Energia, guerra e nuovi equilibri globali

«E la Russia prende il largo»
L’impennata del petrolio rilancia le entrate di Mosca e mostra come le crisi internazionali stiano ridisegnando la geografia del potere economico.
Il Simplicissimus
Mentre il conflitto in Medio Oriente destabilizza i mercati energetici globali, la Russia consolida la propria posizione finanziaria grazie all’aumento del prezzo del greggio. I dati del Ministero delle Finanze russo mostrano un’impennata delle entrate derivanti da petrolio e gas, alimentata dal rialzo del petrolio degli Urali e dalla crescente tensione internazionale. Il saggio analizza come le sanzioni occidentali non abbiano prodotto gli effetti sperati e come Mosca, sfruttando la centralità strategica delle materie prime energetiche, stia trasformando le crisi geopolitiche in opportunità di rafforzamento economico. Sullo sfondo emerge una questione più ampia: il progressivo spostamento dell’asse economico mondiale verso un ordine multipolare nel quale il controllo delle risorse energetiche continua a determinare forza politica, autonomia strategica e capacità di resistenza. (N.R.)
Secondo i dati pubblicati dal Ministero delle Finanze della Federazione russa, le entrate del bilancio derivanti dal petrolio e dal gas sono aumentate di 239 miliardi di rubli, pari a quasi il 40%, ad aprile rispetto a marzo. L’incremento è dovuto al prezzo del petrolio greggio degli Urali, che a marzo ha raggiunto i 77 dollari al barile e oggi vola sui 95. Si tratta del primo aumento mensile delle entrate petrolifere e del gas, trainato dal conflitto in Medio Oriente, iniziato a fine febbraio. Ad aprile, le entrate fiscali del bilancio federale derivanti dalla produzione e dalla vendita di petrolio e gas sono ammontate in totale a 855,6 miliardi di rubli, una cifra che sfiora i 12 miliardi dollari, E per maggio sono previste entrate pari a mille miliardi, di sole entrate fiscali.
Il paragone rublo – dollaro è tuttavia ingannevole perché con questa cifra la Russia può fare molto, ma molto di più rispetto agli Usa. Siccome esiste una guerra in corso tra Nato e Mosca, il paragone in termini militari è probabilmente il più immediato: la metà della cifra incassata ad Aprile, vale a dire circa 410 miliardi di rubli, può bastare per 23 sommergibili della classe Yasen M (vedi foto di apertura), studiata per poter operare con i missili Zircon, contro i due di classe Virginia (una generazione indietro) che potrebbero essere realizzati in Usa; oppure per 23 fregate dalla classe Super-Gorshkov, che possono caricare tutti i loro 64 lanciamissili verticali con ogni tipo di arma ipersonica e sono in grado di affondare con una sola salva l’intera Marine Nationale francese che dispone della più ampia flotta tra i Paesi europei. Con la stessa cifra gli Usa si possono dotare appena cinque cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke: che costano circa 2,2 miliardi di dollari e solo aggiornare i vascelli più vecchi di questa classe, se ne vanno dai 400 ai 500 milioni. Forse bisognerebbe organizzare in viaggio guidato da Kaliningrad a Vlasdivostok per i volenterosi europei o per quella gentaglia dell’amministrazione americana che si ostina a considerare la Russia una potenza di secondo piano, per far capire loro perché la Russia è una società industriale ad alto reddito come del resto asserito dalla stessa Banca Mondiale.
Certo bisognerebbe far accompagnare questi burattini da un numero altrettanto grande di psichiatri in maniera che superino le dissonanze cognitive da cui sono affetti in maniera grave, anche se è difficile che diventino più pazzo di quanto non siano ora.
