L’effetto Flynn e il Grande Reset. In fila come nel film Metropolis di Fritz Lang. Oggi ci rubano le parole, la conoscenza, rimuovono progressivamente le nostre capacità intellettuali: effetto Flynn al contrario “il Grande Reset”

Metropolis è un film muto del 1927 diretto da Fritz Lang, considerato il suo capolavoro.

 

Ritratto di Charles Maurice de Talleyrand Périgord di François Gérard, 1808

L’era delle masse è la vittoria della barbarie. È il tempo del signorino viziato, che vive come se la civiltà, secolare sforzo titanico, fosse per sempre, che valuta se stesso “come tutto il mondo, e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri”. Scriveva José Ortega y Gasset: “la massa travolge tutto ciò che è singolare, differente, individuale, qualificato e selezionato. Chi non sia come tutto il mondo, chi non pensi come tutto il mondo, corre il rischio di essere eliminato. (…) Tutto il mondo era normalmente l’unità complessa di masse e minoranze discrepanti, speciali. Adesso tutto il mondo è soltanto la massa”. Il brutale, ma apparente imperio delle masse, tuttavia, non è che la suprema astuzia del potere.  Ortega fa notare che il potere, in ogni tempo, ha bisogno di consenso, senza il quale il suo destino è incerto ed effimero. Non si comanda a lungo con la sola brutalità, la paura e la forza. Talleyrand(1), archetipo del potere, il ministro che attraversò indenne l’Ancien Régime, la Rivoluzione e la tempesta bonapartista, disse una volta a Napoleone, novello imperatore: “con le baionette, sire, si può far tutto, tranne una cosa, sedervisi sopra”.

Chi esercita il dominio lo sa, così come gli è noto che il popolo ama essere ingannato e che la massa non decide nulla e, anche quando crede di agire, in realtà è agita. Essa odia la libertà – che è distinzione, raziocinio – e vuol credere di avere potere in quanto ha un’opinione. Opina su tutto, con tanto maggiore accanimento da quando l’hanno convinta di possedere dei diritti. Negli ultimi due secoli e mezzo, aristocrazie ed oligarchie dominanti dovettero effettivamente riconoscere – non senza aspre lotte – alcuni diritti alle masse. Lo imponeva l’enorme aumento della popolazione – che in Occidente si è arrestato da due generazioni – ma soprattutto il nuovo assetto di una civiltà in piena rivoluzione industriale(T.P.I.), bisognosa di grandi masse per le sue imprese economiche e belliche.

Senza le parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è impossibile

A questa massa si doveva pur concedere il diritto di voto, se veniva chiamata alle armi per morire in guerra. Lo sforzo tecnico e scientifico di società che aumentavano vertiginosamente i loro mezzi materiali si sosteneva su milioni di persone qualificate, più istruite delle generazioni precedenti. Operaio, tecnico, soldato, professionista al servizio di un ordine sociale in ascesa: occorreva più cultura e un margine ragionevole di libertà. In quel mondo, non solo l’istruzione e la cultura si diffondevano, ma saliva anche l’intelligenza media della popolazione. Lo dimostrò uno studioso neozelandese, James R. Flynn(2), che teorizzò l’aumento del quoziente intellettivo medio della popolazione. Il fenomeno, detto effetto Flynn, fu analizzato in un saggio del 1987. Sulla base dello studio comparato di indagini effettuate sui bambini a partire dal 1947, venne dimostrato che nei paesi più sviluppati il quoziente di intelligenza (pur con tutte le cautele sul valore del relativo test) era aumentato di almeno 8 punti nel periodo esaminato.

