Credo che nessuno sia così accecato da non vedere come l’ensemble di governo abbia tratto poco profitto dalla scuola

 

Cartello del 1900, che mostra il Congresso degli Stati Uniti come l’asino di Buridano, incerto nella scelta tra il canale di Panama e quello del Nicaragua.

GLI ASINI CHE FANNO LA BUONA SQUOLA


Credo che nessuno sia così accecato da non vedere come l’ensemble di governo abbia tratto poco profitto dalla scuola, come il premier abbia una cultura formatasi sulle radio private e i suoi ministri non sappiano fare molto di più che recitare le poesiole liberiste a comando. Tuttavia, proprio per questo essi hanno un’idea didattica estremamente rozza, ma forte: quella che il mercato determina il sapere di base. Di qui tutta la buona scuola che alle concessioni sconce e clientelari nei confronti degli istituti privati di marca cattolica in nome di una libertà di insegnamento che viene negata in quella pubblica con la creazione di un preside padrone, anzi padroncino secondo una visione grottesca delle cose del Renzi caporale, imprenditore della precarietà.

Di qui anche il gioco ambiguo ed elettoralistico sui precari da assumere, in numero variabilissimo e probabilmente gonfiato in ragione elettoralistica con perfetta presa per i fondelli o da concordare in un lontano futuro, di qui l’abolizione delle supplenze rese del tutto inutili dentro una scuola quizzettara che è poi il vero orizzonte intellettuale del premier. E che pena vedere questi nostri “moderni” fare i pappagalli “amerikani” quando al di là dell’atlantico c’è una crisi di rigetto di questi sistemi di insegnamento rivelatisi alla lunga fallimentari.

La scuola – ruota della fortuna non serve più a fornire cultura e dunque libertà ai futuri cittadini, ma semplicemente ad addestrali all’ubbidienza e al conformismo aziendalistico. Un quadro deprimente in un Paese che voglia ritagliarsi un futuro, ma adeguato al livello di una imprenditoria che vive da decenni di bugie (vedi il costo del lavoro senza che nessuno abbia il coraggio di sbugiardala con le cifre) che in gran parte non ha più niente da dire in termini di inventiva, di innovazione e di futuro, che vive di riduzione di salari, di precarietà, di collusione opaca con la politica e di finanza. E questo vale sia che si parli delle scocche dell’ex Fiat, sia delle trasmissioni Mediaset che ancora sono quelle di vent’anni fa.

Proprio per questo è evidente che la buona scuola è, perdonatemi il gioco di parole, la futura premessa del job act: vi si incastra e delinea un Paese di serie c destinato nel corso degli anni ad essere fornitore di manodopera a basso costo, a bassa intensità di sapere e di senso di cittadinanza. Per la classe dirigente in grado di affrontare spese impossibili per la maggior parte della popolazione ci saranno pur sempre le scuole e le università private che oggi offrono una preparazione generalmente inferiore (gli alunni sono principalmente clienti), ma al contempo un senso di appartenenza su diversi livelli alla razza padrona. Per gli altri ci sarà solo una scuola pubblica via via strangolata quanto alle risorse e tiranneggiata da presidi manager obbedienti col potere che faranno fruttare bene la loro tirannia alla stregua degli amministratori di condominio.

A loro volta job act e buona scuola sono la premessa della tenuta del regime oligarchico. Gli asini sono asini sia che bruchino cardi, sia che mandino twitter.

Redazione
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