Povera Giorgia. Non le pareva vero di camminare mano nella mano con il padrone statunitense

ED ORA GLI ANGLOAMERICANI SCOPRONO

CHE IL MONDO SE NE FREGA DEL G7


Povera Giorgia. Non le pareva vero di camminare mano nella mano con il padrone statunitense, di abbracciarsi e baciarsi con l’amica Ursula, di decidere le sorti di spedire armi al suo eroe Zelensky a spese dei contribuenti italiani che non hanno salari e pensioni adeguati all’inflazione. Partecipa da protagonista al G7 per decidere le sorti del mondo e poi le arriva il Financial Times a spiegarle che il resto del mondo se ne frega di ciò che ordina il G7. E ci si mette pure l’Economist. Non fosse ormai una sostenitrice dell’Anpi avrebbe ripreso gli slogan contro la “perfida Albione” e le sarebbe scappata persino una maledizione contro gli inglesi.

Joe Biden & Giorgia Meloni con uno sguardo amoroso languido e leale da: “non ti tradirò mai”

Ma deve farsene una ragione, lady Garbatella. Pronta a cancellare gli accordi con la Cina, per compiacere Biden. Proprio mentre gli economisti e gli imprenditori yankee invitano il petomane di Washington a fare marcia indietro nella guerra contro Pechino. Perché si stanno accorgendo che il mondo atlantista si è ristretto, come per un lavaggio sbagliato. E senza il mercato cinese vengono meno 900 milioni di consumatori in grado di garantire uno sbocco ai prodotti nordamericani. Dopo essersi giocati i russi, gli iraniani ed un numero crescente di consumatori non solo nei Paesi sanzionati ma anche in tutti quelli che hanno scelto nuovi partner commerciali.

Ovviamente i grandi amici statunitensi se ne fregano completamente delle conseguenze per le colonie europee. Così, paradossalmente, l’Italia per mero servilismo rischia di perdere tutti i vantaggi che sarebbero derivati dall’essere l’unico Paese europeo ad aver siglato l’accordo per una mega collaborazione con Pechino.(1) (Nel memorandum erano inclusi 29 accordi, dieci fra aziende private italiane e cinesi e 19 istituzionali, dal valore complessivo di 7 miliardi di euro. f.d.b.)

E mentre negli Usa scattano le pressioni affinché si cancelli il progetto di disaccoppiamento delle economie di Washington e Pechino, i maggiordomi europei ed italiani in particolare si lanciano in minacce e ricatti nei confronti della Cina. Nel frattempo, la Germania di Scholz entra in recessione tecnica e non è certo un bel segnale per le tante aziende italiane che esportano proprio in Germania. E la Francia di Macron non vive giorni felici. Ma la NATO vuole meno burro e più cannoni, più poveri in Italia e più carri armati per Zelensky. In cambio lady Garbatella potrà camminare tenendo per mano anche Stoltenberg.

Augusto Grandi

 

 

 

 

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