Trump sul monte Rushmore? Più che un monumento, un monito.

DAL MONTE RUSHMORE ALLE STALLE
Il Simplicissimus
Mentre qualche repubblicano propone di scolpire la faccia di Trump sul monte Rushmore, la “Big Beautiful Bill” taglia le tasse ai super-ricchi e taglia i servizi a chi non arriva a fine mese, aumentando il debito pubblico e privato americano. È l’ennesima redistribuzione al contrario che smaschera la vera natura della “grande democrazia” americana: una plutocrazia che, finché poteva rapinare risorse altrove, si concedeva il lusso di qualche briciola redistributiva. Trump non è un’anomalia, è lo specchio perfetto di un sistema che ha sempre parlato di libertà mentre sganciava bombe e si arricchiva sulla pelle dei poveri. Solo chi vive ancora di miti hollywoodiani può sorprendersi. E in Italia, fra sedute spiritiche e idoli a stelle e strisce, qualcuno continua a crederci. Ma la storia insegna che l’impero, prima o poi, finisce sempre per franare dalle stalle, non dalle vette. (Nota Redazionale)
La faccia di Trump sarà scolpita sul monte Rushmore? Qualche repubblicano lo ha proposto dopo che la legge “Big Beautiful Bill” è stata approvata dal Congresso in tempo per celebrare il 4 luglio, Festa della Repubblica. È in qualche modo uno spettacolo che mette i brividi perché il taglio di tasse per i redditi sopra i 500 mila dollari ( per 4,5 trilioni di dollari) e al contempo la diminuzione dei contributi sanitari e sociali per i più poveri (per 1,1 trilioni), non soltanto costituisce l’ennesima forma di redistribuzione al contrario, come del resto accade ormai da 50 anni a questa parte, ma non fa altro che aumentare tendenzialmente il già drammatico debito pubblico americano e presumibilmente anche quello privato: Trump che avrebbe dovuto risolvere questo problema e ha tentato di farlo pasticciando con i dazi, lo sta invece aggravando. E per giunta con aumento delle spese militari di 150 miliardi, un omaggio rituale al all’industria bellica che non dice nulla di buono.
Insomma, come sappiano dalla storia, la via del declino è inarrestabile e si scivola lungo di essa fino a che non ci si sfracella contro un muro. Ma al contempo mette anche in luce le viscere di una democrazia americana che in realtà è sempre stata una sorta di plutocrazia compassionevole nella misura in cui l’abbondanza di risorse e di rapine permetteva una qualche redistribuzione del tutto indolore per le oligarchie di comando. Solo un rimbambito come Prodi può dire che Trump ha tralignato: “Il più grande paese democratico del mondo ha come presidente uno che ha altri valori di riferimento”. Ah beh perché Biden o Obama o Clinton o Theodor Roosevelt o Monroe, giusto per fare qualche esempio, quali valori avevano? Basterebbe leggersi i documenti in merito alla fondazione della repubblica per rendersi conto della reale natura del potere in America. Ma chissà, Prodi potrebbe ricorrere a una di quelle sedute spiritiche che gli vengono tanto bene e potrebbe farselo spiegare dai diretti interessati. Certo è incredibile che ci sia gente che non riesce proprio a strapparsi di dosso certi miti. Ci vorrebbe un esorcismo per strappare gli italiani il Nando Mericoni che è in loro.

La felicità di Trump per essere riuscito a fra passare la sua legge è stata tuttavia turbata dalla telefonata con Putin: la sua richiesta di una cessazione il più presto possibile delle operazioni militari si è scontrata con la flemma del leader russo, il quale ha spiegato al suo interlocutore che Mosca, pur avendo tutta l’intenzione di essere amica dell’America, non rinuncerà ai suoi obiettivi di eliminare le cause del conflitto in Ucraina. E dunque l’influenza della Nato su Kiev. Parrebbe anche che Putin non si sia tirato indietro rispetto alla richiesta di The Donald di convincere l’Iran a riprendere la collaborazione con l’Aiea in materia di arricchimento di uranio. In questo senso l’inquilino della Casa Bianca ha ammesso implicitamente che la sua azione militare contro Teheran è stato un completo fallimento, se non proprio una mattana. Probabilmente l’idea di bombardare era nata non solo dai suggerimenti di zio Bibi Netanyahu, ma anche dal desiderio di intestarsi una vittoria che non poteva essere realizzata in Ucraina. Tuttavia le cose – nel mondo reale – sono andate così male che ora l’Iran è del tutto fuori controllo e non vuole più parlare con lui o con altri ipocriti occidentali. Così deve ricorrere ad altri e proprio a quelli che sono amici – nemici nello stesso senso in cui il gatto di Schrödinger è vivo o morto:
La faccia di Trump sul monte Rushmore si è fratturata ancor prima di essere creata, forse perché è più adatta al bronzo che ad altri materiali.