La tendenza si sta rapidamente invertendo, tanto che oggi si parla di effetto Flynn capovolto: nei paesi occidentali il Q.I. diminuisce di mezzo punto annuo dal 2000. Insomma, stiamo diventando più sciocchi. È l’effetto della civiltà dell’immagine, basata sulla superficialità, sull’accumulo indifferenziato di informazioni, sullo specialismo che ci rende esperti in un minuscolo ambito della conoscenza e ignoranti in tutto il resto. È anche l’esito dell’affidarsi agli apparati artificiali per compiere qualsiasi operazione intellettuale e assumere ogni decisione, disattivando intere aree del cervello. La terza e ora la quarta rivoluzione industriale, basata sulla tecnologia informatica e sulla robotizzazione, non hanno bisogno di ingenti masse umane, né di intelligenze speculative. Il potere preferisce un’istruzione tecnica fatta di saperi strumentali, meccanici.

James R. Flynn

L’effetto Flynn capovolto, o del perché diventiamo sempre più stupidi, anno dopo anno

È gradita un’umanità che non ponga e non si ponga domande: bastano masse addestrate all’uso dei dispositivi informatici, dalla mente binaria (aperto/chiuso, sì-no) come gli apparati tecnici. Il pensiero critico, il dubbio fecondo non interessano. La cultura è riservata alle minoranze destinate al comando. Il presente si basa prevalentemente sull’immagine, il flash, il flusso di informazioni che si disperdono per sovraccarico e delle quali devono essere trattenute solo quelle “utili” al sistema del consumo. Conta solo ciò che può essere fatto valere immediatamente sul mercato o che serve per utilizzare gli apparecchi informatici, non più propaggini dell’essere umano, ma guide, maestri, tutor la cui mancanza produce un drammatico cortocircuito.

La manipolazione mentale

le masse devono credere di possedere potere, diritti, persino capacità di direzione, ma la realtà è opposta

L’uso compulsivo di computer, calcolatrici, smartphone diminuisce la capacità di calcolo, concentrazione, ragionamento, inibisce l’esercizio della memoria, porta della conoscenza. Di qui proviene l’impoverimento del linguaggio. Non si tratta solo della diminuzione della conoscenza lessicale, un vocabolario di massa ridotto a poche parole, ma della perdita della capacità di elaborazione linguistica che permette di formulare un pensiero complesso. Di qui anche la progressiva scomparsa di tempi e modi verbali, che dà luogo a un pensiero quasi sempre declinato al presente, incapace di proiettarsi nel tempo. Il signorino soddisfatto – e imbarbarito – pensa, parla e si comporta sempre e solo al presente: un’altra scoperta di Ortega. Senza le parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è impossibile.

I regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole. Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c’è pensiero senza parole. Il potere è apolide, ma ha una sede, gli Stati Uniti, la cui mentalità vive di riduzionismo, semplificazione, fastidio per i concetti. Dagli Usa viene la spinta a semplificare l’ortografia, abolire i generi, i tempi, le sfumature, la complessità, ovvero a impoverire la mente umana. È una scelta strategica: le masse devono credere di possedere potere, diritti, persino capacità di direzione, ma la realtà è opposta. Sono espropriate delle parole, allontanate dalla cultura – il pensiero meditante – riempite di “diritti” privi di senso, quasi tutti nella sfera pulsionale, orientati alla perdita di responsabilità a vantaggio della comodità. Eterodirette, manipolate, credono tutto ciò che viene fatto loro credere, ma – ecco l’immensa differenza rispetto ad altri tempi – convinte di pensare ed agire in autonomia. Si muovono come masse persuase di esercitare la libertà individuale: un successo impressionante del potere.   

Giorgio Agamben filosofo e accademico italiano 

L’uso esagerato delle risorse naturali del pianeta, la sovrappopolazione, l’evidenza che il meccanismo di accumulazione e consumo non può durare all’infinito, hanno cambiato in profondità l’agenda delle oligarchie. Non possono più permettersi la libertà di pensiero, l’esistenza di dissidenti e oppositori. Il modello tecno totalitario e dirigista cinese è vincente e le élite occidentali conoscono la storia e la geopolitica. Tutto deve cambiare in gran fretta. Giorgio Agamben, il più lucido analista dei fulminei mutamenti al tempo del virus, ha scritto che il globalismo è un singolare ircocervo: capitalismo nella variante comunista. Privatizzazione oligarchica, potere piramidale, uniti in un regime politico totalitario che “unirà in sé l’aspetto più disumano del capitalismo con quello più atroce del comunismo statalista, coniugando l’estrema alienazione dei rapporti fra gli uomini con un controllo sociale senza precedenti.

