Potenza globale, egemonia culturale e guerra permanente: il volto meno raccontato dell’impero.

«Gli Stati Uniti rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso»
Perché la supremazia statunitense non è difesa, ma sistema di dominio.
di Andrea Zhok
Questo testo sostiene una tesi scomoda ma difficilmente eludibile: Stati Uniti rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso, non per una deriva recente, ma per la continuità storica della loro azione. Dalla fondazione a oggi, gli USA si configurano come la più potente macchina bellica del pianeta: il paese che ha combattuto il maggior numero di guerre, rovesciato governi sovrani, fomentato colpi di Stato e destabilizzato intere regioni del mondo. Con l’unica eccezione di Pearl Harbor, questa potenza militare non è mai stata impiegata in senso strettamente difensivo, ma come strumento di tutela e espansione di interessi economici e geopolitici. A ciò si aggiunge un primato tragico e incontestabile: gli Stati Uniti restano l’unico paese ad aver utilizzato armi nucleari contro popolazioni civili, inaugurando una soglia di violenza irreversibile nella storia umana. Ma la forza americana non si esercita solo con le armi. Al contrario, il suo vero capolavoro strategico è il soft power, una capacità senza precedenti di modellare l’immaginario globale. In questo senso, Hollywood non è semplice industria culturale, ma un autentico apparato ideologico: produce miti, giustificazioni morali, autoassoluzioni narrative che trasformano l’impero in racconto edificante. Oggi, accanto al cinema, questo ruolo è svolto dai social media globali, quasi interamente concentrati in California e perfettamente integrabili — per pressione o collaborazione — con gli apparati di sicurezza come la NSA. Il risultato è una potenza capace di colpire simultaneamente corpi, economie e coscienze. Emblematico, infine, il paradosso fondativo: uno Stato che stermina i popoli nativi e poi li trasforma in materia cinematografica, interpretando di volta in volta il ruolo del conquistatore civilizzatore o dell’anima sensibile e pentita. “Gli Stati Uniti rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso” non è un atto di antiamericanismo emotivo, ma un’analisi del potere quando diventa totalizzante: militare, culturale, simbolico. Un invito a guardare oltre il mito, e a interrogarsi sul prezzo reale dell’egemonia globale. (N.R.)
Gli USA sono la più grande macchina bellica del pianeta.
Sono il paese di gran lunga più aggressivo, il paese che ha fatto più guerre dalla sua fondazione, che ha rovesciato più regimi e fomentato più colpi di stato. Con l’eccezione di Pearl Harbour, quella macchina bellica non è mai stata utilizzata a fini difensivi ma sempre per promuovere i propri interessi economici.
Sono anche l’unico paese al mondo ad avere utilizzato bombe atomiche sulla popolazione civile.
Sono il paese che ha il più grande soft power del pianeta, di cui Hollywood è il principale braccio armato, capace di creare nel mondo un’immagine di sé integralmente fantastica e di farne un’arma egemonica.
Accanto a Hollywood oggi il secondo braccio armato è rappresentato dai social media internazionali, tutti incardinati in California (tranne uno) e tutti a disposizione per qualunque pressione o indirizzo della NSA.
Sono il paese che, per usare una sineddoche, stermina un popolo (pellerossa) e poi ci fa su migliaia di film per presentarsi di volta in volta con tutte le parti in commedia: come coraggioso esportatore di civiltà o come animo nobile, simpatetico con la dolorosa sorte degli indiani.
Questo paese è guidato da un’oligarchia a base finanziaria che lascia alla minoritaria plebe votante scelte come quelle tra Trump e Biden, cioè scelte tra una padella demente e una brace squilibrata. In ogni caso ogni rappresentante politico, dal Senato alla Presidenza, anche quando più presentabile, è manipolabile e condizionato, potendo venire eletto solo se si è indebitato e compromesso a peso d’oro con i maggiorenti del paese.
Questo paese sta informalmente dichiarando guerra al mondo intero, lasciando la scelta tra la sottomissione con tributi e la devastazione (economica e/o militare).
L’attuale proposta di Trump di portare il budget militare dalla cifra già record di 1000 miliardi di dollari a 1500 miliardi di dollari – per un confronto: Russia 109 miliardi, Cina 320 miliardi – significa una sola cosa: guerra illimitata (poi talvolta sarà guerra ibrida, talaltra “polizia internazionale”, qualche volta un bombardamento una tantum, altre volte un’invasione come si deve).
Ovviamente il pluridecennale lavaggio del cervello cui siamo stati sottoposti in Occidente farà sì che schiere di diversamente astuti vedranno in queste parole un qualche mitico “antiamericanismo”, e si sbracceranno a spiegarti che la vera minaccia è Putin che vuole arrivare a Lisbona o è la Cina che vuole imporci il credito sociale, o sono i “comunisti”.
Ma al netto di questi (diffusissimi) scemi di guerra la semplice verità è che oggi gli USA rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso.

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