Nella vastità delle galassie la natura ha, con ogni plausibilità, dato origine a ogni sorta di forme, di cui non siamo che un esempio. Alcune potrebbero essere più complesse di noi.

Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di diseguaglianza, la classe, la razza e il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell’inarrestabile cammino del genere umano verso l’eguaglianza. E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un’estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire? Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano”.

Norberto Bobbio – “Destra e sinistra”, Donzelli Ed. 1994

La scienza, di tanto in tanto, prende tutti in contropiede; ma il più delle volte, questo è un bene, quando non fa che confermare quello che i nostri sensi ci avevano già anticipato. Un nutrito gruppo di scienziati il 7 Luglio 2012, durante il Francis Crick Memorial Conference ha deciso di firmare, alla presenza di una personalità come Stephen Hawking, una dichiarazione ufficiale (Cambridge Declaration on Consciusness), che attesta che gli animali, sopratutto i vertebrati, sono senza dubbio da considerarsi coscienti. Ora: chiunque abbia avuto un cane in vita sua sicuramente non resterà sorpreso dal sapere che gli animali hanno una coscienza, ma che lo attestino fior di scienziati, non fa che compiacerci. Essi hanno stabilito che la maggior parte degli animali, sicuramente tutti i mammiferi, gli uccelli ed i polpi, sono da ritenersi coscienti in una misura simile a quella umana. I primi protagonisti di questa rivoluzione sono gli unici invertebrati presenti nella lista: i polpi. Perché tanto interesse per questa creatura così apparentemente buffa? Bé, innanzitutto i polpi hanno un rapporto cervello/massa corporea (uno dei sistemi di misurazione dell’intelligenza tra specie più usato) estremamente elevato essendo a tutti gli effetti dei giganteschi cervelli fluttuanti. Non solo: nel corso di oltre cinquant’anni di esperimenti questi animali hanno dato prova di possedere abilità cognitive avanzatissime. Il suo cervello, seppur estremamente diverso dal cervello dell’uomo, possiede alcune caratteristiche interessanti come la lateralizzazione (funzioni distinte agli emisferi cerebrali), che permette lo sviluppo di aree del cervello estremamente specializzate. In natura, i polipi sono stati osservati in comportamenti complessi e flessibili, e sembrano anche in grado di riconoscere e interpretare gli atteggiamenti di chi sta loro accanto. I polpi non utilizzano una serie di semplici regole per categorizzare gli oggetti, bensì “valutano una figura” analizzandola nelle sue diverse dimensioni e “generano” un concetto semplice, dove per concetto si intende un’idea astratta o generica derivata da specifiche osservazioni dell’oggetto stesso. Da quel 1960 ad oggi tante sono le capacità che questo particolare invertebrato ha dimostrato di possedere: i polpi sono in grado di uscire da semplici labirinti, di aprire barattoli ed anche di utilizzare i colori della loro pelle che possono cambiare per comunicare con altri membri della stesse specie; possiedono inoltre una sofisticata capacità di orientamento e di memorizzazione e sono persino in grado di utilizzare oggetti presenti nel proprio ambiente naturale, come i gusci delle noci di cocco, a proprio vantaggio. I polipi hanno capacità intellettuali complesse decisamente inusuali per creature di quei reami, e in alcuni aspetti comparabili a quelle dei mammiferi. Non si tratta solo di comportamento. Un polipo può avere tanti neuroni quanto un bambino o un cane solo che, anziché essere concentrati nel cervello, si articolano lungo l’intero corpo, compresi i tentacoli, disponendo di una rete neurale estremamente ricca e complessa. Si tratta di un intelligenza diversa dalla nostra ma comunque complessa e strutturale, paragonabile a quella dei mammiferi. Confrontarci con questo prezioso caso, molto lontano da noi esseri umani nel processo dell’evoluzione, può rivelare prospettive interessanti anche sulla nostra soggettività. E sull’«io» che ciascuno sente di essere. 

Si racconta che, parecchi anni fa, durante un giro in barca un uomo si immergeva a pescare polipi. A un certo punto risalì in barca a mani vuote con l’aria inquieta: «C’era un polipo dentro un buco », disse all’amico in barca «ma non l’ho preso perché mi è mancato il cuore: mi guardava con grandi occhioni spaventati». 

Di racconti come quello è piena la letteratura sui polipi. Nei laboratori dove vengono studiati, gli scienziati raccontano di polipi capaci di aprire barattoli, scappare dalla vasca e poi ritornarci, richiudendo il coperchio, riconoscere i membri del gruppo di ricerca e spruzzare quelli che stanno loro antipatici, e fare saltare lampadine bagnandole quando la luce dà loro fastidio. Le prime sperimentazioni di qualche significato risalgono già al 1960 quando Wells studiò per la prima volta la capacità di discriminare gli oggetti di questi invertebrati: il risultato fu sorprendente.

