Cronaca del grottesco nell’epoca della disinformazione

«E ora piovono rane»

Dal Novichok alle rane amazzoniche: quando la propaganda smette di convincere e inizia a far sorridere

Il Simplicissimus

Il caso Navalny, così come è stato raccontato e rimaneggiato negli anni, finisce per assumere i tratti di una parabola grottesca della comunicazione occidentale. Prima il Novichok, arma letale assoluta che avrebbe dovuto uccidere al primo contatto e che invece lascia il presunto bersaglio miracolosamente vivo; poi, quando la narrazione si inceppa, l’improvvisa comparsa di una tossina esotica estratta dalla pelle di una rana sudamericana, degna più di un fumetto d’avventura che di un’indagine credibile. In questo slittamento continuo, la verità non viene cercata ma sostituita, adattata, resa sempre più spettacolare pur di restare in piedi. Il racconto si trasforma così in un esercizio di immaginazione politica, dove l’indignazione è prefabbricata e la coerenza non è più necessaria. Tra ironia, ricordi d’infanzia e smascheramento delle narrazioni ufficiali, il pezzo riflette su come la propaganda, quando perde il contatto con la realtà, finisca inevitabilmente per far piovere… rane. (N.R.)


Devo cospargermi il capo di cenere per aver trascurato l’incredibile storia, fabbricata dai servizi occidentali, sul presunto assassinio di Navalny, il cosiddetto oppositore di Putin, morto nel 2024 in circostanze definite sospette mentre si recava in Germania per cure mediche. Due anni fa si era detto che era stato avvelenato col Novichok, un’arma risalente all’epoca sovietica e così terribile che una sola goccia sulla pelle era capace di uccidere, poi dal momento che la cosa non reggeva, visto che già in precedenza Putin era stato accusato di aver voluto assassinare il suo rivale con questo veleno, ma Navalny era bellamente sopravvissuto, si è tirata fuori la storia della tossina che si trova sulla pelle di una rana sudamericana. La sostanza chimica naturale, nota come epibatidina, era quella che gli indigeni usavano per avvelenare le piccole frecce che tiravano con la cerbottana. Una cosa che si fissava nell’immaginario dei bambini di tanto tempo fa e che mi gratificava visto che a 7 – 8 anni ero un ottimo tiratore con la cerbottana.

Non averne parlato è stato un errore sotto ogni punto di vista, per diverse ragioni, la prima delle quali è nata dalla convinzione che a questo sgangherato copione da film di serie B non avrebbe potuto dar credito nemmeno l’ultimo idiota della Terra, ma evidentemente non bisogna mai dimenticare che le vie della stupidità sono infinite. Al contrario questa cosa così esotica della rana, colpisce l’attenzione e mira a innescare una rappresentazione stereotipata e massificata del leader russo come un cattivo alla Goldfinger. E guarda caso per scoprire la presenza di questa molecola nel corpo di Navalny ci sono voluti due anni, il tempo esatto per poter annunciare la scoperta alla cosiddetta Conferenza per la sicurezza di Monaco. Cosa abbastanza incomprensibile perché l’epibatidina è una sostanza molto ben conosciuta – al contrario di quanto hanno detto i giornaloni, secondo il cui illuminato parere a pagamento, era una sostanza in mano solo ai russi – studiata da parecchio tempo in moltissimi laboratori nella speranza di poterla usare come sostituito degli oppioidi. Per giunta è molto stabile e facilmente rintracciabile con le tecniche standard della tossicologia clinica e forense. Ma si vede che le “indagini” promosse da Gran Bretagna, Francia, Germania, Paesi Bassi e Svezia non disponevano di questi strumenti: perché mai perdere tempo quando una balla qualsiasi, o meglio studiata dagli spin doctor, funziona molto meglio?

Ma tutta questa storia non sta davvero in piedi, principalmente perché Navalny era solo una narrazione per le opinioni pubbliche occidentali: l’uomo era un suprematista fascisteggiante, cocainomane estremo e con grandi problemi di salute, truffatore incallito – tanto che aveva persino raggirato una nota azienda del lusso francese – è stato lanciato e foraggiato con milioni di dollari dalla Ong americana Endowment for Democracy, a sua volta ufficialmente finanziata dal Congresso Usa (alla faccia del non governativo), ma in realtà non era nessuno. L’80 per cento dei russi nemmeno sapeva della sua esistenza: il massimo che aveva ottenuto in elezioni politiche è stato lo 0,5 per cento, anche se è arrivato a un sontuoso 2 per cento in qualche elezione amministrativa locale e solo grazie alla fascinazione dei biglietti verdi. Insomma era un oppositore solo per l’informazione occidentale ed era pure finito tra le sbarre per frode, truffe riguardanti il mercato azionario, oltraggio alla Corte, attività estremistiche e appropriazione indebita. Putin, dunque, non aveva alcun interesse a far fuori Navalny, anzi un personaggio così politicamente inesistente e decisamente imbarazzante, palesemente compromesso con il potere occidentale, gli faceva gioco, soprattutto dopo l’inizio dell’operazione speciale in Ucraina (Paese nativo di Navalny). E poi anche se fosse impazzito e avesse voluto sbarazzarsi di lui, certamente lo avrebbe fatto fuori mentre era in cella, magari col metodo Epstein, e non certo mentre era in viaggio per la Germania in maniera che tutti lo sapessero. Altro che procurarsi la tossina della rana o se è per questo ricorrere al Novichock, la sceneggiatura proprio non regge. E anzi è possibile, se non probabile, che proprio gli occidentali temessero una fuga di Navalny in Germania e per evitare che le opinioni pubbliche vedessero da vicino chi era davvero l’anti Putin, abbiano deciso di eliminare il problema alla radice.

Un’altra ragione per cui non parlare di questa squallida commedia è stato un errore è il fatto che l’aver rispolverato con nuove e ancor più incredibili rivelazioni, una storia completamente assurda, è un segnale che i servizi occidentali hanno difficoltà ad individuare un nuovo candidato da lanciare come leader dell’opposizione, sia pure solo narrativamente e così tentano di sfruttare anche le vecchie storie. Ovviamente in Russia di oppositori ce ne sono e anche parecchi, ma evidentemente non più disposti ad essere i meri burattini di Londra e Washington, segnale inequivocabile della perdita di prestigio e di credibilità occidentale. Pare abbastanza chiaro: più aumenta la difficoltà più cresce il livello delle menzogne e delle invenzioni. Perciò piovono rane, proprio come nella celebre commedia di Aristofane in cui viene denunciato il declino di Atene. E soprattutto ci si arrampica sugli specchi per fomentare una guerra che è ormai l’ultima speranza di sopravvivenza del potere.

Redazione

 

 

 

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