Un ircocervo del XIX secolo, The Trusty Servant (il servo fedele)

Capitalismo comunista Giorgio Agamben

Il regime si fa proibizionista, autoritario, l’aria è diventata irrespirabile per popoli – quelli europei – cresciuti e vissuti nel clima della libertà, del dubbio fecondo, del dibattito.  Il nuovo ordine mondiale non è poi così nuovo. È un sistema di dominio la cui differenza con il passato è quantitativa, il possesso di mezzi infinitamente più potenti. La teoria parla

Grande Reset

di una società globalizzata diretta da una élite che agisce nell’ombra, un governo planetario autocratico, invisibile e onnipresente. In realtà, non hanno più bisogno di nascondersi: dichiarano apertamente il loro programma, tanto la maggioranza non è in grado di comprenderne la portata, non diciamo di organizzare la resistenza. Da quando siamo intrappolati nel Covid-19 – nella sua narrazione terrorizzante e terroristica – si parla di Grande Reset(T.P.I.), un’operazione volta a cambiare in profondità l’economia, la vita e le abitudini della popolazione. Gran parte del sistema di comunicazione e della politica finge di considerarla una teoria complottista di paranoici e – possedendo tutti i mezzi- riesce a nascondere la realtà. Eppure, chi comanda ha parlato chiarissimo.

Singapore è molto lontana dalle cime innevate delle Alpi svizzere

Il Foro Economico Mondiale ha annunciato, in conseguenza della “crisi sanitaria mondiale” un incontro a Davos per gennaio del 2021Il Covid costringe il forum di Davos a trasferirsi a Singapore. Si terrà dal 13 al 16 maggio con un tema preciso all’ordine del giorno: il grande reset. Giova ripetere che il “partito di Davos” è formato da alcune migliaia di miliardari, finanzieri, imprenditori di punta, e di “teste pensanti” politiche e culturali al loro servizio. Il comunicato che annuncia il convegno è firmato dal Principe Carlo d’Inghilterra (è servito chi pensa che le famiglie reali non contino più nulla) e dal direttore del WEF, Karl Schwab(L.C.), autore di un libro il cui titolo è Il Grande Reset. Il sottotitolo è “da ogni crisi, si presenta un’opportunità”. Perfetto programma oligarchico massonico: Ordo ab chao, il (nuovo) ordine sorge dal caos, ossia dalla sofferenza di miliardi di persone.

Il Grande Reset. La Grande Risistemazione.

Riportiamo di seguito alcune delle affermazioni contenute nel libro di Schwab. Il Covid è una delle pandemie meno mortali che il mondo abbia conosciuto in duemila anni. Il Covid offre l’occasione di introdurre cambiamenti sociali senza precedenti. Molte cose cambieranno per tutti ed emergerà un mondo nuovo. Molti chiedono quando le cose torneranno alla normalità. La risposta è breve: mai. Diventeremo più efficienti nella gestione dei nostri geni e di quelli dei nostri figli. Potranno essere introdotti all’interno del corpo umano delle particelle “intelligenti”, computer dotati di antenne, tutto più minuscolo di un granello di sabbia. L’attraversamento dei confini nazionali comporterà una scansione dettagliata del cervello per valutare il rischio di sicurezza che pone il viaggiatore. Molto probabilmente verranno impiantati nel nostro cervello e nel nostro corpo dei dispositivi esterni. Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale permettono di nuove forme di monitoraggio e nuovi meccanismi di controllo. Il lavoro degli avvocati, dei medici, dei giornalisti o dei bibliotecari sarà senza dubbio parzialmente o totalmente automatizzato. L’avvenire ci sfiderà a comprendere il significato di essere umano.

