolate da ungheresi.

Per tacere della Germania di Merz. Che sta mettendo sotto accusa Zelensky ed il suo entourage per tutta una serie di gravi colpe. Sia politiche che economiche. E che, evidentemente, mira ad acquisire un protettorato, anche militare, su ciò che dovesse restare dell’Ucraina.

Il regime di Zelensky sembra continuare a godere del sostegno britannico. E, ad onor del vero, anche di quello francese, per quello che possono valere, poco, le promesse di Macron.

Tuttavia il sostegno di Londra ben difficilmente potrà continuare a puntellare il piccolo dittatore ucraino. Le cui strida disperare sono, ormai, all’ordine del giorno.

Certo, difficile fare una previsione sul futuro. Troppe varianti, troppe variabili possibili.

Tuttavia, se non dovesse cambiare la posizione assunta da Washington, l’Ucraina di Zelensky si trova in una situazione che definire drammatica sarebbe ben poca cosa.

Molto prossima alla fine. Con l’orologio che scandisce sempre più gravi le ore.

Redazione Electo
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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