Giulietta e Romeo, forse la più famosa tragedia Shakespeariana

GIULIETTA… IN BLACK


Giulietta e Romeo, forse la più famosa tragedia Shakespeariana – quella che conoscono anche coloro che manco sanno chi fosse il Bardo – con Giulietta.. nera.

Non in abito nero, ma nera, black (non dite negra, per carità!) e vistosi caratteri afro.

Se ne parla, si discute. Si polemizza. È l’ennesimo trionfo della nuova (sub) cultura woke. Alla faccia di (noi) razzisti, maschilisti, sessisti, reazionari, suprematisti, fascisti…

Io, però, mi domando se i neri, quelli veri, ne siano, o ne debbono essere contenti. Parlo degli africani. E degli afro-americani, afro-europei ed altri afri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché, vedete, in questa smania di trasformare personaggi che appartengono alla cultura di noi “bianchi” in “neri” io vi vedo solo il più sottile, e peggiore, razzismo.

È come se dicessimo ai neri: voi non avete storia, letteratura, musica vostra. E noi, ora, vi risarciamo falsificando le nostre tradizioni. Perché siamo buoni, democratici, e ci inginocchiano davanti a voi. Anche se siete solo dei… poveracci.

Eh sì, perché noi abbiamo avuto Dante, Shakespeare, Cervantes, Goethe… mentre voi eravate appena scesi dagli alberi dove vi intrippavate di noccioline.

Noi abbiamo avuto Cesare, Napoleone… mentre voi vi ammazzavate a colpi di zagaglia per il possesso di una capra.

Noi abbiamo avuto Bach e Mozart. Voi al massimo un paio di suonatori di bongo…

E, questo, è il vero razzismo. Non dire che Giulietta Capuleti deve essere bianca. Perché è di Verona nella tragedia, anche se la novella del Bandello, probabile fonte, pone la storia a Cremona.

Comunque, Verona o Cremona, non vi erano fanciulle nobili nere. E neppure nell’Inghilterra elisabettiana.

È un assurdo. Come sarebbe assurdo che Otello venisse rappresentato come un vikingo, biondo ed occhiceruleo. Che specie di Moro sarebbe?

Sedar Senghor, primo presidente del Senegal, poeta e primo africano a sedere all’Accademia francese, a vent’anni dalla morte ha ricevuto l’omaggio della stampa. “Senghor è una delle figure chiave nella storia del Paese. Umanista e poeta convinto”, uno dei padri della Négritude, assieme ad Aime Cesaire della Martinica, “è stato anche un politico divisivo, rissoso, formidabile e astuto”, sottolinea il quotidiano L’As.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Africa ha una sua storia. E cultura. Arte e letteratura, soprattutto poesia orale, tramandata da cantori attraverso i secoli. Se leggerete il Decamerone Nero di Leo Frobebius, comincerete a capire.

Poi, nell’incontro, tragico, con l’Europa, ha cominciato ad avere poeti e scrittori così come noi li intendiamo. Alcuni grandi, come Senghor. Che fu presidente del Senegal. E scriveva in francese. Cantando, orgogliosamente, la “negritudine”.

E, poi, ci sono stati e ci sono poeti e scrittori neri in America. Dereck Walcott, caraibico, nero e creolo, è stato il più grande poeta, a cavallo tra il ‘900 e il 2000, in lingua inglese. Straordinario interprete dei miti classici, e dell’Arte italiana. Oméros, I levrieri del Tiepolo fra i suoi capolavori.

E non voglio parlare della, grande, musica jazz…

Musica e cultura jazz: la storia del genere e i suoi principali protagonisti

 

 

 

 

 

 

 

Ma dipingere di nero Achille, o Giulietta come in questo caso, non è rendere giustizia ai neri.

È prenderli, brutalmente, per il culo.

Ala.de.granha
Andrea Marcigliano

 

 

 

 

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