Vasto programma. L’agenda è quella del transumanesimo, ovvero il superamento dell’antiquata creatura umana, ibridata con la macchina, il cui controllo è saldamente nelle mani dell’oligarchia e dei suoi tecnocrati. Lorsignori hanno deciso per tutti. Unico intoppo, il rinvio del forum – il contagio potrebbe cogliere anche gli Illuminati nell’inverno svizzero – a maggio del prossimo anno, non a Davos, ma nell’ipersicura Singapore, perla del dispotismo asiatico. Nessun governo ombra: il sicuro incedere del nuovo ordine mondiale, i cui disvalori ad uso del popolo sono il consumo, l’incultura, le passioni basse e triviali.

1984. Orwell- distopia tra memoria e linguaggio

Nuovo Ordine Mondiale si è disfatto dell’illusione democratica ad uso delle masse e ha preso il controllo diretto delle nostre vite 

Trascendenza, conoscenza e spiritualità sono bandite in un pianeta in cui tutto è equivalente – quindi irrilevante, tranne il dominio dei padroni universali – le vecchie nazioni muoiono, sostituite da megacorporazioni tecno economiche con diritto di vita e di morte. Un mondo distopico abitato da una massa acritica, credulona, aliena dalla realtà, immersa in paradisi artificiali audiovisivi e chimici, in cui l’uomo è un codice numerico senza importanza, un ente destinato a produrre, consumare ed essere gettato via. La sottomissione della popolazione non avviene più esclusivamente con l’uso della forza e neppure con la progressiva castrazione mentale e spirituale. L’anno in corso ha dimostrato un salto di qualità. Il potere è diventato definitivamente biopotere, imperio e sorveglianza sui corpi e la vita.

Le masse tornano al loro ruolo primigenio di materiale inerte, plastico, indagato da Elias Canetti in Massa e potere(L.C.). La finzione della democrazia e dello Stato di diritto è stata oltrepassata, nell’anno del virus. Terrore più controllo della comunicazione più l’aperta dimostrazione di potenza coattiva. Ci stanno impartendo una dura lezione, il cui nocciolo è che il Nuovo Ordine Mondiale si è disfatto dell’illusione democratica ad uso delle masse e ha preso il controllo diretto delle nostre vite. Sappiamo chi comanda e, attraverso il dispiegamento degli uomini armati (le “forze dell’ordine”) conosciamo le conseguenze della dissidenza. I diritti costituzionali sono sospesi, le proteste vietate, guardate con odio dalla massa impaurita; la censura dilaga.

Invocheranno il reato di odio per chi dirà male del potere, degli esperti e del sistema. A stretto rigore, hanno ragione: ogni dissenso contiene un’avversione dichiarata. Basta chiamarla odio e iscriverla nel diritto penale. Il gioco è fatto, beninteso dopo un lungo, capillare lavorio di domesticazione dell’opinione. Per chi non ci sta, non solo è pronto un potente dispositivo repressivo, ma è operante l’odio della folla: la legge di Lynch(3), l’unica che un popolo ridotto a massa conosce. Linciaggio da parte della massa: ecco che cosa attende i residui oppositori e chiunque si ostini a ragionare.

Editti continui, in Italia contraddittori e talvolta ridicoli, regolano gli aspetti più elementari della nostra vita. Ci impongono dove e se possiamo andare, chi possiamo incontrare, per quanto tempo e così via. La reazione? Nulla, o minima. Qualche giorno fa, in una “zona gialla”, relativamente libera dai divieti, un giovanottone africano in giacca e cravatta misurava la temperatura di chiunque entrasse in un supermercato. Solo chi scrive è tornato sui suoi passi. Lo intuì Michel Foucault: un mondo gestito come una prigione, un universo in cui siamo trattati, anzi gestiti, come detenuti. Sorvegliare e punire, nascita della prigione(L.C.), è il profetico titolo del saggio di Foucault sul biopotere. Nulla di accidentale, tanto meno la risposta “responsabile” a un’emergenza inattesa, ma una “guerra lampo” dell’oligarchia contro il popolo, la cui ricreazione – vera o presunta – è finita.

