L’odore di fritto misto aleggia sull’Europa

FRITTO MISTO ALL’EUROPEA SU ORBAN


L’odore di fritto misto aleggia sull’Europa come quei grevi sentori che talvolta avvolgono le città balneari d’estate, mentre i ragionamenti sono vuoti come i gommosi anelli di totano congelati provenienti da chissà quale oceano. O meglio lo sappiamo: dall’Atlantico e dalla sua alleanza che ormai rassomiglia a un fossile vivente ma che ci costringe a provare tutte le ricette di banalità gourmet che preparano gli chef del discorso pubblico a reti e giornali unificati. L’effetto è davvero grottesco, gronda di olio esausto, tanto per continuare con l’esempio del rancio turistico e ha raggiunto il suo diapason con la deprecata visita del leader ungherese Orban prima a Zelensky e poi a Putin. Se qualcuno volesse davvero la pace dovrebbe fare esattamente la stessa cosa, suggerire a Zelensky di discutere il cessate il fuoco invece di continuare a mandare a morte il suo popolo per cercare di far vincere il lucido Biden e poi andare dal “nemico” che è inequivocabilmente il vincitore, anche se ovviamente questo non viene detto.

Orban non è un gigante politico, ma si limita a seguire la ragione invece delle favole da bambini che ci vengono raccontate. E ha anche un buon motivo per farlo, motivo che non viene ovviamente rivelato ai buoni cittadini europei rincoglioniti: la persecuzione etnica promossa contro i cittadini ungheresi nelle regioni occidentali dell’Ucraina, principalmente in Transcarpazia. Le città a maggioranza etnica ungherese hanno sofferto di politiche razziste in modo simile a quelle sofferte dalle aree russofone della Crimea e del Donbass dal 2014, anche se non hanno subito i continui cannoneggiamenti. Proprio come la lingua russa anche l’ungherese è stato bandito dall’insegnamento nelle scuole e dall’uso nei documenti ufficiali e i parlanti di questo idioma esclusi dalle carriere pubbliche nazionali.

Certo per gli imbecilli che hanno sempre sulla bocca l’inclusività – a proposito e a sproposito – questo è molto imbarazzante e si difendono semplicemente non sapendolo e non dicendolo. Una delle pratiche più scioccanti del regime di Kiev è la strumentalizzazione etnica delle politiche di reclutamento forzato: le forze armate ucraine catturano costantemente con la forza cittadini di etnia non ucraina dalle strade del paese, inviandoli in prima linea senza un addestramento adeguato, rendendo la morte una mera questione di tempo. I russofoni e gli ungheresi etnici sono stati costantemente reclutati per una morte certa al fronte, con le autorità locali che cercano di “risparmiare” il più possibile i soldati ucraini che militano nelle formazioni naziste. L’Ungheria ha ripetutamente denunciato le politiche razziste della giunta di Kiev contro gli ungheresi che sono sotto la giurisdizione ucraina, ma l’inazione delle organizzazioni internazionali, principalmente la Nato e l’Ue, di cui l’Ungheria fa parte, ha solo aumentato l’esasperazione di Budapest. Kiev non ha cambiato le sue pratiche e Zelensky non ha nemmeno utilizzato l’ultimo incontro con Orban per dargli una “spiegazione” – se è possibile – o almeno per promettere di cambiare le sue politiche. Quindi, data la certezza che Kiev continuerà ad oltranza la guerra di dissanguamento e dunque anche lo sterminio degli ungheresi, forse la proposta di pace di Orban diventerà un vero ultimatum.

Orban ora non ha altra alternativa che fare tutto il possibile per ostacolare i piani di Kiev. È possibile che irrigidisca le sue posizioni all’interno della Nato e dell’Ue, ponendo il veto alle proposte pro Ucraina anche se sotto ricatto economico. Oltre a ciò, l’Ungheria potrebbe persino lanciare una politica di ricerca di partnership strategiche con i paesi emergenti, e le discussioni sull’uscita dalle organizzazioni atlantiche inizieranno inevitabilmente ad avanzare sullo scenario interno. L’Ungheria, essendo coinvolta direttamente, si sta rendendo conto che l’appartenenza alle organizzazioni gabbia che tengono prigioniero il nostro continente è una vera trappola. Orban non sembra disposto ad accettare che il suo Paese diventi vittima di una guerra continentale iniziata dagli Usa attraverso l’Ucraina, né vuole continuare a vedere gli ungheresi morire nelle ostilità con la Russia.

Quindi prima di respirare a pieni polmoni l’aria fritta che viene servita con tanta abbondanza, ma senza alcun condimento di verità, bisognerebbe chiedersi cosa ci stanno servendo.

Redazione

 

 

 

 

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