Gli infami obiettivi dell’oligarchia. Buon cittadino del mondo, impaurito e ridotto a maschera di uomo continua a credere che è colpa dell’orribile coronavirus e che non c’entra nulla la bolla finanziaria o il problema energetico 

Dmitry Orlov è un ingegnere, scrittore e scenarista russo-americano molto popolare nel mondo degli oppositori al sistema dominante. Il suo tema preferito è l’idea del collasso della potenza degli Stati Uniti e di riflesso del mondo occidentale, per motivi economici, ecologici e politici. La “crisi permanente” degli Usa, a suo avviso, condurrà al collasso per l’azione congiunta di insostenibili budget militari, disavanzi pubblici, un sistema politico non in grado di fornire risposte adeguate e per il calo della produzione di petrolio. Le sue convinzioni sono esposte in due libri mai tradotti in italiano, Reinventare il collasso(L.C.) e Le cinque fasi del collasso.(L.C.) Personalità bizzarra, vive da anni su una barca dotata di pannelli solari, con una fornitura per sei mesi di gas propano e una cambusa in grado di immagazzinare una grande quantità di generi alimentari. Chiama la sua barca una “capsula di sopravvivenza”. La sua massima è che “di fronte a un’economia al collasso, si dovrebbe smettere di pensare alla ricchezza in termini di denaro”.

 

Energie rinnovabili

Le energie rinnovabili, sotto forma di elettricità ricavata da energia eolica e solare, si sono rivelate troppo costose e poco attraenti per le reti elettriche a causa della loro intermittenza e dell’incapacità di immagazzinare grandi quantità di elettricità 

Le sue analisi sulla crisi mondiale da Covid-19 suscitano riflessioni. Uno dei suoi ultimi interventi, rilanciato dai siti “alternativi”, definisce infami, famigerati, gli obiettivi dell’oligarchia mondialista, nella cui agenda la pandemia riveste un ruolo centrale. Supponi di essere uno dei geni del male che gestiscono l’economia mondiale, propone Orlov ai lettori. Naturalmente, vorresti perpetuare il tuo potere in modo stabile, sicuro e redditizio. Vorresti risolvere i problemi in modo rapido ed efficace senza attirare l’attenzione su te stesso e sulle tue pessime abitudini. Per Orlov, tra i principali problemi da risolvere in maniera rapida e preventiva, dal punto di vista dell’oligarchia, vi è l’approvvigionamento energetico.

Un disegno di una piattaforma di perforazione a frattura idraulica 

In questo campo, la crisi è nota ai livelli di vertice da oltre vent’anni, ma è stata finora mascherata e la soluzione rimandata per motivi tecnologici e geopolitici. La crisi finale si avvicina sempre di più. L’ultima grande scommessa per gli Stati Uniti e il mondo, l’energia fossile ottenuta per fratturazione idraulica (fracking) sta fallendo, non essendo riuscita a realizzare profitti. La maggior parte delle aziende è in via di fallimento: un vantaggio per l’ambiente, visto l’inquinamento delle falde acquifere prodotto dal fracking. Le energie rinnovabili, sotto forma di elettricità ricavata da energia eolica e solare, si sono rivelate troppo costose e poco attraenti per le reti elettriche a causa della loro intermittenza e dell’incapacità di immagazzinare grandi quantità di elettricità. Le manovre geopolitiche, come il tentativo di rovesciare il governo del Venezuela per rubarne il petrolio e le sanzioni nei confronti della Russia sono fallite.

La Diga delle Tre Gole in Cina è la più grande centrale idroelettrica al mondo. L’energia idroelettrica, con un EROI ben superiore a 50, è fra le più convenienti energeticamente

Il tasso di “ritorno” di energia, continua a diminuire. Si tratta dell’indice EROEI(1), ossia il ritorno energetico sull’investimento, noto con la sigla EROEI, Energy Returned On Energy Invested, ovvero energia ricavata su energia consumata, il coefficiente che indica la convenienza di una fonte di energia in termini di resa netta. Quando il rapporto tra resa e consumo impiegato per produrla è inferiore a due, non ha più senso utilizzare quella fonte energetica.

