Il postmoderno è Interzona, concettuale, esperienziale

Frank Gehry Neuer Zollhof (Dusseldorf, Germania)

GENEALOGIA E MORFOLOGIE DEL POSTMODERNO – I –

di Mario Magini

Con quanto detto nel precedente articolo parrebbe che il filosofo, lo psicologo, il sociologo o l’analista politico debbano sentirsi forzati a declinarsi in una o l’altra delle mie proposte dialettiche, ma non è così, o almeno io così non voglio e soprattutto (per amore dell’argomento e del dialogo) spero, visto che è troppo grande, incisivo e potente il fenomeno del Postmoderno per scadere in una sua fideistica rilettura dicotomica, o cedere alla tentazione di erigere l’ennesima parrocchia concettuale ben trincerata da cantori instancabili e zelanti armigeri. Dicotomia che, se scelta, da queste figure culturali o da qualsiasi altro studioso o studiosa, porterebbe all’ennesima dicotomia aristotelico-platonica; una analisi e denotazione del fenomeno in chiave puramente dicotomica farebbe proprio perdere il terzo elemento nodale e peculiare del tema in esame, ovvero la sua ibridazione ai fenomeni del passato e la sua capacità di rendere confuso – tra reale ed irreale, tra consapevole ed inconscio – ogni elemento attorno di esso o in esso.


Il postmoderno è Interzona, concettuale, esperienziale. Specifichiamo però l’ampiezza di questa parola, ci sarà utile dopo quando più propriamente verrà associata al fenomeno del Postmoderno.

L’Interzona, habitat della creatura Postmoderna

Interzona non è propriamente un termine associabile ad un discorso di tipo filosofico, epistemologico o analitico, generalmente assume significati differenti a seconda del contesto in cui viene utilizzato ma, in generale ed in senso proprio, si riferisce a uno spazio liminale, una zona di passaggio, di trasformazione, di contatto o di confine tra due aree distinte. L’interzona può indicare una zona geografica situata ai margini di un centro abitato o di un territorio, spesso caratterizzata da degrado sociale, criminalità e trascuratezza. In questo senso, si associa a un’idea di marginalità e di esclusione. Può anche riferirsi a uno spazio di passaggio tra due ambienti differenti, come una zona franca tra due stati o una dogana tra due nazioni. In questo caso, l’interzona rappresenta un luogo di transito e di scambio, dove si mescolano culture e identità diverse. Al di là della sua concretezza fisica, l’interzona in questo nostro discorso assume un significato simbolico e filosofico, dialettico in una sua accezione precisa. Può rappresentare uno stato mentale o psicologico di transizione, un momento di passaggio tra due fasi della vita o un periodo di incertezza e di disorientamento. In questo senso, l’interzona diventa metafora di trasformazione e di cambiamento.

Il concetto di interzona è parola che qui io uso intendendo marginalità, espansione non definita e trasformazione di una Cultura; l’interzona del Postmoderno è frutto di una trasformazione operata da due processi concomitanti, lo Zeitgeist e la Weltanschauung.

Credo che sia importante trovare degli esempi e connessioni in ambito culturale che possano facilitare, chi legge, ad una ulteriore rappresentazione e riflessione anche estetica di ciò, quindi citerei:

A. Tarkovskih, Stalker
  • Il film Stalkerdi Andrej Tarkovskij. Nel film, la “Zona” rappresenta un luogo misterioso e pericoloso dove si possono avverare i desideri più profondi, è una vera e propria interzona sia fisica, psicologica che simbolica, rappresentante il confine tra la realtà, immaginazione, desiderio e paura.
  • In ambito letterario, poetico e simbolico, The Waste Landdi T.S. Eliot. La terra desolata rappresenta un’Europa devastata dalla Prima Guerra Mondiale, confusa, spaesata e depauperata di ogni principio etico, morale; un continente allo sbando entro se stesso, senza più un’identità umana, scisso tra le angustie della ricerca di senso e la fragilità delle relazioni verticali. È un’interzona simbolica della perdita di senso, della frammentazione dell’identità individuale e collettiva e della disillusione rispetto alle grandi narrazioni sociali tra XIX e XX secolo.
  • In una accezione più utopica e distopica, ma non potrebbe essere altrimenti poiché interzona ha in sé proprio queste caratteristiche, aggiungerei a questa specifica l’idea di interzona che può anche essere associata a contesti di alienazione ed oppressione sociale. In opere come 1984di George Orwell o Il mondo nuovodi Aldous Huxley, l’interzona rappresenta due aspetti: un luogo di controllo e di oppressione, un luogo minimale ed illusorio di libertà individuale.