Lavorano per ridurci a bambini balbettanti che chiedono la caramella da ottenere all’istante, poiché altro non riconoscono che i desideri. La transumana futura disumanità sarà pavloviana, ossia vivrà di impulsi eterodiretti, di istinti primari senza pensiero né spirito. Il Grande Reset ci considera greggi destinate, in forme diverse, al mattatoio, luogo cui ci avvieremo contenti, poiché la menzogna sarà costante, massiccia, martellante e suadente. Nessuno avrà più gli strumenti culturali, intellettuali e morali per discutere il potere. Basta oziose speculazioni sul bene e sul male – non “servono” alla vita animale – nessuna personalità individuale. Ciò che afferma ed impone “il piano di sopra” sarà sempre vero e certo, per quanto vada contro logica e verità.

Pensare crea problemi: meglio seguire il gregge. Sono e saranno implacabili con chi si oppone al sistema mondo diretto dalle grandi corporazioni, con il potere in mano a un pugno di onnipotenti sotto il cui tallone si muove a comando una massa senza principi e senza Dio. Non è poi così nuovo, l’ordine che ci impongono: ha “soltanto” più mezzi che nel passato. Credevamo di avere voce in capitolo, attraverso il voto e le procedure dell’intangibile democrazia. Tutto finito, residui di un passato in cui il potere doveva almeno mostrare una certa dissimulazione, ostentare rispetto per la gente. Hanno comprovato, nell’anno terribile al tramonto, che la massa è inerte. Non reagisce, non si oppone: paura più manipolazione continuata. Crediamo ciò che ci viene fatto credere, il cervello ha disattivato i sensori del dubbio, perfino della vecchia, sana diffidenza popolare.

Globish, 1500 parole per capirsi

La passività ci vede con la testa china in fila indiana come nel film Metropolis di Fritz Lang. La pandemia è di pensiero e sottomissione volontaria. In queste settimane chi passeggia per strada nascosto dietro la mascherina d’ordinanza, osserva code dappertutto, caratterizzate da silenzio spettrale e da una mansuetudine che fa rabbrividire. Davanti agli uffici postali, sconcerta la fila per ottenere un codice che permetterà di richiedere spiccioli di rimborso statale a chi paga i suoi conti con mezzi elettronici. L’operazione ha la sua brava parola in globish(4), l’inglese elementare: si chiama cashback, ma l’intento – un altro successo sconvolgente – è convincerci ad abbandonare il denaro contante, ossia a dipendere dalle macchine e dalle carte. Tutto nelle mani di lorsignori il denaro guadagnato con il nostro sudore.

Trattato del Ribelle di Juenger “Passare al bosco” contro il conformismo la manipolazione organizzata.

Cadono le braccia e viene voglia di “passare al bosco” come il Ribelle di Juenger. Il Nuovo Ordine non è nuovo né ordine, caotico perché iniquo, perché si sostiene sulla stirpe di Caino che uccide il fratello, di Satana che si leva contro il Signore, di Faust che viene a patti con Mefistofele. È lo specchio che riflette il nostro aspetto deforme, i vizi che il potere conosce, sfrutta e stuzzica per dominarci più a fondo. Abbiamo il libero arbitrio, ma lo usiamo per scegliere il peggio. I signori del Grande Reset non hanno altro merito che di conoscerci a fondo. Nessuna cospirazione, nessun complotto. Solo la luciferina capacità di farci accettare la servitù volontaria. Aveva ragione Etienne De la Boétie(L.C.): il tiranno mantiene il potere perché i sudditi glielo concedono. La libertà originaria, naturale è abbandonata volontariamente, corrotta dall’abitudine di chi preferisce la servitù alla difficile condizione di uomo libero.

