A chi oggidì capitasse di passare di fronte alla statua del filosofo Giordano Bruno, collocata nell’omonima piazza romana, non potrà sfuggire la ridda di strani personaggi che si accalca attorno alla statua del grande personaggio.

 

 

Roma statua di Giordano Bruno

 

A chi oggidì capitasse di passare di fronte alla statua del filosofo Giordano Bruno, collocata nell’omonima piazza romana, non potrà sfuggire la ridda di strani personaggi che si accalca attorno alla

Gentile Bellini, Ritratto del doge Giovanni Mocenigo, 1480.

statua del grande personaggio. Pseudo-hippies, radical chic, tossici, barboni, assieme ad orde di visitatori di mezzo mondo si accalcano in quella piazzetta, contribuendo a determinare quell’aria così “bohemiènne” che tutti vorrebbero attagliare alla figura del povero Giordano Bruno, in questo caso frettolosamente eletto ad icona di un ribellismo progressista che a lui mal si attaglia. Semmai quella di Bruno, fu una figura di ribelle sempre in fuga a causa delle proprie, anticonformiste opinioni. Le sue peregrinazioni lo portarono dalla natìa Nola, nel regno di Napoli, sino a Ginevra e da lì in Francia, in Inghilterra, sino agli inquieti principati dell’impero germanico e da lì di nuovo in Italia, a Venezia, presso il patrizio Mocenigo(1) che, dopo averlo ospitato lo avrebbe fatto imprigionare a tradimento, consegnandolo nelle mani dell’Inquisizione che lo avrebbe messo a morte dopo ben otto anni di prigionia, angherie ed umiliazioni. Inizialmente vestito il saio dell’ordine domenicano, Giordano Bruno avrebbe via via sviluppato un particolare percorso di pensiero attraverso opere come “De umbris idearum”, “Sigillus sigillorum”, “La cena de le ceneri”, “De l’infinito, universo e mondi” ed altre ancora, che ne avrebbero definitivamente sancito il ruolo di protagonista scomodo sul proscenio culturale dell’epoca. Ma, a ben vedere, anche se eretico, il pensiero di Giordano Bruno non fu né ateo, né materialista e né tantomeno anticipatore di un qualsivoglia tipo di casualismo.

Il suo pensiero costituì semmai l’ultimo disperato tentativo di dare uno scossone ad un ammuffito aristotelismo ingabbiato in un ancor più arrugginito sistema tolemaico. Ben lungi dall’essere materialista il pensiero di Bruno imprime un principio vitale all’intero essere, tale da far sì che forma e sostanza, anima e corpo qui coincidano perfettamente in una formidabile sintesi di pensiero. Giordano Bruno divinizza la natura a cui comunque non rinuncia a sovrapporre un superiore principio sconosciuto a cui tutto finisce con il fare capo. La sua è una concezione unitaria di universo, liberata dalle vecchie e paralizzanti suggestioni tolemaiche. Un universo unitario, infinito, eleatico dunque, a cui Bruno affianca comunque elementi della dottrina del divenire eracliteo ed elementi di pitagorismo per quanto attiene la dottrina della ruota delle nascite. In questo contesto l’uomo deve tendere a comprendere l’anima della natura per assumere il ruolo di novello plasmatore e demiurgo del mondo.

Giordano Bruno

Quanto alle religioni positive per Bruno esse sono appannaggio di un’umanità rozza ed ignorante; scopo e fine ultimo deve essere la comprensione razionale dell’ordine delle cose. Essere e Divenire, al pari di pitagorismo, neoplatonismo ed ermetismo assumono in Bruno la veste di una complessa sintesi misteriosofica, al centro della quale sta un uomo, mago ed artefice strettamente collegato ad una natura, non più oggetto passivo dell’azione umana, bensì viva ed interagente con quest’ultimo. Ben lontano quindi da postume suggestioni materialiste, il pensiero di Bruno cerca di proiettare sulla nascente Modernità una luce diversa. Giordano Bruno percorrerà tutte le fondamentali posizioni del pensiero del proprio tempo, scontentandole tutte. Dal cattolicesimo al protestantesimo calvinista, dall’antico al moderno, le posizioni del grande pensatore saranno ovunque viste con diffidenza se non con un’aperta ostilità, sino alla tragica morte avvenuta a Roma nel 1600 per mano di una Chiesa che in tal modo avrebbe suggellato definitivamente l’avanzata del materialismo e dell’economicismo.

