Ovvio che gli anticomunisti ricordino con simpatia Gorbaciov

GORBACIOV, NON L’UOMO CHE UCCISE IL COMUNISMO

GIÀ MORTO, MA CHE REGALÒ L’ANIMA RUSSA PER UN FAST FOOD


Qualcuno si è indignato di fronte al post di Marco Rizzo che celebrava, con champagne tenuto in fresco per l’occasione, la morte di Michail Gorbaciov (scegliamo una delle varie traslitterazioni). Sono gli stessi che, di fronte al cadavere di un ragazzo assassinato, chiedono alla madre se è pronta a perdonare l’assassino. Rizzo no. Non aveva mai perdonato chi ha ucciso l’Unione sovietica. Chi ha consegnato all’Occidente il cadavere, neppure imbalsamato, del comunismo.

Ovvio che gli anticomunisti ricordino con simpatia Gorbaciov, altrettanto ovvio che i nostalgici continuino a odiarlo anche ora che è morto.

Poteva agire diversamente, Gorbaciov? Certo che sì, è riuscito a sbagliare tutto. Non era all’altezza di un compito che non aveva cercato. Era comunista ed aveva cercato di salvare il salvabile. Ma ha segato il ramo secco su cui era seduto. Anche perché l’intero albero era seccato. Non c’era più alcuna linfa vitale a sorreggere l’immensa struttura parassitaria e burocratica. L’apparato aveva ucciso l’URSS prima ancora che il compagno Michail stilasse il certificato di morte.

Marco Rizzo

I suoi disastri, però, sono arrivati dopo. Quando si è fidato di un Occidente che, già allora, non si accontentava della fine del comunismo ma voleva l’annientamento dell’impero russo. Russo, non sovietico. C’è sempre stato questo sentimento di inquietudine nei confronti di un mondo mobile, nomade, eurasiatico che non si era rassegnato prima alla supremazia inglese e poi a quella statunitense. Bisognava distruggere Mosca, non Marx.

E l’ingenuo Gorbaciov ha accettato di tutto e di più. Non solo la cancellazione del Patto di Varsavia, la disgregazione dell’impero, il disarmo e poi la povertà per il popolo russo. Ha accettato soprattutto l’umiliazione dell’anima russa e questo non glielo ha mai perdonato neppure il grande dissidente anticomunista Aleksandr Solzenicyn, nonostante gli anni trascorsi nei gulag.

Una umiliazione che è alla base del sentimento russo anti-atlantista, ma che è stato provocato proprio dagli occidentali convinti di poter distruggere un’anima popolare sostituendola con i fast food, con il fashion europeo e americano. Ti vendo gli stilisti e gli influencer e in cambio mi regali cultura, sentimenti, cuore. Me li regali affinché io possa buttar tutto nell’immondizia. Questo è stato il grande fallimento di Gorbaciov, non la certificazione che il cadavere del comunismo iniziava a puzzare. Ha sbagliato Rizzo? Forse si, considerandolo un ignobile traditore quando era solo un comunista incapace che avrebbe meritato disprezzo, non odio.

Enrico Toselli

 

 

 

 

 

 

 

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