Scrisse Dario Fo che il padrone conosce mille parole e l’operaio trecento: per questo è il padrone. È uno squarcio di verità, che spiega l’impegno dei potenti a tenerci nell’ignoranza e nella minorità. Se alziamo la testa, ci rubano le parole, la conoscenza, rimuovono progressivamente le nostre capacità intellettuali: effetto Flynn al contrario, il Grande Reset.

 Roberto Pecchioli

Note:

  • (1) Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, I principe di Benevento (Parigi, 2 febbraio 1754 – Parigi, 17 maggio 1838), è stato un vescovo cattolico, politico e diplomatico francese appartenente al casato dei Talleyrand-Périgord. Talleyrand è considerato tra i maggiori esponenti del camaleontismo. Servì la monarchia di Luigi XVI, poi la Rivoluzione francese nelle sue varie fasi, l’impero di Napoleone Bonaparte e poi di nuovo la monarchia, questa volta quella di Luigi XVIII, fratello e successore del primo monarca servito. Persona di grande intelligenza politica e anticipatore dei suoi tempi, dimostrò di saper vedere nel futuro molto più lontano di quanto sapessero fare i suoi contemporanei. Nel corso della sua lunga carriera gli vennero affibbiati diversi soprannomi, tra cui i più noti furono “Il diavolo zoppo“, “Il camaleonte” e “Lo stregone della diplomazia“. Fu, con Metternich, il “regista” del congresso di Vienna. «Voglio che per secoli si continui a discutere di quello che sono stato, di quello che ho pensato, di quello che ho voluto.»(Talleyrand)
  • (2) James Robert Flynn (Washington, 28 aprile 1934 – Dunedin, 11 dicembre 2020[1]) è stato uno psicologo e accademico statunitense naturalizzato neozelandese, noto per le sue pubblicazioni sull’intelligenza umana e sull’aumento nel tempo di punteggi del quoziente intellettivo in tutto il mondo, fenomeno che è stato definito come effetto Flynn. L’effetto Flynn, a cui deve la notorietà, è il soggetto di una monografia a più autori pubblicata dall’American Psychological Association nel 1998. Esso consiste nell’aumento nel valore del quoziente intellettivo medio della popolazione nel corso degli anni. L’effetto è stato da lui rilevato in svariati paesi: per questo, è stato da lui ritenuto come indipendente dalla cultura di appartenenza. Notò che il quoziente intellettivo fosse aumentato in modo progressivo, con una crescita media di circa 3 punti per ogni decennio. La popolazione statunitense, ad esempio, ha guadagnato più di 13 punti dal 1938 al 1984.
  • (3) Charles Lynch (Chestnut Hill, 1736 – Contea di Pittsylvania, 29 ottobre 1796) è stato un ufficiale statunitense, del tempo della guerra d’indipendenza (1776-1783), combattuta dagli USA contro l’Inghilterra. Ricordato per la sua Legge di Lynch (linciaggio). Charles viveva nella contea di Bedford, luogo pieno di neri che protestavano per il loro pessimo e indignitoso trattamento e lontano da ogni tribunale; Lynch allora venne chiamato dalla comunità latifondista bianca per prendere personali decisioni contro ogni delitto. Su questo comportamento si pronunciò l’Assemblea Generale del Virginia: definì questi procedimenti “illegali ma giustificabili”; da allora il suo nome è diventato sinonimo di esecuzione sommaria o “linciaggio”.
  • (4) Globish, termine nato dalla fusione delle parole “globe” (globo) e “english” (inglese), il globish, traducibile in italiano come globese (global + english, inglese globale), è una versione semplificata dell’inglese che si prefigge di usare solo i termini e le frasi più comuni e semplici della lingua. Esiste un dizionario globish ideato dal francese Jean-Paul Nerrière, che ne ha tratto un marchio e ne detiene i diritti. L’ideatore, Nerriere, è un ex dipendente della IBM, che ha concepito questa sorta di inglese “leggero” che la gente di tutto il mondo dovrebbe capire più facilmente di quello esteso. Infatti, molti conoscono un inglese molto semplificato, spesso definito “globish”. Nerriere ha avuto questa idea quando si trovava a un congresso assieme a altri colleghi di tutto il mondo che tra loro comunicavano col globish: quando si sono presentati i due americani che dovevano tenere la conferenza (parlanti madrelingua) gli altri hanno capito semplicemente i loro nomi e per tutto il resto non sono riusciti ad intendersi. Nerriere ha quindi deciso di scrivere un dizionario di sole 1.500 parole per far imparare un inglese basico ed essenziale al fine di far comprendere ai meno esperti anche i discorsi dei madrelingua.
Fonte

