Un parroco “progressista” invita i parrocchiani a non fare il Presepe

DISCUSSI (E DISCUTIBILI) PRESEPI


Dunque, un parroco, dai forti connotati “progressisti”, non fa il Presepe in chiesa. E invita i parrocchiani a non farlo. Motivazione: non offendere i credenti di altre religioni. Che, per inciso, mai si sognerebbero di sentirsi offesi dalla grotta, dal bue, dall’asinello… Ma, si sa, il multiculturalismo è una droga che, assunta a dosi troppo forti, spappola il cervello. O quanto ne resta.

Un altro parroco, non nuovo a colpi di genio di questo tipo. Infatti, nel passato, aveva messo la Sacra Famiglia con la mascherina. Probabilmente confondendo i decreti di Speranza, con quelli della Speranza virtù teologale…

Quest’anno, però, si è superato. Due Madonne intorno alla culla. E nessun San Giuseppe. Tanto ci pensa lo Spirito Santo, che, evidentemente, per questo (non) buon pretonzolo è antesignano della fecondazione assistita.

A seconda della sensibilità, o della fede, ci sarebbe da ridere o indignarsi.

A me, queste storie mettono solo tristezza. E non per il declino della Chiesa Cattolica, iniziato da lungo tempo, e ormai arrivato al capolinea, con un clero che sembra avere il senso del sacro di un Rotary Club di provincia. Ad esser buoni.

Ciò che mi rende triste è la considerazione di come il Presepe abbia completamente perduto, ormai, il suo significato. Un processo non nuovo. Perché quando i maestri di San Gregorio degli Armeni, gli artisti della tradizione presepistica napoletana hanno cominciato a inserirvi statuine di Totò, Maradona, Tonino Di Pietro… insomma, personaggi che con la tradizione non c’azzeccavano (citazione d’obbligo) un beneamato tubo… beh, era già il segno di una… perdita di coscienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Già… perché il Presepe non può essere allestito a… beh, diciamo caso. Per non scadere di tono.

Gli ambienti, i personaggi, persino gli animali non sono sostituibili a piacere. Ci sono, naturalmente, delle varianti. E le regole non sono un letto di Procuste. Ma, le regole, ci sono. E devono essere rispettate. Altrimenti si destituisce il Presepe di qualsiasi significato. Lo si riduce ad un gioco infantile. O meglio per adulti con regressione infantile.

Prendiamo la grotta… può essere una capanna, una mangiatoia… ma deve evocare la profondità. Il mistero della nascita di un Dio, dagli abissi della Notte. Il nuovo Sole.

Certo, potete inserire la Sacra Famiglia fra le rovine di un tempio classico. È il Presepe dei Gesuiti. Ed ha ben altro significato. Il trionfo del Cristianesimo sul mondo pagano… che ci volete fare? I discendenti di Ignazio hanno una testa tutta particolare…

Ma il Bambino non può nascere in una stazione di benzina sul raccordo anulare. E neppure in un attico di Manhattan. Non può. Non avrebbe… senso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E a scaldarlo ci devono essere il bue, che richiama la tradizione mitriaca. Il Dio Sole che domina e ammansisce le potenze oscure della terra.

E l’asino. Che, in oriente, è simbolo di regalità. Lo cavalcavano i Re Sacri e i Sommi Sacerdoti durate i riti.

Non possono venire sostituiti da un calorifero. E neppure da una stufa a legna. Sarebbe più dispendioso (tra l’altro) e Giuseppe non nuotava certo nell’oro…

Le pecore sono pecore. Ci può essere qualche capretta, e anche un gatto ai piedi del Bambino. C’è una, bellissima, leggenda al proposito.

In un angolo ci può essere un porcile. Con dei maiali. Anche qui il dominio sulle forze della terra, visto che i maiali sono, tradizionalmente, dono degli Dei degli inferi…

Ma, per quanto simpatico e in via d’estinzione, non potete inserire un Panda. E neppure un ornitorinco.

E i Re Magi arrivano con cammelli e/o dromedari. Non su auto elettriche o monopattini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E poi i pastori sono pastori. Possono avere abiti di fogge diverse. La tradizione italiana, dal nord al sud, privilegia un abbigliamento che rievoca il Seicento.

Quello che è certo è che non possono essere in doppiopetto. Non sono manager o avvocati. E neppure vestiti come dei maranza…

I Pastori richiamano l’iniziazione propria dei riti mitriaci, assorbiti nel Cristianesimo delle origini. E gli agnelli sono simbolo sacrificale. Con tutto ciò che questo comporta…

I preti, questi preti moderni, dovrebbero tornare sui banchi di scuola. Delle scuole di una volta, però. Non di queste supine alla cultura woke. Dove cultura è una aporia logica…

E dovrebbero leggersi almeno una volta i Vangeli della Natività… in una buona traduzione.

Dubito infatti che abbiamo ancora una qualche nozione del latino… a partire dai vertici, ormai.

Andrea Marcigliano
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

 

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