L’oligarchia è pienamente consapevole della fine imminente dell’era dei combustibili fossili. Dall’avvento della prima industrializzazione basata sul carbone, la crescita economica è sempre stata accompagnata da un aumento proporzionale dell’uso di combustibili fossili. Quell’incremento sembra adesso impossibile. L’economia globale, per rimanere solvibile, fa affidamento sul credito per sostenere la produzione e la crescita continua. In questo schema, l’unica alternativa alla crescita continua è il collasso economico. L’oligarchia sta quindi lavorando alla ricerca di modalità per riequilibrare la complicata equazione energetica, chiudendo parti dell’economia globale per consentire alle altre di continuare a crescere. Una gigantesca partita a scacchi nella quale si sacrifica una parte delle pedine per salvare il gioco. I perdenti devono essere indotti a correre volontariamente al macello, “per il loro bene”.

Le più esposte sono le economie indebitate, tra le quali l’Italia. Il rischio più grande di collasso, tuttavia, lo correrebbero gli Stati Uniti, che vivono da decenni di prestiti e il cui gigantesco debito oscura tutti gli altri. In parallelo con la graduale perdita dello status di valuta di riserva del dollaro USA e dell’immenso privilegio di stampare moneta secondo necessità, ciò ha posto gli Stati Uniti all’epicentro di un possibile collasso finanziario. L’oligarchia ha compreso la portata del panico dell’agosto 2019 sul mercato dei pronti contro termine, il Repo, (repurchase agreement) l’impianto idraulico del sistema finanziario che tratta due trilioni di dollari al giorno. In quei giorni convulsi, l’interesse sui prestiti overnight (il tasso al quale le banche prestano denaro per la durata massima di 24 ore) con garanzia del debito federale degli Stati Uniti è salito al dieci per cento. Una crepa vistosa sulla facciata del sistema finanziario.

Una nave da crociera

A differenza della benzina, che serve per spostarsi in piccoli veicoli ed è in gran parte uno scarto creato dalle raffinerie di petrolio, i distillati di petrolio come cherosene, carburante per bunkeraggi, olio combustibile e gasolio sono la linfa vitale dell’economia globale. Il loro utilizzo per trasportare i turisti verso luoghi di villeggiatura è diventato, agli occhi di lorsignori, uno spreco enorme, insostenibile 

Brenno, capo dei Galli, e Marco Furio Camillo, dopo il sacco di Roma

Gli Stati Uniti non sono più in grado di finanziare i deficit di bilancio con prestiti dall’estero, poiché molti fondi e Stati sono ora venditori di titoli di debito statunitensi. Il governo americano prende in prestito quasi la metà della sua spesa, accumula debito a breve termine due volte più velocemente di quanto potrebbe sperare di ripagarlo. L’immagine usata da Orlov è quella di un toro testardo in piedi in mezzo ai binari che cerca di fermare con lo sguardo feroce un treno in arrivo. Questo non è propriamente vero, poiché la politica di potenza americana si basa in gran parte su una superiorità militare e tecnologica in grado di gettare sulla bilancia il peso della spada, come Brenno al tempo di Roma.  

Vero è che l’economia finanziaria resta un gigantesco schema Ponzi piramidale legalizzato. Tutti gli schemi piramidali falliscono, e tendono a farlo più o meno istantaneamente. Di qui la certezza che l’oligarchia stia cercando un modo per anticipare il collasso mantenendo il controllo. Il principale obiettivo a breve termine, se questa interpretazione ha senso, è di evitare il peggio (per gli iperpadroni) facendo precipitare l’economia mondiale in una specie di coma farmacologico, alimentandola artificiosamente con un’infusione di denaro gratuito. Questa interruzione temporale fornisce l’opportunità di apportare correzioni di sistema drammatiche per le popolazioni.

La tesi è che non ci sarà più abbastanza energia per far funzionare l’economia globale; ecco perché interi settori devono essere abbandonati. Essenziale è comprendere che l’iperclasse che gestisce il mondo non ha alcun senso e vincolo morale o nazionale; ciò che conta è che alla fine della ristrutturazione (il Grande Reset) ciò che resterà sia solido, intatto nelle loro mani e sufficientemente ampio da comprendere la parte dell’umanità che lorsignori non ritengono superflua. 