 

Libri Citati

 

  • La quarta rivoluzione industriale
  • Klaus Schwab
  • Editore: Franco Angeli
  • Collana: Tracce. I nuovi passaggi della contempor.
  • Anno edizione: 2016
  • In commercio dal: 28 ottobre 2016
  • Tipo: Libro universitario
  • Pagine: 216 p.
  • EAN: 97888917430  Acquista. € 25,00

Descrizione

Supercomputer portatili e disponibili ovunque. Robot intelligenti. Veicoli autonomi. Aumento delle capacità cerebrali grazie alla neuro-tecnologia. Scrittura del codice genetico. Le innovazioni frutto di scoperte e ricerche scientifiche permeano già le nostre vite e sono al centro della vita pubblica. Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, è convinto che siamo tuttavia solo all’inizio di una trasformazione che modificherà radicalmente il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo. Una trasformazione che Schwab non esita a definire “quarta rivoluzione industriale”. Le rivoluzioni industriali hanno in passato permesso all’uomo di non dover più dipendere dalla propria forza e da quella degli animali, rendendo possibile la produzione di massa e dotando milioni di persone di competenze digitali. La quarta rivoluzione industriale sarà invece caratterizzata dalla presenza di nuove tecnologie che, combinando sfera fisica, digitale e biologica, genereranno conseguenze in tutte le discipline e in tutti i settori economici e produttivi, arrivando a mettere in discussione persino il significato di “essere umano”. I cambiamenti e le trasformazioni di questa nuova rivoluzione industriale produrranno grandi opportunità, ma anche, inevitabilmente, enormi rischi: l’incapacità di adattamento delle organizzazioni; le difficoltà da parte delle istituzioni ad adottare e regolamentare le nuove tecnologie; le criticità in termini di sicurezza generate da nuovi poteri; il possibile aumento delle diseguaglianze; la frammentazione della società. Schwab esamina e discute le principali conseguenze che la quarta rivoluzione avrà su governi, aziende, società civile e singoli individui, avanzando proposte per contenerne gli effetti negativi. L’analisi dell’autore si fonda sulla convinzione che la quarta rivoluzione industriale possa essere gestita nella misura in cui si svilupperanno forme di collaborazione capaci di superare i confini geografici e le delimitazioni settoriali e disciplinari.

 

  • Massa e potere
  • Elias Canetti
  • Traduttore: F. Jesi
  • Editore: Adelphi
  • Formato: EPUB con DRM
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 1,44 MB
  • Pagine della versione a stampa: 615 p.
  • EAN: 9788845979293  Acquista. € 16,99

