Quando la scienza si fa dogma, il pensiero smette di vedere

ECCOLO!
di Lorenzo Merlo
Viviamo in un’epoca in cui la scienza è diventata dogma, e molti — senza accorgersene — l’hanno trasformata nell’unico metro con cui giudicare la realtà. In ECCOLO!, Lorenzo Merlo affronta con lucidità e ironia questa degenerazione, distinguendo tra scienza (strumento utile per comprendere il mondo) e scientismo (l’uso ideologico e assoluto della scienza, che pretende di escludere ogni altro tipo di conoscenza). Il pezzo prende le mosse da un commento ricevuto dall’autore, che diventa l’emblema di un atteggiamento diffuso: la convinzione che ciò che non può essere dimostrato scientificamente sia inutile, falso o “ciarlataneria”. Merlo smonta questa posizione, mostrando come ridurre il sapere al solo dato misurabile significhi impoverire la vita e chiudere ogni spazio alla contemplazione, all’esperienza spirituale e alla ricerca interiore. on un linguaggio denso ma ricco di immagini vivide, Merlo ci invita a riconoscere che esistono verità che non si lasciano catturare da formule o numeri, ma che sono fondamentali per restare umani. Se il progresso viene inteso solo come sviluppo tecnologico, intelligenza artificiale e digitalizzazione, rischiamo di perdere la profondità che rende la vita degna di essere vissuta. Un testo prezioso per chi vuole fermarsi a riflettere e non accetta di vivere sul “razzo dello scientismo” senza vedere cosa accade intorno. Una lettura che, con coraggio, restituisce dignità alla complessità del reale. (Nota Redazionale)
Motivazione editoriale
Abbiamo scelto di semplificare il testo di Lorenzo Merlo per renderlo accessibile a lettori non specialisti e non abituati al linguaggio filosofico o tecnico, mantenendo intatto lo spirito critico e l’invito a riscoprire un pensiero libero, capace di integrare la scienza senza renderla un idolo. Al termine, riportiamo il testo originale affinché chi desidera possa leggerlo nella sua forma completa e densa.
✍️ Versione semplificata per lettori non specialisti

Viviamo in un’epoca in cui la scienza viene spesso considerata l’unico modo valido per conoscere la realtà. Ma la scienza, dice Merlo, non è il problema: il problema è quando diventa scientismo, cioè quando le persone smettono di considerare altre forme di conoscenza come l’arte, la spiritualità, la meditazione o la sensibilità personale, pensando che solo ciò che è scientificamente provato abbia valore.
In questo pezzo, Merlo risponde a chi lo ha criticato accusandolo di sostenere idee “ciarlatane”. Dimostra che chi si arrocca dietro il dogma scientifico spesso non riesce nemmeno a dialogare, perché non riesce a concepire che esistano modi diversi di vedere la realtà. Il sapere, se usato con arroganza, diventa una religione chiusa e intollerante, capace solo di giudicare e non di capire.
Merlo sottolinea che la scienza è utile e preziosa, ma non può spiegare tutto. Esistono verità che non possono essere misurate con strumenti o dimostrate con formule, ma che sono altrettanto importanti per vivere bene. È questa apertura che manca a chi considera la scienza come un dogma, confondendo la tecnica con il progresso umano.
Con un linguaggio ironico, Merlo ci invita a rallentare e a vedere che il mondo non è solo dati e algoritmi: è anche emozione, intuizione, silenzio, ascolto. Perché se riduciamo tutto a numeri e teorie, rischiamo di cancellare la bellezza, la libertà e la profondità dell’esistenza.
Testo originale di Lorenzo Merlo
Articolo intollerante nei confronti di un mondo espresso in un commento – emblema di un popolo intero e di una cultura pervasiva – inconsapevole di tutto tranne di quello che ha imparato sui sussidiari e nei master.
Eccolo, è lo scientista! Basta niente che si pesca da solo.
Preso dal suo mondo, non riesce a fermarsi e neanche a rallentare per il momento necessario ad accorgersi che la velocità cancella il mondo, lo restringe al punto di fuga, unica mira. In groppa al missile del sapere, getta giudizi verso tutto ciò che gli sfila a fianco.
In questo articolo, come in diversi altri, avevo fatto cenno ai limiti della cosiddetta conoscenza scientifica. Avevo fatto presente che ci sono verità che se ne ridono del metodo scientifico. Avevo anche scritto che il problema non è relativo alla scienza, ma agli scientisti, ovvero a coloro che oltre la scienza non vedono conoscenza.
Niente! Non c’è stato niente da fare, lo scientista non ce la fa a concepire null’altro che la propria verità, ma meglio chiamarla dottrina o dogma.
Accecato da se stesso, per dimostrare il valore della devozione incorruttibile nei confronti del solo modello di conoscenza di cui dispone, non arriva ad altro che contrapporlo a ciò che neppure conosce, se non costringendolo entro la scatola degli scarti. Luogo immondo dove nasconde e getta tutto ciò che il suo povero vocabolario costringe entro un solo titolo: ciarlatanesimo.
Riportando prima parte del testo dell’articolo del mio articolo (A), facendolo seguire da un intermezzo proto-sarcastico-derisorio (B) e concludendo con farina del suo sacco (C), ecco l’esaustivo intervento scientista a sostegno della sola conoscenza cui è costretto a credere. Peccato che la contrapposizione tra sapere scientifico e conoscenza estetica, contemplativa, meditativa, energetica, non solo non era presente nel pezzo, ma nemmeno nel suo autore.
Ecco il suo commento:
A
“Affidarsi alla narrazione logico-razionalistica del cognitivismo – una specie di sinonimo di affidarsi alla narrazione logico-razionalisica della scienza – è scientismo. In quanto ogni alternativa è classificata dalla narrazione stessa nella sua categoria ciarlatanesimo. Ne viene che ciò che non rientra nel suo autoreferenziale canone scientifico, non esiste, non contiene verità, certamente lo si può tralasciare.”
B
Perché ho la sensazione – nota bene: sensazione, emozione a-razionale, sentimento, non certezza, prova o giudizio – perché, dicevo, ho la sensazione che questa frase possa essere riscritta esattamente speculare da quelli che vengono chiamati provocatoriamente scientisti (più rispettoso e probabilmente reale sarebbe forse razionalisti) contro i ciarlatani?
C
Provo.
“Affidarsi alla narrazione emotivo-supernaturalistica-extasensoria del cognitivismo – una specie di sinonimo di affidarsi alla narrazione dell’energia cosmica immateriale e omnipervasiva, della conoscenza come convinzione personale autogenerata – è irrazionalismo cognitivo. In quanto ogni alternativa è classificata dalla narrazione stessa nella sua categoria: lo scientismo. Ne viene che ciò che non rientra nel suo autoreferenziale canone di verità conoscibili solo dal proprio io interiore per illuminazione, meditazione o fede, non esiste, non contiene verità, certamente lo si può tralasciare.”
Infine, ecco anche il colpo di fioretto come chiosa. Nient’altro che una narrazione dell’universo che, in sella al razzo dello scientismo, non gli appare.
“Con il fortissimo pericolo del santonismo, genialmente rappresentato da ‘Quelo’”
È in questa aulica reazione – di cui mai si vergognerà, dalla quale mai prenderà le distanze – il sommo, magno potere in mano alla cultura scientista, ai saperi meccanicistici, analitici, settoriali creduti conoscenza. Un sapere creduto superiore che, non a caso, fa concepire la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale sinonimo di progresso.
Lorenzo Merlo