Un’ottima opportunità, immediatamente realizzabile grazie alla paura amplificata artificialmente della pandemia, è distruggere la mobilità di massa, il turismo internazionale e il grande settore ricreativo. Molto è già stato fatto: l’industria alberghiera e il settore dei trasporti sono devastati, trascinando con sé ristoranti, terme e tutte le altre attività che accolgono lo svago di massa. Le navi da crociera verranno smantellate per essere rottamate. Ciò riduce il consumo di distillati di petrolio. A differenza della benzina, che serve per spostarsi in piccoli veicoli ed è in gran parte uno scarto creato dalle raffinerie di petrolio, i distillati di petrolio come cherosene, carburante per bunkeraggi, olio combustibile e gasolio sono la linfa vitale dell’economia globale. Il loro utilizzo per trasportare i turisti verso luoghi di villeggiatura è diventato, agli occhi di lorsignori, uno spreco enorme, insostenibile.

Ma se l’uso di distillati di petrolio è in calo, lo è anche la benzina, che rappresenta circa la metà dei prodotti di raffinazione del petrolio greggio. La soluzione pensata è impedire a milioni di persone di recarsi al lavoro facendoli lavorare da casa. È puro spreco fornire agli impiegati un posto dove dormire e un altro dove lavorare; possono fare tutto dalla loro stanza e con connessione Internet personale, utilizzando lo stesso computer e il medesimo telefono cellulare. Se non c’è più bisogno di muoversi, scompare anche l’esigenza di mantenere gli uffici nelle grandi città. Città e periferie possono spopolarsi. La popolazione può “telelavorare” altrettanto facilmente in città, in periferia e in campagna. La necessità di recarsi al supermercato per le provviste può essere sostituita da un camion per le consegne settimanali, che consente anche la chiusura della maggior parte delle attività commerciali al dettaglio.

Una volta che non è più necessario fare il pendolare e guidare verso i negozi, diventa possibile ridurre la mobilità complessiva della popolazione, riducendo ulteriormente il consumo di energia. Il modo migliore per farlo è eliminare il trasporto privato a lunga distanza introducendo tasse, pedaggi autostradali molto elevati e allo stesso tempo istituendo norme rigorose per consentire ai passeggeri l’accesso a bordo dei mezzi pubblici, dei treni o aerei. Questo sembra essere il ruolo a lungo termine delle misure di salute e sicurezza pubblica che stiamo sperimentando.

Un effetto collaterale della dispersione della popolazione lavoratrice limitandone la mobilità è che la protesta politica diventa inutile. Una volta che le persone non sono più autorizzate a riunirsi e manifestare in massa, i loro movimenti di protesta diventeranno virtuali, circoscritti alle piattaforme dei social media che possono facilmente essere chiuse, e già assolvono egregiamente al ruolo di profilazione individuale e censura preventiva. Le autorità possono monitorare senza ostacoli il traffico Internet e telefonico e limitare o impedire il movimento fisico di chiunque ritengano sospetto. Anche i costi per mantenere l’ordine, disperdere le manifestazioni e reprimere le rivolte si ridurranno notevolmente.

Una misura di cui stiamo vedendo i primi segni consiste nel cessare di mantenere l’ordine nei grandi agglomerati, il che consente ai criminali e ai saccheggiatori di spadroneggiare liberamente e quindi provocare un esodo volontario dalle città. Un altro effetto del declino delle grandi città sotto il peso di ondate di criminalità e proteste, assai gradito al sistema, sarà che i residui manifestanti e rivoltosi potranno essere immediatamente individuati, arrestati e usati come schiavi. La sorveglianza elettronica contemporanea, con monitoraggio del telefono cellulare, video sorveglianza e riconoscimento facciale basato sull’intelligenza artificiale, semplifica l’identificazione e la localizzazione. Negli Stati Uniti masse di semi schiavi lavorano duramente nelle prigioni privatizzate. La popolazione sgradita o eccedente si trasforma in lavoro gratuito, ovvero, se le parole hanno un senso, in schiavitù.

Un’importante fonte di spesa energetica è dedicata ai lussi, o meglio alle scelte individuali. In un’economia di libero mercato, la scelta del consumatore è sacrosanta e un gran numero di aziende si occupa di tutto, dai saloni di bellezza alla cura dei cani, bar, ristoranti, servizi di ogni tipo, palestre, studi di massaggi e yoga, abbigliamento firmato, ecc. Nessuna di queste attività è essenziale e quindi può essere chiusa a condizione che si trovi una scusa di pubblica sicurezza. Al posto di tutto questo, potrebbe essere individuato un paniere di beni di consumo essenziali da consegnare a domicilio, gratuitamente e regolarmente, da squadre armate.