Descrizione

Nel 1922, a Francoforte, lo studente diciassettenne Elias Canetti si trovò ad assistere a una manifestazione contro l’assassinio di Rathenau. Quel giorno egli sentì che la massa esercita un’attrazione enigmatica, qualcosa di paragonabile al fenomeno della gravitazione. Nel 1927, a Vienna, compiva un ulteriore passo: l’esperienza di essere nella massa, partecipando al grande corteo del 15 luglio, quando fu incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia sparò: novanta morti. Nelle sue memorie Canetti scriverà, a proposito della massa: «È un enigma che mi ha perseguitato per tutta la parte migliore della mia vita e, seppure sono arrivato a qualcosa, l’enigma nondimeno è restato tale». Il «qualcosa» a cui qui si allude è “Massa e potere”, che apparve nel 1960, dopo trentotto anni di elaborazione. Già questi elementi, queste date fanno capire quale immensa energia, concentrazione, furia si sia depositata in queste pagine. Alla lunghissima genesi dell’opera corrisponde l’estrema singolarità della sua forma. Qui non ci viene semplicemente offerta una nuova teoria da allineare alle tante già esistenti su queste due parole ossessive: massa, potere. Profondamente avverso alla coazione a spiegare, che opprime la nostra cultura, Canetti è qui riuscito nell’impresa di pensare con il massimo della precisione, ma tenendosi sempre «al margine del mondo dei concetti». Questo libro, che si presenta come una severa trattazione scientifica, è ben più di un racconto frastagliato e sanguinoso: è un vasto mito costellato di tanti altri miti, spesso dissepolti con passione da libri dimenticati nell’oscurità delle biblioteche. Prima di diventare una vistosa caratteristica delle società moderne, la massa è stata, la massa continua ad essere molte altre cose. Per avvicinarci a capirla, bisogna innanzitutto ricordare – come dice un antico testo ebraico – «che non esiste spazio vuoto fra cielo e terra, bensì tutto è pieno di schiere e moltitudini». La massa è qualcosa di esterno, ma può essere anche interna; è visibile, ma può essere anche invisibile; può uccidere, ma attrae. Massa è in primo luogo quella sterminata dei morti. Massa è il fuoco, il grano, la foresta, la pioggia, la sabbia, il vento, il mare, il denaro. Massa è la «scena psichica» dello schizofrenico. La massa, infine, non può esistere se non come contrappeso, cosmica ’paredra’, di un’altra soverchiante entità: il potere. Alla proliferazione della massa deve rispondere la tenebrosa solitudine del potente. Genghiz khan e il presidente Schreber, il sultano di Delhi e Filippo Maria Visconti spiccano nel loro molteplice delirio sul fondo di masse di sudditi, cadaveri, allucinazioni. Con l’asciuttezza vibrante di un annalista cinese, Canetti ha saldato in un tutto questa immane storia che vive in ciascuno di noi, che è iscritta nei nostri gesti elementari: afferrare, fuggire, spiare, ingoiare. La muta dei cacciatori paleolitici convive e si intreccia per sempre con i dimostranti che incendiano il Palazzo di Giustizia, con il rogo della biblioteca di Kien in “Auto da fé”. Alla fine riconosciamo come dallo sluagh-ghairm, il grido di battaglia dei morti negli Highlands scozzesi, discenda e si espanda in tutto il mondo un’altra parola: lo slogan.

 

  • Sorvegliare e punire. Nascita della prigione
  • Michel Foucault
  • Traduttore: A. Tarchetti
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili. Saggi
  • Anno edizione: 2014
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 11 febbraio 2014
  • Pagine: 340 p.
  • EAN: 9788806219468  Acquista € 12,35

Descrizione

“Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze si era sviluppato nel corso dei secoli classici: la disciplina.”

 

  • Discorso sulla servitù volontaria
  • Etienne de La Boëtie
  • Curatore: E. Donaggio
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica. I classici
  • Anno edizione: 2014
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 26 febbraio 2014
  • Pagine: 125 p., Brossura
  • EAN: 9788807900822  Acquista. € 8,08

Descrizione

Talismano dei disobbedienti, manifesto segreto di ogni libertario: il “Discorso della servitù volontaria” è un capolavoro clandestino che non perdona. Intrattabile e senza fissa dimora dal giorno in cui vide la luce, contiene la resa dei conti di un giovane e di un nobile, Étienne de La Boétie incarna entrambe le qualità, con le passioni collettive più enigmatiche da decifrare: la paura della libertà e l’ansia della dipendenza. L’oppressione si regge infatti anche sulla connivenza delle vittime, uomini che amano le proprie catene più di se stessi.

 

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