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CYBERBUFALE IBRIDE

Dalle invasioni mancate ai cyber-attacchi gonfiati: tutte le scuse per svuotare i welfare europei e riempire gli arsenali

di Marco Travaglio

Come si giustifica, agli occhi di popoli già piegati da inflazione, precarietà e tagli al welfare, una nuova corsa al riarmo da centinaia di miliardi? Facile: si raccontano favole di minacce russe sempre più ibride, sempre meno credibili. Dalla NATO che finge d’essere in ritirata alla Russia che “ci attacca coi mouse”, passando per l’immancabile spettro di Trump, l’Unione Europea cerca una narrazione – purché funzioni – per convertire il burro in cannoni. Ma i numeri, e la realtà, spesso si ostinano a non collaborare. (Nota Redazionale)


Problema: come convincere i popoli europei impoveriti da recessione, disoccupazione, precariato, inflazione e caro-energia, a impoverirsi vieppiù spostando altre centinaia di miliardi dal welfare al riarmo, dal burro ai cannoni?

Piano A: raccontare che la Russia sta per invaderci e la Nato non ci difende più. Problema: purtroppo la gente vede susseguirsi i vertici Nato; ricorda che negli ultimi 30 anni è stata la Nato a espandersi 16 volte a Est e non la Russia a Ovest, almeno finché la Nato non iniziò a papparsi pure Kiev; sa che la Russia non ha bisogno di espandersi, essendo il Paese più vasto del pianeta, e che l’unico Stato extra-Ue ad attaccarne uno dell’Ue è stata Kiev coi gasdotti in Germania.

Quindi, piano B: raccontare che con Trump non si sa mai e l’Ue deve riarmarsi almeno quanto la Russia. Problema: prima Cottarelli e ora l’Eda (Agenzia europea per la difesa) certificano che spendiamo in armi molto più della Russia (e pure della Cina). Senza avere nemici. Nel 2024 – cioè prima Rearm Eu da 800 miliardi e dell’aumento della quota Nato al 5% – la spesa militare dei Paesi Ue è stata di 343 miliardi (+19% sul 2023): un terzo in più della Russia, che a parità di potere d’acquisto ne ha spesi 234, dovendo fra l’altro finanziare una guerra e mantenere il più grande esercito e il primo arsenale nucleare del mondo.

Ergo, piano C: Putin ci sta già attaccando con la “guerra ibrida”. E, siccome la fanno tutti, bisogna sfornare 2-3 cyber-attacchi russi al giorno per dimostrare che lui ne fa più degli altri.

L’ultimo domina le prime pagine dei quotidiani di ieri: (1)

“Ursula, l’aereo in tilt: la pista russa” (Corriere),

“Nel mirino dei russi il jet di Von der Leyen” (Rep),

“Ombre russe sul volo di VdL” (Sole 24 Ore),

“Putin-Europa, il fronte dei cieli” (Stampa),

“Sabotato il volo di Ursula. L’Ue: ‘Sono stati i russi’”,

“La ‘Guerra fredda’ del Gps che minaccia gli aerei europei” (Messaggero),

“Putin minaccia i nostri aerei” (Giornale),

“VdL e il giallo dell’aereo. I sospetti dell’Ue: ‘Interferenze russe’” (Domani).

Qualcuno ha verificato la notizia? Ci mancherebbe. È bastato che un portavoce della Commissione affermasse che “le autorità bulgare sospettano una palese interferenza da parte della Russia” nota per le sue “minacce e condotte ostili”. Purtroppo il ministro dell’Interno bulgaro Mitov ha subito “escluso categoricamente un attacco informatico”. Il maggior sito di tracciamenti aerei, Flightradar24, ha notato che il volo è atterrato con appena 9 minuti di ritardo e “il transponder segnalava una buona qualità del segnale Gps dal decollo all’atterraggio”. Persino Crosetto ha “qualche dubbio”. Ma la libera stampa no. Ci prendono per fessi e, se continuiamo a bere tutto senza ribellarci, hanno ragione loro.

Marco Travaglio

 

 

Approfondimenti del Blog

«URSULA, LA COSCIENZA INFELICE DELL’EUROPA»

(1)

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

 

 

 

 

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