Lo scenario può sembrare eccessivo o folle, ma quello che stiamo vedendo in questi mesi è forse tanto diverso? Normalmente, ci si aspetterebbe che precipitare l’economia mondiale in un coma indotto incontri una forte resistenza. La soluzione dei padroni universali è spaventare per sottomettere, con lo spauracchio di un virus sufficientemente serio da terrorizzare le masse. L’allarmismo più fosco si è impadronito della comunicazione mainstream proprio nel momento in cui frange di opinione iniziano a non credere alla narrazione ufficiale e interi comparti produttivi avvertono la morsa della povertà incombente. Comincia ad affiorare un certo discredito degli allarmisti “ufficiali”. Tuttavia, sinora nel gioco sporco della paura sta vincendo l’oligarchia. 

I più reattivi stanno cominciando a rendersi conto che le misure d’emergenza tese a fermare la diffusione del virus stanno causando danni – economici ed esistenziali – più gravi di quelli causati dal contagio. Ma niente di tutto questo conta: il coma economico globale è stato indotto come previsto e solo le nazioni e le economie più forti ne usciranno. Questo terribile tempo sospeso darà all’oligarchia globale la possibilità di risolvere, in base ai suoi interessi di dominio, alcuni fastidiosi problemi prodotti dai popoli: innanzitutto la longevitàil sovraffollamento di pensionati. I fondi pensione si svuoteranno per diminuzione dei contribuenti e non ci saranno risorse per la sanità, interamente dedicata al Covid-19.

Potranno generalizzare l’automazione e la robotizzazione, ridurre l’intensità energetica dell’economia, mantenere un controllo molto stretto sulla forza lavoro, dispersa e probabilmente costretta al precariato di massa. La distruzione sistematica della scuola, di cui vediamo non i sintomi, ma i risultati, consentirà di ottenere un declino dell’intelligenza, con la diminuzione delle funzioni cognitive del cervello umano, consegnate ai server che eseguono algoritmi di intelligenza artificiale. I sistemi di istruzione pubblica sono già stati separati dallo sviluppo intellettuale e limitati all’insegnamento di abilità strumentali, a premere pulsanti e obbedire ai comandi della macchina.

Forse abbiamo torto e siamo catastrofisti: lo scopriremo vivendo e saremo i primi a essere felici di essere stati inutili Cassandre. Ma tu, buon cittadino del mondo, impaurito e ridotto a maschera di uomo, continua a credere che è tutta colpa dell’orribile coronavirus. Non c’entra nulla la bolla finanziaria, il problema energetico, la guerra commerciale Usa-Cina, la Grande Trasformazione imposta alla tua vita. Sì, proprio alla tua vita, se avrai la fortuna di sopravvivere alla seconda e terza ondata del contagio per merito delle provvide misure della Gran Madre governativa per offrire fiducioso il braccio al vaccino che salverà i superstiti. Ti desterai dal coma e tutto, magicamente, tornerà come prima.  

Roberto Pecchioli

 

Note:

(1) EROEI. Il ritorno energetico sull’investimento energetico, più noto con la sigla EROEI (o EROI), acronimi dell’inglese Energy Returned On Energy Invested (o Energy Return On Investment), ovvero energia ricavata su energia consumata, è un coefficiente che, riferito a una data fonte di energia, ne indica la sua convenienza in termini di resa energetica. Qualsiasi fonte di energia costa una certa quantità di energia investita, da considerarsi come congelata nella fonte di energia stessa (per la costruzione e il mantenimento degli impianti), quantità che l’EROEI cerca di valutare. Da un punto di vista matematico, è il rapporto tra l’energia ricavata e tutta l’energia spesa per arrivare al suo ottenimento. Ne risulta che una fonte energetica con un EROEI inferiore ad 1 è in perdita da un punto di vista energetico. Fonti energetiche che presentano un EROEI minore di 1 non possono essere considerate fonti primarie di energia poiché il loro sfruttamento impiega più energia di quanta se ne ricavi. L’EROEI si rivela un parametro fondamentale per operare scelte strategiche di politica energetica, valutando e comparando l’approvvigionamento fra diverse fonti energetiche. L’EROEI misura quanta energia viene ricavata da un impianto nella sua vita media rispetto a quella impiegata per costruirlo e mantenerlo.

