Media, clima e costruzione dell’emergenza

Allarme clima e crisi globale

«Falsi allarmi per nascondere quelli veri»

Quando l’emergenza diventa narrazione.

Il Simplicissimus

Ogni epoca sceglie le proprie paure. Ma chi decide quali pericoli meritano attenzione e quali, invece, scivolano sullo sfondo? Partendo dall’ultima campagna mediatica sulle ondate di calore, questo articolo riflette sul ruolo dell’informazione nella costruzione dell’emergenza permanente, interrogandosi sul confine tra dati, narrazione e propaganda, mentre altre crisi politiche e internazionali continuano a svilupparsi lontano dai riflettori. (N.R.)


Un terribile pericolo ci sovrasta, un pericolo di morte, Perché?  Perché il caldo è “un assassino di massa”. Almeno, questo è ciò che ha affermato Der Spiegel la settimana scorsa, che, come tutti gli altri “media di qualità” europei, ha diffuso propaganda sul cambiamento climatico. Ancora una volta, a fare da apripista è stato l’Imperial College di Londra, famoso per le sue incredibili cifre elaborate durante la pandemia di coronavirus. Ora ha pubblicato un drammatico studio sul clima: sostiene che già nel 2003 si registrarono 70.000 morti legate al caldo, e che la situazione non potrà che peggiorare. Insomma ci sono tante vere brutte notizie, comprese quelle che riguardano la follia europea in Ucraina. Come detto, cifre alla mano, in un precedente post, le ondate di caldo non sono certo un’eccezione in estate, ma la loro mitizzazione è necessaria a sostenere l’idea del riscaldamento antropico incentrato sul bizzarro ideologismo della CO2, che è quella più funzionale non solo agli investimenti, ma anche alle nuove ingegnerie sociali.

Tuttavia in questo caso il livello di allarme deve essere tenuto ancora alto per distrarre le popolazioni dai veri pericoli. Uno è la chiara decisione della Russia di rispondere con attacchi sul territorio europeo alle azioni terroristiche della Nato. Purtroppo il livello cognitivo nel continente è così basso che si preferisce credere che ciò non accadrà mai, mentre ci si dedica a costruire amene fantasie sulla vittoria dell’Ucraina. Ma si moriamo pure di caldo, tanto di questo non si possono certo accusare le élite di comando. E poi c’è l’altra questione, quella iraniana e le sue conseguenze: nonostante il traballante memorandum d’intesa, giunto troppo tardi per evitare un buco negli approvvigionamenti, le navi cominciano a filtrare dallo stretto, sempre che ubbidiscano alle regole poste dall’Iran, ma qui non si tratta solo di petrolio, ma dei materiali che vengono ricavati  dal gas e dall’oro nero che stanno paurosamente  aumentando di prezzo: l’interruzione della produzione gassiera in Qatar, fa mancare un terzo dell’elio mondiale con aumenti di prezzo che sfiorano il 100 per cento. E ancora di più è aumentato lo zolfo, i cui prezzi si sono raddoppiati, nonostante attraverso il Golfo passi “solo” il 24 per cento della produzione mondiale. Lo zolfo è vitale per l’estrazione di rame e nichel portando perciò ad un’esplosione di prezzo di questo materiale e lo è pure l’urea che sostanzialmente serve per i fertilizzanti. Insomma lo spettro di un’inflazione reale a due cifre si avvicina sempre di più ed proprio mentre i Paesi europei sembrano decisi a indebitarsi (per l’Italia dovrebbero essere 15 miliardi) con i prestiti Safe su cui il ministro Giorgetti mente riguardo al livello di interessi.

A questo si aggiunge anche il tentativo di reintrodurre paure pandemiche di vario tipo (vedi Ebola in Francia) nonostante stia emergendo un vero e proprio verminaio riguardo alla pandemia di coronavirus: Anthony Fauci è stato convocato dal Senato per aver mentito sulle sue attività legate alla “pandemia”, è stata confermata la presenza di coaguli di sangue bianco nei cadaveri, un fenomeno iniziato con le vaccinazioni di massa, più volte evidenziato e solo ora arrivato alla superficie dei Cdc americani, è stata dimostrata la presenza di nanotecnologie nel “vaccino” Pfizer/BioNTech, un ministro spagnolo è stato condannato a 24 anni per corruzione nell’appalto per la fornitura di mascherine, mentre il suo assistente si è beccato 19 anni, e infine è emerso che la commissione d’inchiesta britannica sul Covid ha soppresso le prove della sorveglianza esercitata sui critici del lockdown. Un intero mondo si sfilaccia lentamente e inesorabilmente e quindi viene agitato lo spettro del caldo assassino per far distogliere lo sguardo dai problemi e dalle prospettive reali che non sono certo il massimo della vita, ma quasi una finis historiae. Il megafono globale urla al lupo nella direzione sbagliata, per poi prendere tutti alle spalle.

Redazione

 

 

 

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