Uno scandalo che non fa rumore

«Epstein, ovvero lo specchio del potere»
Quando l’indignazione selettiva protegge il potere
Il Simplicissimus
La vicenda Epstein è uno degli scandali più vasti e disturbanti della storia recente: non solo sfruttamento sessuale di minori, ma un sistema che chiama in causa sadismo, ricatto, complicità e silenzi istituzionali. Eppure, in Europa e in Italia, tutto questo scivola ai margini del discorso pubblico. Perché? Questo testo non si limita a denunciare i crimini, ma interroga il vuoto morale che li circonda: l’assenza di indignazione, il silenzio di chi solitamente grida allo scandalo, l’impossibilità di ridurre la questione a uno schema politico rassicurante. Epstein diventa così uno specchio crudele: riflette un’élite occidentale trasversale, consapevole, protetta, e un’opinione pubblica addestrata a indignarsi solo quando non rischia di vedere troppo da vicino il volto del potere. (N.R.)
Chissà come mai in Italia, ma in generale in Europa, la vicenda Epstein viene trattata in tono minore, benché sia uno scandalo di proporzioni impensabili in cui non c’è solo la più brutale mercificazione del sesso e la pedofilia, ma persino il sadismo e la tortura verso minori, che sono citati, anche se i video sono stati secretati. Così mi domando dove siano finiti quelli che battevano e ancora battono i tamburelli di un’effimera indignazione per un ragazzino costretto a tornare a piedi a casa da scuola, senza nemmeno darsi pena di comprendere il contesto in cui è avvenuto l’episodio e che adesso è stato innalzato agli altari di quel delirante carrozzone delle olimpiadi di Cortina. O dove sono quelle signore che chiedono l’ergastolo per un complimento un po’ audace? Tutte rigorosamente zitte. La risposta a questo interrogativo è semplice: nell’affaire è coinvolta tutta l’élite occidentale che così si mostra ignuda – ed è proprio il caso di dirlo – di fronte ai suoi sudditi. Ma all’interno di queste oligarchie non è possibile ciurlare nel manico, come avviene per i milieu politici, e inventarsi i buoni o i cattivi, i progressisti o i conservatori. Ci sono dentro tutti, non necessariamente come utilizzatori diretti dei servizi messi a disposizione da Epstein, ma in ogni caso come amici, sodali e, per la più parte dei casi, consapevoli delle attività di questo agente specialissimo del Mossad che è riuscito a compromettere una vasta fetta del potere occidentale.
C’è ovviamente, da parte dei giornaloni e dell’informazione mainstream che non possono glissare sulla vicenda, il tentativo di gettare la croce addosso a Trump che era uno stretto amico di Epstein anche se ancora non c’è nessuna prova di un suo diretto coinvolgimento nelle orgette dell’isola. L’immagine a sinistra (cliccarci sopra per ingrandirla) mostra un biglietto d’auguri mandato da Trump ad Epstein per il 50esimo compleanno di quest’ultimo. La figura femminile sembra certamente prepubere e il testo parla timidamente di qualcosa che hanno in comune, il che fa propendere per l’ipotesi che il futuro presidente fosse a conoscenza della pedofilia del personaggio. Ma siccome dentro questa fangosa palude ci sono anche gli Obama, i Clinton, i Bill Gates, la famiglia reale inglese, quella norvegese e un sacco di altri personaggi in vista, non è possibile premere troppo sull’acceleratore delle insinuazioni perché potrebbe rivolgersi contro le tesi di comodo. E allora, con il grottesco funambolismo della menzogna, si cerca addirittura di coinvolgere Putin come tessitore di queste vicende. Ma il presidente russo non c’entra proprio nulla con questo letame occidentale che ha una caratteristica e riconoscibile puzza di oligarchia del denaro: certo, da miliardario elevato dalla lobby sionista sul jet set, proprio per poter svolgere il suo lavoro di corruttore, Epstein incontrava molte persone di potere, ma questo ovviamente significa poco. Tanto che tra i file compare di straforo persino il nome di Salvini, citato in una conversazione politica tra Epstein e Steve Bannon, vicino a Trump durante la sua prima campagna elettorale e considerato personaggio dell’estrema destra.
Ma naturalmente questa è solo un’opinione strumentale e fuorviante, tipica dello squallido teatrino politico di questi anni: Bannon ha ottenuto un master in management ad Harward, università molto vicina ai democratici, è stato banchiere di investimento alla Goldmann Sachs, uno dei maggiori centri propulsori del globalismo, ha fatto il produttore cinematografico e ha anche fondato un centro di studi in difesa della terra e dell’ecologia ecologici: insomma è pienamente parte di quel plasmatico mondo delle oligarchie finanziarie e neoliberiste che sono di destra nella misura in cui possono essere anche di sinistra, laddove questi termini non corrispondono più a diverse visioni politiche e sociali, ma semplicemente a diverse strategie di potere.
Ad ogni modo se qualcuno pensa che la questione sia meramente morale o addirittura moralistica come a volte pare emergere dai giornaloni, si sbaglia di grosso. Una corruzione così vasta e pervasiva delle élite occidentali, che per essere descritta ha bisogno di milioni di file, va ben oltre la parola “scandalo”. È invece qualcosa di ormai così intrinseco e consustanziale alla governance del mondo cosiddetto moderno, da essere in grado di determinare le mosse geopolitiche, la pace come la guerra: non è immaginabile che la questione di Gaza e l’orribile genocidio in favore di telecamera, abbia potuto essere appoggiato, sostenuto militarmente e minimizzato in tutto l’Occidente, senza tenere conto dell’opera di compromissione per via sessuale di Epstein. Il personaggio stesso non lascia scampo ad altre ipotesi: era un razzista convinto, tanto che persone nere o asiatiche non sono mai state prese in considerazione per le sue imprese, era anche un suprematista ebraico, visto che si riferiva ai bianchi con lo spregiativo “goym” e sostenendo in numerose occasioni che “i goym esistono per servire il popolo di Israele”.
Tutto è in realtà molto chiaro nel suo disegno generale: creare un sistema di ricatto che permettesse alla lobby ebraica americana e a Israele di fare qualsiasi cosa: spingere gli Usa ad appoggiare Tel Aviv in ogni caso e aizzarli contro i nemici, come l’Iran ad esempio. Naturalmente questo non riguarda per niente le popolazioni, ma solo le oligarchie di comando, sia per quanto riguarda gli ebrei che i goym. Se non ci si mobilita contro questo potere marcio, la pedofilia sarà l’ultimo dei problemi.