 

Libri Citati

 

  • Reinventing Collapse: The Soviet Experience and American Prospects
  • Dmitry Orlov
  • Editore: New Society Publishers
  • Anno: 2011
  • Rilegatura: Paperback / softback
  • Pagine: 208 p.
  • Testo in English
  • Dimensioni: 229 x 153 mm
  • Peso: 341 gr.
  • EAN: 9780865716858Acquista . € 14,38

 

Descrizione

Gli Stati Uniti sono in forte declino. Afflitti da debiti, da un’economia in contrazione e catastrofi ambientali paragonabili a quelli di Chernobyl, gli Stati Uniti hanno ripercorso la traiettoria dell’Unione Sovietica nei primi anni ’80 verso la bancarotta nazionale e la dissoluzione politica. Confrontando un collasso che ha fatto il suo corso ed uno che si sta svolgendo ora. Dmitry Orlov offre una visione unica al presente e al futuro dell’America. Mentre le previsioni di Orlov continuano a avverarsi, i suoi scritti continuano a ottenere l’accettazione da parte del mainstream. Questa edizione rivista e aggiornata di Reinventing Collapse esamina le circostanze della fine della superpotenza sovietica e offre chiare intuizioni su come potremmo prepararci per gli eventi che si stanno svolgendo oggi. Orlov non dà pace ai profeti di sventura, trovando ampio spazio per l’ottimismo, se solo concentriamo i nostri sforzi sulla trasformazione personale e culturale invece di cercare di perpetuare uno status quo impossibile. Questo lavoro stimolante ma stimolante e sorprendentemente ottimista è una lettura obbligata per chiunque sia preoccupato per il picco del petrolio, l’ambiente, la geopolitica, le relazioni internazionali e la vita in un mondo con risorse limitate. Dmitry Orlov è un ingegnere americano che è stato testimone oculare del crollo sovietico e ha scritto molto sull’argomento dell’imminente collasso degli Stati Uniti.

 

  • The Five Stages of Collapse: Survivors’ Toolkit
  • Dmitry Orlov
  • Editore: New Society Publishers
  • Anno: 2013
  • Rilegatura: Paperback / softback
  • Pagine: 288 p.
  • Testo in English
  • Dimensioni: 229 x 153 mm
  • Peso: 426 gr.
  • EAN: 9780865717367.  Acquista . € 16,60

Descrizione

Di fronte all’impotenza politica, all’esaurimento delle risorse e al catastrofico cambiamento climatico, molti di noi si sono riconciliati con un futuro incerto. Tuttavia, la percezione popolare di come questo futuro potrebbe effettivamente svolgersi varia enormemente da “una recessione grave e prolungata”, alla “lunga emergenza” di James Howard Kunstler, al completo collasso della civiltà. In The Five Stages of Collapse, Dmitry Orlov ipotizza una tassonomia del collasso, offrendo una prospettiva sorprendentemente ottimistica sulla sopravvivenza ai cambiamenti radicali della giornata con salute e sanità mentale intatte. Sostenendo che è durante i periodi di interruzione e di estrema incertezza che diventa possibile un ampio cambiamento culturale, Orlov guida il lettore attraverso le sfide del collasso finanziario, commerciale e politico. Suggerisce che se le prime tre fasi vengono soddisfatte con le risposte appropriate, un ulteriore guasto può essere arrestato prima che si raggiungano gli estremi del collasso sociale e culturale. Attingendo a un esame dettagliato delle società post-collasso, tra cui il popolo somalo dell’Africa, i Pashtun dell’Afghanistan, i Rom dell’Europa centrale e orientale e persino la mafia russa, The Five Stages of Collapse descrive adattamenti di successo in aree come la finanza , autogoverno e organizzazione sociale e culturale. Questi affascinanti casi di studio forniscono una prospettiva unica sulle caratteristiche che determinano comunità altamente resilienti. Ricco dell’umorismo oscuro del marchio Orlov, questo è un prezioso toolkit per creare soluzioni post-collasso praticabili. Dmitry Orlov è nato a Leningrado, in Russia, ed è immigrato negli Stati Uniti. È l’autore di Reinventing Collapse e gestisce il famoso blog Club Orlov.

 

 

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