Un silenzio assordante 

GLI OROLOGIAI DELLA GUERRA


Una cosa colpisce in mezzo al frastuono dissennato dell’informazione ed è il silenzio: da quando è esplosa l’operazione di Hamas, l’Ucraina è sparita dai giornali e guarda caso proprio in coincidenza con il passaggio dei russi all’offensiva. Anche volendo non si può evitare di pensare che siamo davanti a un meccanismo ad orologeria e che  questa esplosione in Palestina è avvenuta proprio nel momento in cui la Nato si trova in gravi difficoltà, visto che sta finendo le armi, sta finendo le sanzioni, che gli Usa stanno limitando gli aiuti per questioni politiche interne e avvisano che comunque tali aiuti non potranno essere per sempre: la Washington che conta e che si nasconde dietro la grottesca maschera di Biden, sta  cercando disperatamente di sottrarsi a una sconfitta epocale, semplicemente filandosela all’inglese, riducendo gli invii di armi e di soldi e accusando il regime di Kiev che essi hanno controllato in ogni fase e in ogni ambito di essere troppo corrotto (quasi come la Casa Bianca).  Addirittura, nei giorni scorsi il quotidiano di una delle più antiche università americane, The Tufts Daily(1) ha riscoperto l’imbarazzante presenza di elementi nazisti nell’esercito ucraino, discutendo dell’opportunità di continuare a sostenere il Paese da parte della comunità internazionale e in particolare degli Stati Uniti. L’obiettivo principale dell’articolo è il battaglione Azov, che la Russia riconosce come organizzazione estremista e terroristica ma che dopo qualche iniziale imbarazzo è stato esaltato dalla volgare politica europea.

Il Battaglione Azov
Monumento di Stepan Bandera a Lviv, Ucraina

Vale la pena soffermarsi su questo articolo perché davvero un capolavoro: gli autori sostengono che l’integrazione dell’Azov nelle forze armate ucraine è un indicatore del fatto che il governo ucraino consente la presenza dell’estremismo neonazista nelle sue forze armate. Ma guarda e come mai non si era compreso un anno e mezzo fa? Successivamente viene analizzata la posizione della Kiev ufficiale, dove “sono stati notati” esempi di aperto sostegno all’ideologia neonazista, tra cui la citazione delle parole di Stepan Bandera, noto per la sua collaborazione con i nazisti, in dichiarazioni del ministro ucraino parlamento. Non avevate capito che Bandera è l’eroe nazionale ucronazi e che la sua foto è presente ovunque. Vabbè’ siete americani, ma insomma quanto ci vuole a capire…

L’improvvisa rinascita degli scrupoli dopo l’ignobile sceneggiate del  vecchio appartenente alle SS festeggiato dal parlamento canadese,  è così ipocrita da lasciare senza fiato ma mostra con chiarezza ciò che si muove nella pancia americana, ovvero nascondere dietro un nuovo fronte  in Medio Oriente la sconfitta ucraina e magari dare l’impressione di una potenza che in realtà se la può prendere solo con i deboli, ma che con i forti lascia che siano gli altri a rimetterci la pelle. Chi siano precisamente gli orologiai che hanno messo le lancette con tanta precisione è difficile dirlo, così come non è facile comprendere chi ne pagherà le conseguenze, a parte i palestinesi ovviamente, sottoposti a un nuovo massacro, ma credo che lo scontro intorno alla striscia di Gaza durerà fino a quando noi pesci rossi avremo dimenticato l’Ucraina e ci verrà detto che… basta, questi sono corrotti e nazisti e non potevano che essere sconfitti persino dalla Russia.

Chi sono gli orologiai?

Così passa inosservato il pugno russo che comincia a macinare ciò che resta dell’esercito ucraino e rende assai arduo per non dire impossibile tenere in piedi la commedia della vittoria ucraina che è riuscita ad abbindolare molta gente nonostante la sua palese vacuità e nonostante il pericolo della guerra che ancora non ha assalito gli stupidi. Tuttavia, passa anche inosservato come la vicenda palestinese potrebbe tradursi in una catastrofe per l’occidente e per Israele visto che non sarà più possibile gestire la questione all’interno dell’occidente come di fatto è accaduto fino ad oggi. Il grande Cigno nero sta navigando verso gli idioti che ci governano.

Redazione

 

 

 

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(1)

 

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