Filosofia, società e paradossi della stupidità

«Elogio involontario del cretino»
Perché la società contemporanea sembra premiare chi parla senza dubitare.
Redazione Inchiostronero
Ci sono parole che la buona educazione contemporanea invita a non pronunciare. Una di queste è cretino. È considerata offensiva, sbrigativa, quasi volgare. Eppure esistono momenti in cui il lessico dell’eufemismo non basta più. Per descrivere certi comportamenti, certe ostinate certezze, certe devastanti sicurezze, la parola cretino conserva una precisione che molti sinonimi hanno perduto.
Non è un caso che due scrittori come Fruttero e Lucentini abbiano scelto proprio questo termine per intitolare uno dei loro libri più fortunati, La prevalenza del cretino. Non era un semplice esercizio umoristico. Dietro quell’ironia si nascondeva un’osservazione tanto amara quanto lucida: il cretino non rappresenta un’eccezione della società, ma una presenza costante, capace di insinuarsi negli uffici, nella politica, nella cultura, nelle relazioni quotidiane. Più ancora, esso tende a prevalere, non necessariamente perché sia più numeroso, ma perché la sua azione è spesso più rumorosa e visibile.
Molti anni prima, lo scrittore Pier Angelo Soldini aveva formulato un’osservazione destinata a diventare ancora più attuale:
«La stupidità è sempre esistita. Ma non è mai stata presa tanto sul serio come oggi.»
È una frase che colpisce per la sua apparente semplicità. La stupidità non nasce con il nostro tempo. Appartiene alla storia dell’uomo come l’intelligenza, la generosità o la violenza. La novità consiste nel prestigio che essa sembra aver conquistato. Oggi non soltanto viene tollerata, ma viene spesso esibita con orgoglio, trasformata in autenticità, spontaneità, persino in segno di indipendenza.
Viviamo in un’epoca in cui l’opinione personale pretende frequentemente di sostituire lo studio, l’approfondimento e la competenza. La frase
«Io la penso così»
sembra aver acquisito lo stesso valore di anni di ricerca. Non importa più se un’affermazione sia fondata o meno: basta che venga pronunciata con sufficiente convinzione.
In questo scenario le riflessioni dell’economista Carlo Cipolla acquistano una sorprendente forza esplicativa. Nel suo celebre saggio Le leggi fondamentali della stupidità umana, egli osserva:

È probabilmente una delle definizioni più efficaci mai formulate. Cipolla non identifica lo stupido con l’ignorante. L’ignoranza può essere colmata. Lo stupido, invece, possiede una caratteristica molto più insidiosa: produce conseguenze dannose senza alcuna razionalità, spesso contro il proprio stesso interesse.
Lo stesso autore aggiunge un’altra osservazione di straordinaria importanza.

È proprio questa inconsapevolezza a renderlo pericoloso. Chi dubita delle proprie convinzioni è disposto ad ascoltare. Chi è certo di possedere sempre la verità non avverte invece alcuna necessità di verificare i fatti.
La storia insegna che i grandi errori collettivi non nascono quasi mai dalla malvagità di pochi, ma dall’adesione acritica di molti. Il conformismo ha provocato danni infinitamente superiori a quelli prodotti dai singoli criminali. L’uomo smette di interrogarsi, rinuncia al dubbio e trova conforto nell’opinione dominante. È allora che la stupidità cessa di essere un limite individuale e diventa un fenomeno sociale.
Il nostro tempo ha aggiunto un elemento nuovo. Mai come oggi ogni individuo dispone della possibilità di raggiungere migliaia o milioni di persone in pochi minuti. La tecnologia, di per sé neutrale, ha moltiplicato enormemente la velocità di diffusione delle idee, senza distinguere tra quelle fondate e quelle infondate. La menzogna, la semplificazione e la superficialità viaggiano con la stessa rapidità della conoscenza.
Il risultato è un curioso paradosso. Non abbiamo mai avuto accesso a una quantità così vasta di informazioni e, nello stesso tempo, non è mai stato tanto difficile distinguere ciò che merita attenzione da ciò che è semplice rumore.
In questo contesto il cretino gode di un vantaggio competitivo. Non è frenato dal dubbio. Non perde tempo a verificare le fonti. Non modifica facilmente le proprie convinzioni. La sicurezza assoluta esercita infatti un fascino che la prudenza raramente possiede. Chi afferma «forse» viene percepito come incerto; chi proclama «è sicuramente così» appare, agli occhi di molti, autorevole.
Eppure la storia della cultura insegna l’esatto contrario. Il dubbio rappresenta la condizione della conoscenza. La filosofia nasce proprio quando qualcuno decide di mettere in discussione ciò che tutti ritengono ovvio. Ogni autentico progresso intellettuale prende avvio da una domanda, non da una certezza.
Forse è proprio questo il tratto che distingue l’intelligenza dalla stupidità. L’intelligenza convive con il limite, riconosce ciò che ancora ignora, accetta la possibilità dell’errore. La stupidità, invece, ama le risposte definitive. Diffida della complessità. Preferisce gli slogan ai ragionamenti, le appartenenze alle argomentazioni, le certezze alla fatica del pensiero.
Per questo la prevalenza del cretino non dovrebbe essere interpretata come una semplice battuta letteraria. È, piuttosto, una metafora della nostra epoca. Non perché i cretini siano improvvisamente aumentati. Su questo nessuno possiede dati attendibili. Piuttosto perché le condizioni culturali e tecnologiche consentono oggi alla stupidità di manifestarsi con una forza e una visibilità senza precedenti.
La vera domanda, allora, non è quanti siano i cretini. È un’altra, molto più scomoda: quanto siamo disposti, ciascuno di noi, a riconoscere il cretino che occasionalmente abita dentro di noi? Perché il primo antidoto alla stupidità non consiste nel denunciare quella degli altri, ma nel coltivare il dubbio sulla propria. È un esercizio difficile, spesso scomodo, ma indispensabile. E forse proprio per questo continua a essere il segno più autentico dell’intelligenza.

Consigli di lettura

Bibliografia essenziale
- La prevalenza del cretino, Mondadori, 1985.
- Allegro ma non troppo (contiene Le leggi fondamentali della stupidità umana), Il Mulino.
- Il giardino di Montaigne, 1975.
- Elogio della follia.
- Pensieri.
todomodo
12 Luglio 2026 a 11:18
è proprio vero! C’è gente che pretende “filosofare” dichiarando tranquillamente che “il tempo non è cambiato” ma non sa spiegare cosa sia il tempo!