Tutti a ride de Putin… ma ce svestimo noi.

ER GIAPPONESE DER TALK SHOW
Combatte da solo, co’ la verità sur telecomando.
E mentre ce parla de vittoria… ce scivola l’ultima rata.
(Ispirata a “L’ultimo giapponese” de Travaglio)
Redazione Inchiostronero
Tra talk show, titoloni e supercazzole da studio, l’Europa ride dei “motorini russi” mentre spalanca i portafogli per le armi. Se la Russia è ridotta alle pezze, co’ le truppe sur mulo e l’armata de barboni… allora perché ce stamo a indebità fino alle mutande? E mentre er racconto de la vittoria cresce, chi perde — puntualmente — è sempre er popolo.

Ce racconteno ogni sera co’ voce da bollettino,
che l’armata russa combatte co’ ‘n motorino.
“So’ senza scarpe, senza razzi,
senza carri, senza scudi,
c’hanno solo un paio de muli
e li clochard co’ l’occhi nudi.”
Se je crede Fubini — vicedirettore, mica l’urtimo scemo —
so’ ridotti peggio der Circo Barnum, puro senza er remo.
Dice che i russi, poveretti, stanno a cavallo der disonore,
reclutano pe’ le retrovie li barboni pe’ dargli er cuore.
Che i tank li montano co’ pezzi de lavatrici,
e pe’ sparà usano tappi, mollette e supposte antiche.
Però, strano a dirsi, mica se ritirano…
anzi: se spostano, se allargano, se piazzano.
E allora perché l’Europa je manda altre armi,
se questi stanno messi co’ ‘e braghe senza lacci?
“È pe’ la pace” — je pare ovvio —
ma solo se ‘a pace la fai co’ la baionetta e lo sforzo.
E mentre ce dicono: “Kiev vince, je manca poco,”
ce ritroviamo co’ le pezze ar culo e l’elmetto in saldo al banco.
‘Na narrazione che pare na favola, ma senza morale,
co’ li buoni tutti boni e li cattivi col mulo che tira er canale.
Ma intanto chi scappa dalla leva nun è er russo ubriaco,
ma l’ucraino che se nasconde pe’ nun finì in qualche fosso.
E noi, che c’avemo i missili, i fondi, l’inflazione,
se semo convinti che se vince… co’ l’opinione.
E Pasquino, co’ la penna che puzza de trincea,
se guarda ‘sta guerra… co’ ‘na smorfia de platea:
“Er Giapponese nun stava su ‘n’isola dispersa,
stava su La7, co’ la giacca ben stirata e la testa immersa.
E mentre racconta de Putin col casco der gelataio,
noi ce svestimo… e je famo pure l’applauso, cor bravo.”

“Er fronte vero nun è a Sumy…
è tra ‘n telecomando e ‘na presa per i fondelli.”
🇮🇹 Per li forestieri – Traduzione ufficiale der Cencio
“Il giapponese del talk show”
(Ispirato a “L’ultimo giapponese” di Marco Travaglio)
Ce lo raccontano ogni sera, tra un talk e un applauso:
l’esercito russo è ormai ridotto all’osso — combatte con motorini, muli da soma, lavatrici smontate, bottiglie di vodka e soldati reclutati tra i senzatetto delle steppe.
Secondo Federico Fubini — vicedirettore del Corriere e paladino dell’antifake europeo — la Russia ha già perso.
Anzi, non può nemmeno più combattere.
Mancano mezzi, missili, calzini, soldati e razzi.
Le baionette? Le fanno con le dita.
I carri armati? Li guidano con joystick da PlayStation.
I chip? Li smontano dai tiralatte.
E per avanzare usano le ciabatte.
A questo punto, sorge una domanda semplice:
se la Russia è così messa male, perché noi — Europa, NATO e affini — continuiamo a spendere centinaia di miliardi per armarci come se stessimo aspettando Godzilla?
La risposta, ovviamente, non arriva.
Perché il racconto è più comodo della realtà.
Si dice che l’Ucraina sta vincendo,
anche se perde terreno, chiede truppe, scarseggia di missili e migliaia di giovani scappano dalla leva.
Si dice che i russi sono allo sbando,
ma intanto avanzano.
E noi, per stare “dalla parte giusta”,
ci troviamo con le tasche vuote, i bilanci a pezzi…
e pure i pantaloni sbottonati.
E così, tra telecronache da bar, servizi emozionali e propaganda mascherata da notizia,
il cittadino medio finisce per credere che la guerra sia solo una narrazione ben confezionata,
e che basti parlare di vittoria per vincere davvero.
Ma Pasquino lo sa. E lo scrive sul muro:
“L’ultimo giapponese non vive nella giungla, vive in TV —
col microfono al posto del fucilee la realtà tagliata in regia.”
Er Cencio de Campo de’ Fior