Elementi di critica alla genealogia del Postmoderno: considerazioni non definitive

Con quanto sin qui detto ritengo sia possibile concludere con elementi di critica concettuale ed anche esporre una più definitiva e riassuntiva morfologia del Postmoderno così come ho pensato di proporla al lettore. L’era postmoderna, caratterizzata da una critica alla razionalità assoluta, una enfasi sul linguaggio e la frammentazione della verità, ha portato con sé indubbiamente aspetti positivi, come la messa in discussione di dogmi – siano essi religiosi che laici – e l’apertura a nuove prospettive, specialmente di tipo sociale e nello specifico mi riferisco alla rivalutazione/valutazione dei concetti minimi e fondamentali di diritto personale e sociale degli individui entro le società e conglomerati umani.

Tuttavia, è importante riconoscere anche i potenziali pericoli associati a questa era, che richiedono un’analisi critica e una riflessione attenta.

Fine delle grandi narrazioni. Il postmoderno si caratterizza per la perdita di fiducia nei grandi metanarrativi che hanno forgiato la modernità, come il progresso, la rivoluzione o l’emancipazione. Se consideriamo le grandi narrazioni come storie, laiche o teologiche (ampie, quasi sempre dogmatiche e nella loro visione del mondo complete, che cercano di dare un senso al mondo e al posto dell’uomo al suo interno) rispetto la genealogia stessa del Postmoderno e il tempo attuale, notiamo lo scarto narrativo ed etico ad esse associabili. Si assiste a un disincanto verso le ideologie e a una frammentazione del sapere circa idee come il progresso, la giustizia, la convivenza pacifica tra individui e/o nazioni. La fine delle grandi narrazioni non è necessariamente un evento negativo, è casomai il vuoto etico, morale, cognitivo ed emozionale da esse lasciato che è questione evidente. Questo ciclo narrativo concluso può essere visto anche come un’opportunità (una necessità) per creare nuove forme di narrazione e di significato, forse più eticamente e moralmente oneste, aderenti alla realtà, con un maggiore senso di giustizia ma ad oggi pare che la grande narrazione imperante sia solo il neoliberismo associato il nichilismo esistenziale. In un mondo senza grandi narrazioni, le persone sono a mio avviso paradossalmente meno libere di ideare, progettare e costruire le proprie storie e di dare un senso al mondo a modo loro alla vita, se non vi è uno sfondo narrativo nutriente ciò può portare a un senso di disorientamento, di perdita di significato, nonché all’ascesa di populismi, a forme di intolleranza, al chiudersi in modo difensivo ed arido alle possibilità implicite del quotidiano e del grande corso storico.

È importante affrontare la fine delle grandi narrazioni con lucidità e con spirito critico, dobbiamo essere consapevoli dei rischi, ma anche delle opportunità che offre e di cosa può fare da ponte tra il rischio e l’opportunità, dobbiamo trovare nuovi modi per dare senso al mondo e per costruire una società più giusta e più equa.