A morire con Bruno sarà l’ultima possibilità di dimostrare che esiste anche un “altro” modo di concepire la metafisica e non solamente quello ammuffito e deteriorato dall’usura dei secoli, rappresentato da un aristotelismo di maniera. Con la morte di Bruno la metafisica occidentale farà il proprio “harakiri”. Da questo momento in poi, le cose in Occidente subiranno una robusta sterzata. Tematiche e prospettive del tutto nuove irromperanno sulla scena, travolgendo “in primis” proprio coloro che, con la morte di Bruno, credevano di riuscire a preservare in eterno le proprie posizioni di supremazia morale ed intellettuale.

 

IN CONCLUSIONE

Quello di Giordano Bruno fu il rogo del Pensiero e, più precisamente, di una forma di pensiero differente, nascosto, che sfuggiva ai dogmatismi ed alle semplificazioni di un Pensiero Dominante già

Giordano Bruno al rogo

allora Globale, uniformante e castrante la bellezza e l’energia del mondo e di cui la Chiesa Cattolica rappresenta l’esempio portante. Laddove è miseria, abbrutimento, sporcizia, ignoranza, bigottismo, ipocrisia, sfruttamento, laddove l’Uomo è visto quale laido malato, perdente e devirilizzato, sottomesso ad una ristretta oligarchia di favoriti, lì è il Globalismo e le sue radici, cattolico-universaliste e monoteiste-omologatrici. Lì era ed è la distruzione di Palmira, di Ninive, di Bamian, ma anche dei Catari, degli Indiani d’America, dei Palestinesi e di tutti i piccoli popoli del mondo, ma anche della Foresta Amazzonica, dei nostri mari e delle speranze di riscatto e di Potenza dell’Uomo e dei Popoli.

È il mostruoso predominio di un Unico Modello Tecno Economico, che viene da lontano, da un’infezione, da una peste scatenatasi più di due millenni fa nel Vicino Oriente e le cui conseguenze si fanno sentire ancora oggi. Contro chi si fa portatore di ignoranza, lerciume, sfruttamento, malattia morale, rispondiamo con la luce delle nostre radici indoeuropee, con la luce della civiltà europea. A chi discrimina rispondiamo con l’esempio della civiltà di Roma e con il suo Stato Etico, esempio unico di Tolleranza e Forza, Virtù e Temperanza. A chi propone nuove ed antiche sottomissioni, rispondiamo con il culto di quel Superuomo/Oltreuomo, in grado di superare i limiti del Bene e del Male, dalla Baghavad Gita a Nietzsche e Stirner, passando attraverso Vitalismo e Futurismo, in un percorso senza fine… No signori, la Storia non è finita, la “Gerusalemme in Terra” non si è realizzata e noi siamo qui a testimoniarvelo….

Umberto Bianchi

 

Fonte Ereticamente

 

 

Note

(1) Giovanni Mocenigo (Venezia, 1409 – Venezia, 4 novembre 1485) è stato il 72º doge della Repubblica di Venezia dal 18 maggio 1478 alla sua morte. Figlio di Leonardo e Francesca Molin, visse un po’ all’ombra del fratello Pietro e non fece un’importante carriera nel settore pubblico, anche se secondo alcune ipotesi ciò potrebbe esser dovuto al fatto che, avendo già il fratello incarichi di somma importanza, il governo veneziano volesse evitare d’accentrare troppo potere in capo alla stessa famiglia. Era sposato con Taddea Michiel, morta di peste il 23 ottobre 1479.

 

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