E se Gesù Cristo fosse stato davvero un rivoluzionario mancato, uno Spartacus ebreo, un profeta dell’egualitarismo radicale e della rivolta sociale?

I due volumi delle Memorie di Giuda

E se Gesù Cristo fosse stato davvero un rivoluzionario mancato, uno Spartacus ebreo, un profeta dell’egualitarismo radicale e della rivolta sociale? A precorrere questa lettura

Fernando Petruccelli della Gattina

rivoluzionaria che oggi cresce all’ombra di Papa Bergoglio, fu un grande giornalista ateo, anticlericale e radicale, parlamentare di sinistra dell’Italia postirisorgimentale. Si chiama Fernando Petruccelli della Gattina e Indro Montanelli lo definì addirittura il giornalista italiano più grande del suo secolo. Giusto 150 anni fa, nel 1870, proprio mentre si compiva il Risorgimento italiano con la breccia di Porta Pia, Petruccelli scriveva un libro politico-religioso, un romanzo, dedicato alle Memorie di Giuda, che leggeva Gesù come un rivoluzionario egualitario e un ribelle mancato, che alla fine delude i suoi seguaci. Nel suo libro si capovolge la prospettiva storica ed evangelica che abbiamo sempre conosciuto: non è Giuda a tradire Gesù ma è Cristo a tradire la rivoluzione.

L’espediente narrativo dell’opera è il ritrovamento di un manoscritto, le memorie di Giuda Iscariota. Ma lo svolgimento, ampio e a tratti prolisso, è sorprendente. È una lettura politica insurrezionalista e cospirativa. Secondo Petruccelli, Giuda sarebbe una specie di risorgimentale ante litteram, un mazziniano o un carbonaro del suo tempo, se non un garibaldino in cerca di un Generale, di un Condottiero. Apparteneva ai Sadducei che erano visti da Petruccelli come i radicali di quel tempo, contrapposti agli ipocriti Farisei, proni al potere clericale. Giuda vorrebbe che gli ebrei insorgessero contro il potere romano e lui, ma anche il sinedrio, cercano un Rabbì giovane e carismatico per guidare la rivolta. E pensano che la figura adatta sia Gesù di Nazareth. Ripongono molte aspettative su di lui, sembra essere il trascinatore adatto; ma poi la missione politica e sociale si arrenderà alla sua “deviazione” spirituale e religiosa. Gesù è visto come un Garibaldi mancato, uno Spartacus mancato e un Marx mancato. Da qui il fallimento della rivoluzione. Giuda secondo Petruccelli non è traditore ma tradito nelle sue aspettative di cambiamento, sognatore del Risorgimento ebraico. Ma lui aspira al Risorgimento storico e terreno, Gesù invece “si perde” nel Risorgimento eterno e ultraterreno, detto Risurrezione.

Il percorso dell’opera è lungo e tortuoso, a tratti avvincente, sovraccarico di fatti, personaggi, situazioni. Nelle sue pagine si manifesta tutto l’anticlericalismo di Petruccelli, la diffidenza verso i miracoli, frutto di manipolazione e illusionismo, resurrezione inclusa, perfino la complicità di Pilato… Una trama complessa che è arduo riassumere. Una lettura “politica” del Vangelo, della storia di Giuda e di Gesù come mancato leader rivoluzionario e insurrezionalista. Un precursore mancato della teologia della liberazione e forse del nuovo corso bergogliano, o almeno di quel che si aspettano da lui coloro che vedono nel papa il leader della sinistra mondiale, pro-migranti, pro-poveri, contro i poteri capitalistici e politici “conservatori”.

I romani del tempo sono la proiezione all’indietro degli asburgici e dei borbonici del tempo di Petruccelli; i sadducei sono i rivoluzionari francesi, magari giacobini, e i farisei sono i moderati papalini e bigotti del suo tempo. Ma nel romanzo s’intrecciano altre vicende umane, amori, corpi, storie.

Pein La Breccia di Porta Pia 20 settembre 1870 Seconda metà XIX sec Litografia colorata Roma Museo Centrale del Risorgimento

La lingua del romanzo è a volte ampollosa, non è la lingua del nostro tempo. È lo spaccato di un’epoca lontana dalla nostra, con un lessico forbito e ormai desueto. E non solo sul piano della forma; anche il contenuto, l’intonazione risorgimentale e anticlericale è un interessante documento dello spirito di un’epoca. Non quella di Cristo, ma di Garibaldi. Non il tempo del Golgota ma l’anno della Breccia di Porta Pia.