Simulacro e iperrealtà. La realtà viene sostituita da simulacri, ovvero immagini e rappresentazioni che non rimandano a un referente originale o detentore di un significato stabile ed oggettivo e tali simulacri sono sia creati che contenuti nelle nuove tecnologie informatiche. Il mezzo comunicativo/espressivo di internet ha tutte le potenzialità per creare un’iperrealtà in cui la distinzione tra vero e falso si dissolve. Il mezzo informatico, che è in sé completo poiché dotato del livello di testo, di video, di audio, e della possibilità di alterarli in modo convincente, estende la realtà e la deforma. La estende nello spazio e nel tempo, fornendo informazioni a chi è molto lontano fisicamente ed all’istante in altri fusi orari, e la deforma sia ai suoi estremi bordi che al suo epicentro, potendo creare falsificazioni quasi inverificabili che possono non solo interferire con il dato di fatto reale, ma sostituirlo a seconda di una specifica necessità di narrazione come ad esempio i contenuti a scopo disinformativo di alcuni specifici governi o il materiale pseudo scientifico tanto caro ai movimenti complottisti. Riassumendo quattro sono i punti specifici del simulacro iperreale:

– Iperrealtà: simulacri così realistici da confondersi con la realtà.

– Proliferazione di alterati: difficoltà a distinguere realtà e finzione circa documenti o manufatti multimediali.

– Post-verità: disinformazione e fake news offuscano la verità.

– Realtà virtuale e aumentata: immersione ed esperienza di mondi artificiali, integrati con la realtà, ma capaci di influenzarla o di sostituirla interamente.

Un’immagine del film Stalker di Andrej Tarkovskij (1979)

Consumo e capitalismo. La società postmoderna è dominata dalla cultura del consumo e dal capitalismo tardo, che si basa sull’effimero e sull’obsolescenza programmata. L’individuo diventa un consumatore passivo di merci e immagini. L’enfasi sulla realizzazione personale e sul successo individuale spinge gli individui a cercare beni e servizi che possano aiutarli a raggiungere i propri obiettivi e a distinguersi dagli altri. La pubblicità e il marketing sfruttano questa tendenza, creando desideri e associando il possesso di determinati prodotti alla felicità e al successo. L’accesso a una vasta gamma di beni e servizi permette agli individui di esprimere la propria personalità e i propri gusti in modo più accentuato. Il consumo diventa un modo per definire la propria identità e differenziarsi dagli altri. Il consumismo sfrenato può portare a una sensazione di alienazione e vuoto, poiché la felicità e la realizzazione vengono ricercate esclusivamente attraverso beni materiali e acquisizioni effimere. Il consumismo può accentuare le disuguaglianze sociali, poiché l’accesso ai beni e servizi non è equamente distribuito e chi ha maggiori risorse economiche può consumare di più, creando disparità e tensioni sociali. L’enfasi postmoderna sull’individuo e sulla molteplicità delle prospettive può in alcuni casi tradursi in un individualismo esasperato e in una cultura del consumo che privilegia l’apparenza e la soddisfazione immediata dei bisogni a scapito di valori più profondi e di una visione del mondo a lungo termine.

Passione oggettuale, cinismo e disimpegno ideologico. Sottolineo il ruolo della passione e dell’estasi nella società postmoderna, come forme di elaborazione psicologica dalla banalità del quotidiano ma anche come veri e propri sostituti di ogni passione, tale feticismo erotico smantella il bisogno di ricerca dell’oggetto erotico fuori dalla propria persona, strutturando una relazione in tutto e per tutto onanistica. Passività e disimpegno non sono tratti caratteriali intrinseci, ma spesso il risultato di fattori complessi derivati dalla caduta e rinnegamento delle grandi narrazioni religiose e politiche del passato, capire le loro sfumature e le loro cause profonde permette di sviluppare strategie efficaci per superarle, promuovendo crescita personale, coinvolgimento sociale e un senso di agenzia nella propria vita. L’assoluta e cieca critica postmoderna alla storia passata (specialmente europea), alle grandi decadute narrazioni e alle ideologie può portare a una passività e a un disimpegno dal punto di vista politico e sociale. L’idea che non esista una verità assoluta e che ogni prospettiva sia valida in sé può essere usata come giustificazione per non assumersi responsabilità e per non impegnarsi per il cambiamento sociale. La frammentazione del discorso sociale e la molteplicità delle prospettive possono generare una crisi d’identità sia a livello individuale che collettivo, in particolare in quei soggetti mancanti di debita istruzione o di strumenti nativi – caratteriali e mentali – utili all’osservazione ed analisi della realtà. La difficoltà nel trovare riferimenti stabili e valori condivisi può portare a disorientamento, incertezza e mancanza di senso di appartenenza.

