Quando il mito monarchico si incrina e il privato diventa materia politica

Jimmy Savile e Re Carlo III

«Diana, Carlo ed Epstein: vizi di una famiglia irreale»

Dai file Epstein alla tragedia di Diana: come nascono le narrazioni che divorano le famiglie simbolo del potere

Il Simplicissimus

L’esplosione dei cosiddetti file Epstein ha aperto una frattura profonda nell’immaginario contemporaneo: ciò che per anni è rimasto confinato nel sottosuolo del potere affiora improvvisamente, generando connessioni, sospetti, mappe mentali nuove. Come accade sempre in questi casi, realtà opache e fatti mai del tutto chiariti vengono reinterpretati alla luce di rivelazioni parziali, ambigue, spesso disturbanti. Non tutte le tesi reggono alla prova dei fatti, ma alcune sollevano interrogativi che resistono al tempo. È in questo clima che tornano a essere riletti episodi simbolici come la morte della principessa Diana e, prima ancora, il fallimento del suo matrimonio con l’allora principe Carlo. Un’unione nata come favola pubblica e naufragata tra infedeltà, pressioni familiari e un sistema monarchico incapace di tollerare deviazioni dall’immagine ufficiale. Il risultato è il ritratto di una “famiglia irreale”: non irreale perché finta, ma perché costruita come icona, separata dall’esperienza comune eppure attraversata dagli stessi vizi, fragilità e zone d’ombra. In questo spazio ambiguo tra potere, sesso, segreto e rappresentazione, la storia privata diventa materiale politico e la verità — o ciò che le somiglia — smette di essere consolatoria. (N.R.)


Una cosa è certa: i file Epstein hanno scatenato un inferno. Dopo che il vaso di Pandora è stato rotto l’immaginazione galoppa senza briglie dai riti satanici a ogni tipo di esoterismo e di certo non si può dire che manchi il materiale – ed è un terribile materiale – per unire puntini che fino ad ora apparivano orfani. Accade sempre quando una realtà prima nascosta nel sottosuolo del potere, esplode in superficie come un fiotto di petrolio o un geyser che di certo non possiamo considerare candido: eventi poco spiegabili in precedenza vengono interpretati alla luce delle nuove scoperte creando nuove mappe mentali. Ovviamente non sempre le tesi sono plausibili, ma alle volte offrono spunti interessanti. Per esempio sulla morte della principessa Diana, o meglio sui motivi che l’avevano spinta a divorziare dall’allora principe del Galles e oggi Carlo III. Si è parlato a lungo delle ragioni della rottura di un’unione che era cominciata in carrozza, ma che poi era naufragata nelle infedeltà del rampollo reale e nelle pressioni della sua famiglia.

Si direbbe una banalissima vicenda ed è proprio per questo che è stata tanto seguita spingendo milioni di casalinghe di Voghera a sentirsi principesse reali, se non altro come vittime di tristi storie, ma adesso si vanno a percorrere altre piste, specie dopo l’arresto e il disconoscimento del principe Andrea che situano il caso Epstein nei dintorni della famiglia reale inglese. Più che nei dintorni, proprio dentro il cuore nero di una monarchia sopravvissuta a se stessa. C’è adesso chi pensa che i dissidi tra Diana, Carlo e la Corte, riguardassero proprio le orribili cose in cui erano invischiati alcuni membri dei Windsor e che la principessa avrebbe appreso con un certo raccapriccio. Del resto la famiglia reale inglese era piuttosto singolare: un secolo fa si è cambiata il nome rinnegando quello originario, Sassonia – Coburgo – Gotha, derivato dal marito della regina Vittoria, per secondare i sentimenti antitedeschi del popolo inglese. La cosa però avvenne non all’inizio della Grande Guerra, ma solo nel 1917, quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, salvando l’Intesa da una probabile sconfitta nel momento in cui la Russia era uscita dal conflitto: prima evidentemente erano pronti a gestire qualsiasi evenienza. Al tempo, è curioso, ma non insignificante rivelarlo, gli inni inglese e tedesco erano uguali, anche se con parole diverse: God save the Queen, Heil dir im Siegerkranz.

Diciamo insomma che l’opportunismo è proprio di famiglia. Ma torniamo alla vicenda Diana, perché qualcuno pensa che siano stati proprio i vizi assurdi e assai poco regali dei Windsor a dividere la coppia principesca? Perché Carlo era amico – intimo di potrebbe dire – di Jimmy Savile, un DJ e un notissimo personaggio mediatico che lavorava per la Bbc. Appena dopo la sua morte, avvenuta nel 2011, si scoprì improvvisamente che era stato un pervertito a cui è stato imputato lo stupro di centinaia di bambini. Il fatto che tutto questo sia saltato fuori a pochi giorni dalla sua scomparsa fa pensare che i media britannici sapessero già tutto, ma che abbiano taciuto proprio per coprire la famiglia reale. Questo Savile avrebbe incontrato il futuro re Carlo negli anni ’70, in occasione di eventi di beneficenza, ma ben presto divenne frequentatore assiduo della famiglia reale, fungendo da consulente su numerosi argomenti. Secondo Diana, Carlo all’epoca considerava Savile un mentore. E tuttavia lo stesso Savile disse di aver conosciuto la famiglia reale britannica da molto più tempo, dagli anni ’60, grazie a Lord Louis Mountbatten, ex governatore della Birmania e noto pedofilo con una predilezione per i bambini. Il DJ però non era soltanto un consumatore, ma anche un fornitore di “materia prima” come dice suo nipote ricordando le feste che dava e nelle quali metteva a disposizione bambine e bambini tratti spesso dagli orfanotrofi.

Insomma, con Epstein o senza Epstein si trattava di un sistema ben oliato, in cui il miliardario sionista si è introdotto per sfruttare la diffusa depravazione delle élite a favore di Israele. Poi da questo coinvolgimento della famiglia reale, alcuni arrivano persino a Jack lo squartatore, ma insomma, al di là delle chiacchiere, è perfettamente plausibile che i vizietti dei Windsor siano stati all’origine della frattura tra Diana e Carlo e di certo ci sarà qualcuno che collegherà a tutto questo anche la morte della principessa.

Redazione

 

 

 

 

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