Quando la storia bussa con gli stivali ai piedi

GLI STIVALI DELLA STORIA

Dal soffitto di Hegel ai cieli di Pechino: cronache dal rumore della Storia che avanza

Il Simplicissimus

Cosa significa sentire gli “stivali della Storia” oggi, nell’epoca dei droni cinesi e delle crisi geopolitiche globali? Prendendo spunto da un celebre aneddoto su Hegel e l’arrivo delle truppe napoleoniche, questo pezzo riflette sull’impatto concreto e simbolico del potere in movimento: dal privato al planetario, dalla soffitta del filosofo al cielo sopra lo SCO. Tra la decadenza del modello occidentale e l’ascesa dei Brics, si delinea un nuovo equilibrio mondiale in cui l’Occidente sembra sempre più un attore di contorno. E mentre Hollywood continua a vendere illusioni, altri Paesi, più silenziosamente, stanno riscrivendo i copioni della storia. (Nota Redazionale)


Ci sono molti modi di reagire agli “stivali della storia”* che Hegel, l’inventore di questa espressione, sentiva nella marcia delle truppe di Napoleone. Egli stesso si rifugiò in soffitta, assieme alla sua padrona di casa il cui appartamento era stato requisito dagli ufficiali dell’Empereur e fece quello che si faceva allora in simili condizioni, ovvero un figlio e non chiacchiere sui social. Ieri ho presentato la nuova arma aerea della Cina che tanto spaventa il Pentagono e che oggi vola per la prima volta in pubblico in occasione del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai (Sco). Qui praticamente l’Occidente è assente, ci sono i rappresentanti dei Brics e decine di altri Paesi che fanno parte del Sud del mondo e che rappresentano la grande maggioranza dell’umanità e ora anche una maggioranza economica sempre più evidente. Non voglio farla troppo lunga, ma alla sconfitta che la Nato sta subendo in Ucraina e che ha messo in luce anche una certa arretratezza negli armamenti che invece venivano esaltati come i migliori (Hollywood dopotutto ha i suoi limiti, non va oltre la bidimensionalità degli schermi), si aggiunge anche una certa obsolescenza economica.

Qui sotto potete vedere una tabella in cui si confronta la crescita dei Brics con i Paesi del G7 e benché questi ultimi possano godere di statistiche diciamo così” benevoli”, a volte proprio manipolate, mentre quelle sugli altri sono sempre più severe, la differenza è palese:

Basta un’occhiata per sentire gli stivali della storia, per vedere che la crescita, in tutti i sensi, è altrove, nonostante che questi numeri rispondano a criteri costruiti in e per l’Occidente. Ci si può rendere conto che, limitandosi ad avere rapporti solo fra di loro, i Paesi occidentali non fanno altro che approfondire e accelerare la propria crisi, come se la fine della capacità di sfruttare e minacciare gli altri fosse l’elemento decisivo della loro prosperità ormai in rapido declino. Considerare nemici coloro con cui si potrebbe collaborare, è l’ennesima strategia di sopravvivenza del capitalismo estremo che ora sta sacrificando l’Europa per poter ballare ancora qualche estate. Così semmai saranno gli Usa a riavvicinarsi a Mosca, impedendo agli europei di farlo e finanziando le élite politiche del nostro continente, costruite in laboratorio, a rimanere in uno stato di guerra permanente. Erano invece gli europei che avrebbero dovuto per primi abbandonare il tentativo di creare una specie di porcospino occidentale tenuto assieme da tutte le stravaganti, false o mortali ideologie che ne costruiscono la dottrina: basti solo pensare allo stridore che fa il culto del multiculturalismo con la russofobia o l’arabo fobia. I maestrini cazzari hanno un gesso di pessima qualità che stride sulla lavagna. Di questo passo l’unico avvenire possibile è la sconfitta su tutti i fronti: militare, economico e sociale.  È quasi ovvio dire che tutto questo non sarebbe accaduto senza l’Ue perché, pur nella deferenza verso Washington, ogni Paese avrebbe potuto coltivare almeno un pezzo di politica estera e commerciale e non si sarebbe creata una nuova cortina di ferro che ci costringe ad essere la parte perdente.

 

Redazione

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