Droni, missili e illusioni occidentali sul campo di battaglia.

DANNATA NATO
L’arsenale NATO scricchiola mentre la Russia accelera con nuove armi e nuove strategie.
Il Simplicissimus
Mentre la Russia distrugge sistemi Patriot e sforna droni e missili di nuova generazione, la superiorità tecnologica dell’Alleanza Atlantica comincia a incrinarsi. Dai Geran 3 ai missili Iskander, le nuove armi di Mosca rivelano la crescente vulnerabilità delle difese NATO, soprattutto in scenari ad alta intensità come quello ucraino. In questo quadro, gli ultimatum a comando americano appaiono più come posture propagandistiche che come strategie reali. Una riflessione amara e documentata sullo stato attuale dello scontro. (Nota Redazionale)
Nei giorni scorsi i russi hanno distrutto tre lanciatori di missili Patriot e il relativo radar, ossia uno dei sistemi che Washington intende dare all’Ucraina, via Germania, se Mosca non dovesse accettare la tregua unilaterale di Trump. Questi ultimatum sono vere sciocchezze, ma mi servono per fare il punto della situazione bellica, non solo limitata all’Ucraina, ma all’intero fronte Nato. Da due o tre mesi ci sono delle spiacevoli novità per l’alleanza atlantica o per la sottospecie di volenterosi che si sta formando al suo interno. L’evoluzione delle armi russe sta infatti rendendo sempre più obsoleto l’arsenale della Nato e sempre più incerte le difese contro missili e droni. Ora se si pensa che un sistema Patriot costa oltre un miliardo di dollari e che esso è sempre più facilmente attaccabile da recenti implementazioni dei sistemi di attacco, si può forse comprendere meglio quale sia la realtà della sfida fra Russia e Occidente.
La prima novità sono i droni Geran 2 e Geran 3 che costituiscono un deciso salto di qualità rispetto ai modelli precedenti, avendo maggiore autonomia, resistenza alle interferenze e un maggiore carico di esplosivo. In particolare il modello 3 adesso può portare fino a 300 chili di carica, ha abbandonato la propulsione ad elica per quella a reazione, può raggiungere i 600 chilometri all’ora e avere un’autonomia di oltre 2500 chilometri. Ma soprattutto è molto più resistente ai disturbi elettronici e può essere guidato in maniera da renderne difficile l’intercettazione. La seconda novità è la capacità del missile Iskander di manovrare in maniera ancora più imprevedibile in vista dell’obiettivo così da rendere praticamente impossibile colpirlo prima che arrivi, visto che vanifica i calcoli di traiettoria del sistema Patriot e degli altri sistemi contraerei. Una caratteristica che è stata implementata anche per altri vettori meno sofisticati e meno veloci. Negli ultimi mesi la capacità produttiva di Geran 2 è passata da 300 al mese a oltre 100 al giorno con un programma che porterà la produzione a oltre 500 al giorno, mentre la produzione di missili come il Kh-101 e il 9K720 è aumentata di parecchie volte rispetto al livello prebellico.
Non ci si stupisce se i mitici F16 che avrebbero dovuto essere una mano santa per l’Ucraina e permetterle di vincere il conflitto – secondo la fantasia malata della Nato e il suo gigantesco apparato mediatico – non si alzano più in volo. Ora sono trasportati da un luogo all’altro con speciali camion che ovviamente abbiamo pagato noi, per evitare di essere distrutti, come è avvenuto tutte le volte che hanno tentato qualche azione. Questa piccola panoramica serve non tanto per rendere conto delle novità sul teatro ucraino, che ormai si trova a doversela vedere con un fronte interno, molto pericoloso per il regime, ma per mostrare come il sistema Nato sia ormai anacronistico: da decenni, ovvero dalla fine della guerra fredda, è stato impostato sulla misura di guerre coloniali e nella convinzione di detenere comunque una capacità di difesa inarrivabile e superiorità tecnologica che nel mondo reale è scomparsa da tempo. La fuga della flotta americana dal Mar Rosso e le salve missilistiche iraniane su Israele testimoniano di profondi cambiamenti rispetto alle strategie e ai sistemi d’arma finora adottati dall’Alleanza e ne minano le stesse basi.
Per esempio, la vulnerabilità delle grandi flotte ai nuovi sistemi d’arma rende molto più distanti militarmente Europa e America: difficile immaginare massicci spostamenti di uomini e mezzi come al tempo della Seconda guerra mondiale quando c’erano solo i sommergibili a contrastare questi movimenti. Occorre ripensare tutto e probabilmente buttare al macero i tanti miliardi spesi in sistemi ormai troppo vulnerabili e spesso pensati come semplice estensione del potere militare americano. Mi chiedo, ad esempio, cosa ci possa mai servire una simil portaerei come la Trieste, una specie di nave multiruolo per assalto anfibio che alla fine costerà un miliardo e mezzo: è solo un bersaglio ideale per i nuovi sistemi d’arma e alla fine può trasportare la bellezza di un carro armato e cinque autoblindo. Dove dobbiamo sbarcare con una forza così formidabile, mentre il Paese è completamente indifeso? Persino John Elkann adesso vuole vendere per 1,7 miliardi la sua Defence Vehicles, ricattando il governo, come del resto ha sempre fatto questa famiglia, e proprio nel momento in cui l’azienda aveva aumentato il proprio fatturato del 15%. Ha capito che adesso bisogna rimettersi al tavolo da disegno e investire in nuovi mezzi. Vuol fare la guerra alla Russia, ma non con i suoi soldi, con i nostri. Come Trump del resto.