Giuda è la croce del genere umano, secondo la tradizione cristiana. Il suo tradimento è alle origini del divorzio tra l’umano e il divino, tra il mondo e Gesù. È la metafora dell’umanità che in cambio di un vantaggio immediato e terreno, come i trenta denari, svende l’anima sua, la fede in Dio, l’Amico e il Maestro. E tuttavia, da un punto di vista teologico ed escatologico, Giuda è necessario alla salvezza dell’uomo tramite il sacrificio e poi la resurrezione di Cristo. Traccia di questa interpretazione fu ritrovata in un manoscritto del 300 d.C., un papiro scritto in copto, che fu definito il Vangelo di Giuda: la tesi era che Giuda sarebbe stato non il traditore ma il discepolo più fedele, che si era sacrificato per la gloria di Gesù, diventando così il mezzo per la sua crocifissione e quindi per la Salvezza. Questa tesi apparve più volte, spesso paludata nella prudenza, nel pensiero filosofico e religioso, soprattutto di ispirazione gnostica, e si ritrovò più compiutamente nel Novecento in Bertrand Russel quando affrontò il problema della malvagità naturale, richiamando l’esempio di Giuda.

Sul piano letterario, fu Borges a dedicare un racconto alle Tre versioni di Giuda(L.C.) in cui l’apostolo si dannava per la Salvezza. Nel 1978 Giuseppe Berto pubblicò il romanzo La gloria(L.C.) dedicato alla vicenda di Giuda. L’apostolo veniva riscattato proprio in quella chiave; Giuda si era sacrificato per la gloria di Cristo e la salvezza degli uomini. Una tesi non dissimile espresse in un suo romanzo saggio lo scrittore cattolico Francesco Grisi.

Le memorie di Giuda(L.C.) di Petruccelli sono state ripubblicate qualche anno fa da un editore lucano, concittadino dell’autore, di Moliterno, Walter Porfidio e sua figlia Valentina. Il Giuda di Petruccelli è il sognatore di un cristianesimo interamente riversato nella rivoluzione sociale, nella difesa degli oppressi, nel riscatto dei poveri, nell’integrazione degli esclusi. Un idealista, mica un traditore. Vi ricorda qualcuno?

 

Copertina Il bacio di Giuda, nella Cattura di Cristo di Caravaggio (Wikipedia P.d.)

Fonte: MV, La Verità 27 dicembre 2020

Libri Citati

  • Finzioni
  • Jorge L. Borges
  • Curatore: Antonio Melis
  • Editore: Adelphi
  • Formato: EPUB con DRM
  • Testo in italiano
  • Cloud: Sì Scopri di più
  • Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
  • Dimensioni: 1,11 MB
  • Pagine della versione a stampa: 186 p.
  • EAN: 9788845973277.  Acquista. €. 6,99
  •  Descrizione

Un falso paese scoperto in «un’enciclopedia pirata», Uqbar, e un pianeta immaginario, Tlön, «labirinto ordito da uomini» ma capace di cambiare la faccia del mondo; il “Don Chisciotte” di Menard, identico a quello di Cervantes eppure infinitamente più ricco; il mago che plasma un figlio nella materia dei sogni e scopre di essere a sua volta solo un sogno; l’infinita Biblioteca di Babele, i cui scaffali «registrano tutte le combinazioni possibili della ventina di simboli ortografici … cioè tutto ciò che è dato di esprimere: in tutte le lingue» e che sopravviverà all’estinzione della specie umana; il giardino dai sentieri che si biforcano; l’insonne Funes, che ha più ricordi di quanti ne avranno mai tutti gli uomini insieme; il perspicace detective Lönnrot, che risolve una serie di delitti grazie a un triangolo equilatero e a una parola greca, “Tetragrammaton”, e si condanna a morte; lo scrittore ebreo Jaromir Hladìk, cui Dio concede di portare a termine una tragedia in versi davanti al plotone di esecuzione tedesco, in un immoto istante che dura un anno. Sono i lemmi di un’enciclopedia illusoria e al tempo stesso, non diversamente da quella di Tlön, di arcana, irresistibile potenza. Un’enciclopedia che ha scompaginato le nostre certezze in materia di letteratura e che tuttavia sembra riflettere il nostro paesaggio interiore – come un’antica mappa che, riaffiorata d’improvviso alla luce, riveli segni e simboli inspiegabilmente familiari. Un’enciclopedia che, forse, avevamo già sognato. “Finzioni” (1944) giunse in Italia nel 1955, e la traduzione di Franco Lucentini fu la prima di un’opera di Borges. Ora, a distanza di quasi cinquant’anni, lo presentiamo in una nuova versione, che tiene conto delle varianti e delle aggiunte introdotte nella seconda edizione, del 1956: basterà ricordare che furono inclusi tre nuovi racconti – “La fine”, “La setta della Fenice” e “Il Sud” –, fra gli ultimi scritti da Borges prima della lunga pausa narrativa che si concluderà con “Il manoscritto di Brodie”.

