Sembra che Mosca abbia mandato un regalo al Presidente Macron

GIOCATTOLI DI GUERRA


Sembra che Mosca abbia mandato un regalo al Presidente Macron. Non è dato sapere se sia stata l’Ambasciata russa di Parigi, o direttamente il Cremlino… ma il regalo è comunque arrivato.

Una scatola di soldatini, modellini di carri armati e simili.

Di quelle, immagino, che facevano, un tempo, la gioia dei bambini. Quando ancora non erano arrivati PlayStation e smartphone. E ciò che contava era… la fantasia.

Comunque, chiunque sia stato ad inviare tale dono – un Ambasciatore in vena di scherzi, Lavrov o, addirittura, Putin stesso – ha dimostrato un forte senso dell’umorismo. E una buona dose di ironia.

Di Macron, dei suoi, bizzarri e pericolosi, deliri napoleonici, ho già scritto. Del suo prospettare invio di truppe NATO a combattere l’orso russo a fianco degli ucraini. E del suo preparare reparti della Legione da fare entrare, entro breve tempo, in combattimento.

Delirio non solo suo, purtroppo. Ché Stoltenberg e i vertici di Bruxelles appaiono sempre più sulla stessa linea d’onda. Nonostante Washington freni. Ed è tutto dire.

Ma lui, Macron, è quello che più di tutti si è spinto avanti. L’apripista. Il piccolo Napoleone de noantri (in salsa francese) alla campagna di Russia.

E i Russi gli mandano i soldatini. Gioca con questi, gli dicono tra le righe. E lascia fare la guerra vera ai grandi.

Gesto di disprezzo ben poco diplomatico. Ma il Presidente francese di diplomazia e relazioni internazionali ha dimostrato di interessarsi ben poco. E di capirne ancora meno.

La cosa, però, non andrebbe letta solo come uno… scherzo. perché adombra, a mio modesto parere, ben altro.

Il momento è critico. Con una Commissione Europea che pretende un ulteriore sforzo economico dai paesi membri, fino a 100 miliardi complessivi, per continuare a foraggiare Zelensky. Quando è ormai palese che l’Ucraina sta crollando.

Mosca non ha fretta. La sua strategia mira a logorare il più possibile il nemico. E a risparmiare uomini e mezzi. Ma sta avanzando. Lenta e inesorabile. È, però, evidente che affonderà il colpo presto. Entro l’estate. Forse prima.

Washington sta per abbandonare la barca che affonda. E non per colpa dell’ostruzionismo repubblicano alla Camera. O per il, previsto e paventato, ritorno di Trump.

È l’Amministrazione Biden ad aver fretta di chiamarsi fuori dal pantano ucraino.

Troppo preoccupata per l’evolvere della situazione in Medio Oriente. E il rischio dello scontro con l’Iran. Senza contare la tensione crescente con Pechino.

MELONI, ZELENSKY E LA RACCOMANDAZIONE

«Non ti preoccupare i soldi li troveremo a costo di tagliare Sanità, Pensioni e Istruzione ma vedrai che potrai continuare la tua guerra tranquillamente»

«Grazie. Sei buona e comprensiva» f.d.b.

E poi, probabilmente, Zelensky ha esaurito la sua funzione. Portando al massacro un intero popolo. E ora non serve più. Anzi, sta divenendo un peso. Per punzecchiare l’Orso russo si aprono altre possibilità. La Moldavia, l’Armenia…

Ma in Europa ben pochi lo hanno capito. E accettato.

A parte Orban e Fico, che sono storia a parte, la Spagna e pochi altri. La maggioranza continua a comportarsi come dei lemming. Topi suicidi.

Dietro a Macron, che di tali ratti autolesionisti si è autoproclamato il leader.

E Mosca gli manda soldatini giocattolo. Tanto per rendere chiaro quanto i russi temano le forze armate europee senza l’ombrello protettivo americano.

Dà da pensare, no?

Ala.de.granha
Andrea Marcigliano

 

 

 

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