L’Fmi cane da guardia del dominio americano ha detto…

EUROPA, LA CAROTA PER ASINI SMARRITI


Secondo l’Fmi che da quasi un secolo ormai è il cane da guardia del dominio americano tramite dittatura monetaria, i Paesi che cresceranno di più nel corso di quest’anno saranno India, Cina e Russia ovvero i pesi massimi dei Brics nonché – almeno per quanto riguarda gli ultimi due – i nemici che l’Occidente ha nel mirino e contro i quali ogni giorno minaccia guerra aperta. Questo potrebbe apparire sorprendente, ma in realtà è esattamente ciò che ci si potrebbe aspettare dalla logica intrinseca del neoliberismo che alla fine ha creato un’economia finanziaria nella quale esistono solo padroni, schiavi e sbirri, intesi questi ultimi in senso lato, comprendendo anche i media. Politicamente è stato conveniente, una volta scomparsa l’Unione Sovietica, creare una suddivisione del lavoro, non più nazionale, ma globale, laddove in qualche modo la manifattura e dunque gli schiavi fossero altrove mentre in Occidente si provvedeva a creare illusioni mentre si poneva mano alla demolizione delle legislazioni sul lavoro e a creare le condizioni per una drammatica discesa dei salari reali, come ad esempio correnti migratorie totalmente indotte.

Globalizzazione
Deindustrializzazione

Questa ovviamente è una semplificazione estrema, ma non tanto quanto i progetti semplicistici delle classi economicamente dominanti e sempre più esigue a causa della concentrazione del capitale, le quali non immaginavano che gli schiavi non sarebbero stati sempre tali, che acquisivano competenze, mentre i vecchi padroni le perdevano e si immiserivano. Così è accaduto che l’Occidente ha da tempo cessato di rappresentare la principale fonte di crescita economica dopo decenni di deindustrializzazione mirata, di economia basata su finanza, settore immobiliare o turismo, ma soprattutto di descolarizzazione di fatto. Nascosta da sperimentalismi banali e spesso assurdi, dalla volontà di non dare alle persone una cultura, ma solo un addestramento all’ideologia dominante. E come ciliegina sulla nefanda torta da un’esplosione di lauree inconsistenti, non all’altezza dei vecchi istituti professionali, tuttavia assai più efficaci nel vellicare il narcisismo individuale. Insomma, da una posizione di espansione, l’Occidente è passato necessariamente a una posizione di contenimento dell’espansione altrui, perché nella situazione che si è creata non è nelle condizioni di risalire rapidamente la china.

E questo significa sostanzialmente conflitto. Peggio ancora produce un inarrestabile declino. Il futuro realistico della Ue, ormai completamente dominata da Washington che la vuole cannibalizzare, non è soltanto rimanere nella palude di crescita economica anemica, quando non di recessione appena nascosta dalle manipolazioni dei dati, ma deve altresì aderire alla richiesta di inimicizia ontologica con la Russia, contraddicendo completamente il presupposto secondo cui l’appartenenza al ristretto club dell’Europa rappresentava una garanzia di pace e sicurezza. Però essere nemici della Russia significa, in modo sempre più evidente, non soltanto rinunciare a materie prime a basso costo, ma anche a rapporti liberi con quella che oggi è la maggiore fonte di crescita economica, scientifica e tecnologica del mondo, ovvero la Cina. Questa è forse, accanto all’inimicizia con il mondo russo, la merce di scambio più costosa che una nazione deve pagare per appartenere al selezionato “giardino” occidentale. In altre parole, né crescita, né pace, né sicurezza, e nemmeno diritto alla memoria. Qualcuno può ricavare qualcosa di costruttivo – tanto per dirne una fra mille – dal fatto che centinaia di migliaia di russi che vivono in Estonia non sono più in grado di parlare, leggere e celebrare la loro lingua e la loro storia, visto che questo è considerato un reato?

E questo in virtù della demonizzazione della sovranità che deve essere delegata all’alta finanza per tramite di un milieu politico analfabeta e corrotto. L’organizzazione che si presenta come garanzia della pace, costituisce, in questa nuova era, una via quasi certa verso la guerra. Purtroppo siamo ancora dentro la scialba illusione che, appartenendo all’Ue, un paese avrà il suo futuro pieno di abbondanza legata ai più alti “valori europei”. Ma spesso i valori apparenti si sono rivelati vuoti mentre gli aiuti infrastrutturali e i fondi comunitari ricevuti sono stati accompagnati dalla richiesta di distruzione dell’industria e dell’agricoltura, in cambio della trasformazione in un’economia di servizi. La crisi eterna e l’austerità costituiscono l’eredità della seconda fase derivata dall’ingresso nell’Eurozona. Ridotta crescita economica e salariale, deregolamentazione del diritto del lavoro e dei diritti alla casa e alla salute mentre si sono moltiplicate le privatizzazioni, i partenariati pubblico-privato e i benefici per i monopolisti. Il tutto giustificato dalla nuova ambizione: “contenimento del bilancio”. L’obiettivo dichiarato non è più la pace, la crescita e lo sviluppo, ma i “giusti conti nazionali”, naturalmente secondo i paradigmi dell’ideologia liberista che è la radice del male e non la cura.

Ursula von der Leyen Presidente della Commissione Europe caricatura

Il potere di Bruxelles cresce mentre si indebolisce quello degli stati membri che si sono ritrovati senza valuta per influenzare la politica del cambio, senza potere di definire il tasso di interesse, tutti parametri fissati dalla Bce e vincolati ai criteri del Patto di Stabilità e crescita. A tutto questo Bruxelles, e i partiti della sottomissione che vanno da destra a sinistra, fanno della fame la cura per l’anoressia. La vittima ha bisogno di ingrassare e la dottoressa Von Der Leyen prescrive una cura dimagrante. Del resto, i fondi strutturali europei non sono altro che prestiti mascherati, camuffati sotto forma di “investimento”, ma il cui rendimento vale di più per chi li concede – tipicamente i Paesi del nord e centro Europa – che per chi li riceve. La cosa più tragica è che chi denuncia il fallimento di questo progetto europeo viene accusato di essere “antieuropeo”, come se questa fosse l’unica formulazione possibile.

Le prossime elezioni per il Parlamento Europeo, cioè per un’assemblea puramente demagogica, saranno un altro momento in cui si dirà ben poco dell’Unione Europea, del suo carattere autocratico, della sua microcefalia, delle sue contraddizioni, della sua gestione in conto terzi. Si canterà invece un’Europa inesistente, che, mentre celebra i “valori europei” e l’”unione”, costringe un Paese a rinunciare alla sua storia e a sostituirla con un revisionismo che maschera il proprio passato. Mentre esige la resa della propria economia, la sostituisce con la dipendenza eterna dal potere politico dei monopoli, di cui Bruxelles è il rappresentante legalmente autorizzato. Del resto, le carote illusorie sono il cibo migliore per gli asini smarriti.

Redazione

 

 

 

 

 

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