  • La gloria
  • Giuseppe Berto
  • Editore: Neri Pozza
  • Collana: Bloom
  • Anno edizione: 2017
  • In commercio dal: 5 ottobre 2017
  • Pagine: 199 p., Brossura
  • EAN: 9788854514348.   Acquista. €. 15,20

Descrizione

La storia di un tradimento compiuto per amore, in intima complicità con la vittima, duemila anni fa. Un romanzo che riflette le contraddizioni, la violenza, il disperato bisogno di trascendenza dei nostri giorni e della nostra generazione.  «Un’opera di grande rilevanza stilistica e tematica […] un libro arduo e nettissimo, frutto di una continua rilettura delle “Scritture dell’Eterno”» – Silvio Perrella  «Nella vicenda di Giuda che racconta al mondo il gesto di tradire Cristo e nello stesso tempo domanda compassione, pietà, rispetto, comprensione, Berto […] ripercorre l’esperienza di faticosa solitudine a cui sono chiamati tutti gli uomini sin dall’alba dei tempi, anche i non credenti, posti di fronte al mistero del divino e del soprannaturale» – Giuseppe Lupo, L’Avvenire.  «Berto è stato il più grande scrittore della seconda parte del Novecento italiano» – Cesare De Michelis

E se Giuda Iscariota non fosse il peggior traditore che sia mai esistito, ma il più santo tra i santi? Attraverso le pagine de «La gloria» conosciamo un Giuda giovane, forte e coraggioso, che interroga e cerca con impazienza «qualche barlume di rivelazione, segni sottili» che gli indichino la presenza del Messia. Come Giuda, anche Gesù sbaglia, si arrabbia, è umano, e gli apostoli non sono uomini soggiogati dalla fede ma affascinati dall’uomo, dal suo ascendente, dalla speranza che egli sia chi dice di essere, in mezzo a una moltitudine di altri presunti redentori. Giuda è l’uomo che vive per la morte, la propria e quella di Gesù, che lo accoglie con il compito pubblico di tesoriere, ma con quello segreto di tradirlo, quando dovrà compiersi il suo destino. Ciò che afferma è che la morte è l’essenza stessa del Cristianesimo e che «all’origine dei prodigi c’è sempre il male». Giuda compie con il tradimento un ultimo dovere d’amore, pagando con la dannazione un atto per cui era stato predestinato dalle Scritture. Ecco il Giuda di Giuseppe Berto: un martire condannato all’eterna infamia con la sola colpa di essere stato scelto in funzione di un tradimento da compiersi affinché la Gloria di Dio potesse realizzarsi.

  • Memorie di Giuda (Edizione integrale in 2 volumi)
  • Ferdinando Petruccelli della Gattina
  • pubblicato da youcanprint
  • Prezzo online:   Acquista. €. 0,99

 

 

Descrizione

“Memorie di Giuda” è un romanzo storico di Ferdinando Petruccelli della Gattina, da alcuni considerato il più importante della sua produzione letteraria. Fu pubblicato inizialmente in Francia nel 1867 con il nome Les Mémoires de Judas ed in seguito in Italia nel 1870 dall’editore Treves. È una rivisitazione dell’apostolo traditore Giuda Iscariota, raffigurato dall’autore come un rivoluzionario che combatte per liberare gli ebrei dall’imposizione romana. L’opera, oltre a manifestare il forte anticlericalismo di Petruccelli, nasconde un messaggio di ideali risorgimentali in quanto Giuda non è altro che un carbonaro ante-litteram.

Per il suo contenuto dissacrante, il libro suscitò polemiche, soprattutto da parte delle gerarchie clericali, e fu criticato anche da alcuni intellettuali come Benedetto Croce. Memorie di Giuda ebbe una grande influenza su “La reliquia” di José Maria Eça de Queirós, tale da indurre alcuni studiosi ad accusare lo scrittore portoghese di plagio.

Ferdinando Petruccelli della Gattina (Moliterno, 28 agosto 1815 – Parigi, 29 marzo 1890) è stato un giornalista, scrittore, patriota e politico italiano. Prolifico scrittore di idee liberali e anticlericali, spesso anticonformista, fu un esule del governo borbonico a seguito dei moti insurrezionali del 1848. Visse principalmente tra Francia e Inghilterra; la sua attività pubblicistica fu apprezzata e divulgata in diversi paesi europei. Considerato un precursore del giornalismo moderno, egli inaugurò anche il filone letterario che denuncia il malcostume della politica italiana con “I moribondi del Palazzo Carignano”.

 

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