Tecnologie e media. Le tecnologie e i media assumono un ruolo centrale nella società postmoderna poiché più legate a proprietari singoli che ad una enclave specifica di soggetti con una capacità di investimento nel settore della informazione. Le tecnologie della informazione, più che le informazioni stesse, mediano la nostra esperienza del reale creando nuove forme di comunicazione, interazione e narrazione degli eventi specifici. Il futuro del rapporto tra tecnologia e cultura postmoderna è incerto e pieno di incognite. La sfida è quella di trovare un equilibrio tra le potenzialità della tecnologia e i valori della cultura postmoderna. È possibile immaginare un futuro in cui uomo e macchina collaborano in maniera armoniosa, dando vita a nuove forme di arte, comunicazione più rigorosa e ad una meno conflittuale interazione sociale su tali mezzi? La risposta è nell’osservazione stessa del fenomeno, certo è che la tecnologia e la cultura postmoderna sono due forze interconnesse che si influenzano a vicenda, creando un’alleanza fluida e in continua evoluzione. La tecnologia di fruizione delle informazioni, più che gli eventi stessi, ha contribuito a plasmare il panorama postmoderno, accelerando la frammentazione e la fluidità della cultura, favorendo il coagularsi ed emersione di altre culture (pop, sub pop, alternative, antagoniste) e, ad oggi, tutto ciò dipende maggiormente dal singolo proprietario/editore che da una valutazione oggettiva, serena, realista, dei fruitori di tutto questo. Ciò a dire che è assai facile che il fruitore di un mezzo tecnologico dedicato alla informazione sia aderente, in modo acritico, inconsciamente ideologico o addirittura fideistico, al mezzo tecnologico stesso e al suo editore/proprietario creando – quindi – una sorta di ecclesia delle opinioni o dei punti di vista, difficilmente divulgabili o confrontabili su basi realistiche perché corrispondenti ad un modello sociale misto di tipo gruppale/laicamente fideistico/antagonista.

Relativismo, individualismo e nichilismo. Il relativismo sostiene che la conoscenza e la morale non sono assolute, ma dipendono da fattori quali la cultura, l’individuo o il contesto storico. In altre parole, ciò che è vero o giusto per una persona o un gruppo potrebbe non esserlo per un altro. Il nichilismo, invece, va oltre, affermando che non esiste una verità o un valore oggettivo. Rifiuta l’idea di fondamenti universali per la conoscenza, la moralità o il significato stesso dell’esistenza. Uno dei pericoli principali del postmoderno è il rischio di cadere in un relativismo estremo e in un nichilismo che negano la possibilità di una verità oggettiva e di valori universali, ciò può portare a una frammentazione eccessiva del discorso pubblico, della partecipazione degli individui alle comuni responsabilità di ciò che è pubblico, a una perdita di senso e a una difficoltà nel trovare punti di riferimento comuni. L’individualismo e il consumismo sono due fenomeni sociali strettamente connessi, che si sono sviluppati e rafforzati a vicenda, soprattutto nelle società occidentali moderne. L’individualismo del Postmoderno e nel Postmoderno enfatizza un’autonomia onnipotente, delirante, l’indipendenza assoluta e la realizzazione personale a fronte di ogni costo sia esso etico, morale o giuridico. In sintesi, e questo concetto è forse il più alienato di tutti e terrificante, la cultura relativistica, individualista e nichilista del Postmoderno sostiene il valore dell’individuo – del singolo individuo e dei suoi bisogni – al di sopra di ogni considerazione etica, morale e giuridica nonché di ogni altro gruppo o collettività.

Mario Magini

 

 

 

 

 

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