“Il tempo corre e fluisce e solo la nostra morte riesce ad afferrarlo.
La fotografia è una mannaia che coglie, nell’eternità, l’istante che l’ha abbagliata.”

Henri Cartier-Bresson

Nato nel 1908 a Chanteloup, Henri Cartier-Bresson è considerato il padre del fotogiornalismo e del reportage e un maestro nella capacità di cogliere “il momento decisivo” e di catturare l’elemento di irrealtà nella realtà.
Proveniente da una famiglia alto-borghese, i suoi erano commercianti di tessuti, Cartier-Bresson si lascia attrarre fin da piccolo dall’arte, soprattutto grazie alla madre, Marthe Le Verdier, che lo porta con sé ai concerti, lo accompagna per le sale del Louvre e gli trasmette un immortale amore per la poesia. Dopo gli studi giovanili, anziché lavorare nell’azienda di famiglia, Cartier-Bresson si dedica alla pittura. Con l’aiuto dello zio Louis riesce a frequentare l’atelier del pittore Jacques-Emile Blanche dove entra in contatto con gli ambienti del surrealismo.
Nel 1931, dopo un lungo viaggio in Costa D’Avorio dove acquista la sua prima macchina fotografica (una Leica 35mm con lente 50mm), Cartier-Bresson si dedica a tempo pieno alla fotografia. Ad iniziarlo sarebbe stata un’immagine dell’ungherese Martin Munkacsi scattata intorno al 1929 e pubblicata nel 1931 sulla rivista Photographie.
Cartier-Bresson decide di mettere le proprie competenze in ambito fotografico al servizio dell’informazione e nel 1936 parte per la Spagna inviato dal Paris-Soir per documentare la guerra civile. Catturato nel 1940 dai tedeschi, dopo quasi tre anni di prigionia e due tentate fughe, riesce a evadere dal campo e nel 1943 ritorna a Parigi dove fotografa la fine della guerra. Parte poi alla volta della Germania per immortalare la liberazione di prigionieri e deportati.
Da questo momento in poi Cartier-Bresson si sposta da un continente all’altro e inizia a vendere le sue foto al France-Presse, Vu, Paris-Match e ad altre riviste. Nel 1946 viene a sapere che il MOMA di New York vuole dedicargli una mostra “postuma” in quanto si era diffusa la notizia che fosse morto in guerra e così si trasferisce negli Stati Uniti insieme alla moglie Martine Franck e si occupa della preparazione dell’esposizione inaugurata poi nel 1947. In seguito realizza reportage per la testata americana Harper’s Bazaar.
Per la prima volta Cartier-Bresson accompagna le immagini con dettagliate didascalie a uso dei giornali e pretende che i suoi scatti non vengano modificati in sede di stampa. 
All’alba degli anni Settanta Cartier-Bresson lascia la fotografia, questa volta definitivamente, e torna al suo primo amore, il disegno. Per tutta la vita non si è mai definito fotografo bensì pittore: la fotografia è stata per lui un modo alternativo di disegnare, più istantaneo, conforme al suo sguardo impaziente. Un “taccuino di schizzi”, come ha affermato.
Nel 2003, insieme alla moglie, inaugura a Parigi la Fondation Henri Cartier-Bresson con lo scopo di raccogliere le sue opere e creare uno spazio espositivo aperto a tutti gli artisti.
Muore il 3 agosto 2004 a L’Isle-sur-la-Sorgue, in Francia.
Aveva 96 anni.

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