Nell’album di famiglia della Repubblica democratica emergono tre figure significative

Francesco Cossiga

DAL PICCONATORE AL DEMOLITORE


Nell’album – non è un refuso – di famiglia della Repubblica democratica nata dalla resistenza – non è un refuso –, emergono tre figure significative che hanno pienamente espresso la volontà di tutelare gli interessi della nazione e la sua sovranità: Enrico Mattei,(1)Bettino Craxi(2)e Silvio Berlusconi. Tutti e tre, chi spiaccicato al suolo con l’aereo sul quale viaggiava, chi defenestrato per via giudiziaria, chi infangato con la gogna mediatica, presentano un legame troppo spesso sottostimato quando non direttamente negato: la difesa degli affari italiani e la non sottomissione alle vampiresche ingerenze straniere. Per Aldo Moro, poi, la questione si fa ancora più complessa e storicamente intricata. Una nicchia a parte, da Presidente, spetta a Francesco Cossiga, noto a tutti come il “picconatore” contro i malfunzionamenti e le inettitudini del sistema.

Chiunque può trovare nei citati, equivocità, ambivalenze, errori e perplessità, ma è buona cosa tagliare corto sulle critiche prendendo atto – Jung insegna – che una grande e imponente personalità si porta dietro una grande Ombra, a differenza delle misere proiezioni scaturite da gracili e infime figure.

Bettino Craxi Francesco Cossiga e

Tutta questa manfrina per arrivare al demolitore presidenziale il quale, dopo aver sostenuto il «Vile affarista e liquidatore dell’industria pubblica italiana», con queste parole l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga definiva Mario Draghi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia, durante un collegamento telefonico nel 2008 con la trasmissione Unomattina in onda su RaiUno. (3)aver sostenuto la necessità della cessione della sovranità all’Europa, aver preso posizione contro la Polizia negli incidenti di Pisa, è arrivato a complimentarsi per la chiusura di una scuola per rispetto del ramadan in nome dell’integrazione.

Grazie a simili personaggi e alle loro prese di posizione si deduce che, non solo certe dichiarazioni sono prive di spessore politico, di contenuto ideologico, di competenza sociologica, di preparazione teologica, di coscienza simbolica – elementi estranei alla politica politicante –, ma sono veri e propri attacchi alla coscienza collettiva, a quella identità nazionale che, come scrive Nathalie Heinich, “è una rappresentazione mentale”, o il mito culturale di Friedrich Meinecke. “Ogni popolo si identifica nella storia dei valori e ha dei modelli caratteristici. Se questi valori o modelli crollano, l’identità stessa è minacciata”, avverte Chantal Delsol. E questo è il punto.

Tutte le formazioni politiche – chi per ignoranza, chi per collusione, chi per semplice inettitudine – stanno collaborando alla liquidazione di quella che formalmente rimane una Nazione. Dall’eliminazione della storia, della geografia, della filosofia e delle materie umanistiche, passando per l’economia, per la sanità, per l’imprenditoria, arrivando alla censura del pensiero e persino al bellicismo più sfrenato, non c’è articolazione dell’impianto nazionale che non venga metodicamente e artatamente sabotata e messa fuori uso.

Siamo al punto cruciale di negazione totale della stessa idea di Nazione nella sua valenza identitaria.

Mattarella visto da Krancic

Prendiamo atto con cinica soddisfazione che questa Repubblica sta sfaldandosi nel caos, nel non-senso, nel disagio della sua stessa esistenza, con buona pace dei padrini della Patria, Padri è altra cosa.

Ala.de.granha
Adriano Segatori

 

 

 

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