Il «Guardian», uno dei primi quotidiani di Londra, ha pubblicato, di recente, un elenco dei dieci libri che giudica più importanti sulla natura della coscienza. Il primo è scontato: Coscienza. Che cosa è, grande classico di Daniel Dennett. Ma il secondo è sorprendente: è un libro sui polipi, Other Minds, «Altre menti», di Peter Godfrey-Smith, filosofo, che si occupa di natura della coscienza, appassionato sub e accattivante scrittore. Other Minds è un affascinante testo divulgativo sulle strepitose performance di questi animaletti straordinari, e insieme un convincente libro sulla natura della coscienza. Ma cosa c’entrano i polipi, simpatiche bestiole marine tutte testa e tante braccia, con la coscienza?

Dai recenti studi sembra che c’entrino.

«Coscienza» è espressione ambigua, che indica molte cose diverse. Negli ultimi decenni l’espressione «problema della natura della coscienza» ha preso il posto di quello che un tempo è stato chiamato il problema di cosa siano la nostra anima, spirito, soggettività, intelligenza, capacità di percepire, comprendere, essere consapevoli di esistere in prima persona. Non è che queste diverse questioni siano necessariamente equivalenti, anzi quasi di certo non lo sono, e cosa si intenda per «problema della coscienza» cambia da un autore all’altro. Ma con l’affermarsi della prospettiva naturalistica sulla realtà, la questione di come dalla realtà naturale possa nascere la nostra esperienza soggettiva si è fatta più nitida. Anche perché l’esistenza della soggettività rimane l’argomento più usato da coloro che, partendo da assunti vari, non condividono una prospettiva naturalistica. 

Insomma come funzioniamo noi esseri umani? Cos’è, nel grande gioco della natura, questo «io» che sento di essere? 

Un modo per affrontare la domanda è osservare i cugini non umani. Se questo non ci porta a risolvere tutti i problemi, aggiunge almeno chiarezza sulla domanda. Condividiamo molto con un gatto o un cane, ancora di più con uno scimpanzé. Le domande sarebbero molteplici, la prima è come osserviamo, interagiamo, soffriamo, amiamo e condividiamo con tanti mammiferi. La seconda è se c’è qualche particolare rilevante che differenzia la nostra esperienza da quella dei nostri cugini mammiferi. Una domanda è capire come funziona il cervello di un gatto; altra è capire se e dove il cervello umano funziona in maniera diversa da quello di un gatto. Uno dei modi migliori di capire noi stessi, è confrontarci con altri. Cervelli e comportamenti dei mammiferi, tuttavia, sono troppo simili a noi, mentre se ci spingiamo lontano nelle parentele biologiche l’essenziale sembra sfuggire: possiamo forse comprendere a fondo come funziona un’ameba, ma questo non ci dà l’impressione di avere imparato molto su noi stessi. L’ideale sarebbe incontrare una razza aliena, magari proveniente dalle stelle, di cui riconoscessimo elementi di intelligenza e coscienza simili ai nostri, ma generati da strutture diverse: forse così potremmo riconoscere cosa sia l’essenziale di ciò che chiamiamo coscienza e intelligenza. Per ora però gli alieni arrivano solo nei film, e quelli dei film scimmiottano gli umani con poca fantasia. Al massimo gli alieni dei film difendono valori su cui – guarda caso – la nostra civiltà sta proprio ora discutendo. Siamo quindi un po’ soli: non abbiamo nulla e nessuno su cui studiare coscienza e intelligenza, al di là di noi stessi e di chi ci è parente stretto. 

Ed è qui che entrano in scena i polipi.

I polipi sono parenti molto lontani. Gli antenati che abbiamo in comune con i gatti risalgono a poche generazioni fa rispetto all’abisso del tempo di molte centinaia di milioni di anni in cui sono vissuti gli antenati che abbiamo in comune con i polipi. La separazione ci ha resi molto diversi, e i polipi fanno parte di un vasto reame animale dove di segni di coscienza e intelligenza come la nostra se ne vedono pochi. Ma in quel reame, i polipi formano una notevole eccezione: dispongono, come abbiamo visto, di un sistema nervoso estremamente complesso e ricco, con un numero di neuroni simile ai mammiferi, pur essendo lontani da noi nell’evoluzione, e quindi essendosi evoluti indipendentemente. La natura sembra avere fatto l’esperimento di dare origine all’intelligenza almeno due volte: una volta nel nostro ramo di famiglia, un’altra volta con i polipi. I polipi sono dunque gli extraterrestri che cercavamo.

Come non facciamo fatica a immaginare e a identificarci a come ci si deve sentire a essere un gatto, osservandolo stirarsi al sole in un caldo pomeriggio d’estate. Così non siamo in grado di identificarci in un polipo, con un cervello diffuso ovunque, e tentacoli che pensano ciascuno a modo proprio. Con ogni plausibilità, nella sterminata vastità delle galassie, la natura ha dato origine a ogni sorta di forme, di cui noi siamo un esempio.

Chissà quante altre forme più complesse, o in parte simili e in parte differenti da noi esistono, nelle immense distese celesti. Forse ce n’è anche una che nuota nei nostri mari. E l’inquietudine di quel sub, turbato dai grandi occhi spaventati del piccolo polipo, non è stata che la scintilla di un incontro tra forme diverse… di coscienza.

Bibliografia:

Other Minds: The Octopus and the Evolution of Intelligent Life”. Peter Godfrey-Smith.

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