Un continente alla deriva tra illusioni di grandezza, guerre per procura e un passato che non insegna più nulla.

EUROPA SUL BINARIO MORTO DI CANFRANC

L’Europa d’oggi sembra una nuova Canfranc: un colosso di ambizioni costruito nel posto sbagliato, simbolo di una civiltà che continua a investire energie nel proprio declino.

Il Simplicissimus

Nel racconto della stazione di Canfranc, nata per unire e divenuta emblema dell’assurdo, si riflette la parabola dell’Unione Europea: una macchina burocratica lanciata su binari che non portano più da nessuna parte. Tra guerre per interposta persona, servitù economiche e crisi d’identità, l’Europa appare come un progetto grandioso rimasto senza scopo, come quella ferrovia dei Pirenei che finiva nel nulla. Canfranc non è soltanto una curiosità storica: è il monumento all’incoerenza di un continente che ha smarrito il proprio destino. (Nota redazionale)


Nel groviglio in cui viviamo e in cui ci ha messo il potere finanziario nella speranza di sopravvivere a se stesso grazie a una continua emergenza, l’Europa con la sua Unione sembra ormai dedita quasi esclusivamente alla guerra: castigata dagli amici di oltre Atlantico che ne vogliono succhiare il midollo industriale e armata solo di chiacchiere contro quello che ha deciso essere il nemico, riesce a compiere ogni giorno un passo falso, a sostenere un’assurdità, ad aggravare il proprio suicidio, In questo rassomiglia sempre di più a una gigantesca stazione di Canfranc. Probabilmente molti non sanno di cosa si tratti, ma questa enorme stazione ferroviaria che fu per parecchi anni la più grande d’Europa, contendendo a Lipsia questo record, riuscì ad essere un clamoroso esempio di incoerenza, di follia e di stupidità: se fosse stata progettata da bambini di 5 anni sarebbe riuscita meglio.

Dunque già negli amni precedenti la Prima guerra mondiale Francia e Spagna convennero sulla necessità di dotarsi di una nuova ferrovia che abbreviasse il tragitto fra le due capitali e incrementasse anche il traffico commerciale. Così fu progettata una nuova linea passante nel cuore dei Pirenei invece di evitarli scegliendo tragitti lungo il mare Mediterraneo da una parte e il Golfo di Biscaglia dall’altro. Dopo il conflitto mondiale che aveva temporaneamente fermato il progetto, furono spesi enormi quantità di denaro per gallerie, viadotti, nuove strade ferrate lunghe centinaia di chilometri per realizzare questo  sogno e al centro di questa strada ferrata tra Parigi e Madrid, nei pressi del confine tra i due Paesi, venne eretta la stazione di Canfranc a 1200 metri di quota,  dove finiva la linea francese e iniziava quella spagnola: si tratta di un edificio lungo oltre 250 metri, alto 3 piani, molto curato, con lussuose sale d’attesa, alloggi per il personale e persino un pretenzioso albergo. Inaugurato in grande stile nel 1928, alla presenza del presidente francese e del re di Spagna, fu immediatamente un gigantesco flop.

«Il Titanic dei Pirenei»- viaggio nella stazione fantasma di Canfranc

A cosa non avevano pensato tutti i progettisti e i fautori della nuova linea? Sembra incredibile, ma al fatto che le ferrovie francesi e spagnole avevano scartamenti diversi e dunque era necessario sia per i passeggeri, sia soprattutto per le merci di un trasbordo che vanificava tutta l’opera. Nessuno si era mai sognato di progettare uno scartamento unico, se non altro per questa linea. Oltre a ciò, le ferrovie francesi erano in via di elettrificazione, compresa questa nuova linea, mentre quelle spagnole si affidavano alle locomotive a vapore. Insomma un progetto di unione ferroviaria insensato fin dall’inizio, così come era stato pensato, che ricorda molto da vicino la Ue dadaista che ci ritroviamo e soprattutto l’adozione della stessa moneta per economie intrinsecamente diverse. Così non c’è affatto da stupirsi se il continente comincia a rassomigliare in modo inquietante al Titanic dei Pirenei come viene chiamato la stazione fantasma, nata con i migliori auspici, costruita come fosse una residenza reale, anzi vagamente rassomigliante al Louvre, ma ormai divenuta poco meno che un rudere con i muri scrostati, le porte consunte e sconnesse, i pavimenti invasi dalla fanghiglia. In una parola la metafora dell’inutilità che si staglia contro la linea delle montagne.

A dirla tutta se il fallimento fu totale sin dalle settimane successive all’inaugurazione, questa stazione e questa linea ritrovarono un po’ di vitalità durante la Seconda guerra mondiale quando proprio attraverso questi binari passavano treni carichi di titanio e di altri materiali segretamente inviati da Franco alla Germania in cambio di oro che veniva trasportato in senso inverso. Solo la guerra è stata capace di dare un senso a ciò che non ce l’aveva, alle cose nate male, ma che vengono buone quando inizia la grande mattanza. Forse è anche per questo che i poteri di Bruxelles, direttamente burattinati dalle oligarchie finanziarie, hanno scelto la guerra: è l’unico modo con cui un’unione fallimentare ed etero diretta può tentare di sopravvivere.

Redazione

 

 

 

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