“Ciò che sta accadendo a Gaza è una ribellione di un carcere…

Pablo Picasso, Guernica” (1937) Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

GUERNICA CONTEMPORANEA


In questo maledetto momento della storia con tutto ciò che sta accadendo in Palestina rischia tra le altre cose di perdersi la differenza tra ebraicità, ebraismo e sionismo ovvero la versione più rozza e violenta di una cultura facendo credere che siano i nazionalisti estremi di Israele a rappresentare l’essenza di un intero un popolo. Questo è almeno ciò che impone il fascismo occidentale che per i suoi intrecci di denaro e potere ha imposto la tesi che criticare il sionismo sia per ciò stesso un atto di antisemitismo. In realtà siccome anche i palestinesi sono semiti, il più grande stato antisemita sarebbe proprio Israele. Ma lasciamo stare queste sciocchezze ideate per gli imbecilli di ritorno e diamo uno sguardo più ampio. Vi propongo un articolo di Alexandr Prokhanov, uno scrittore noto e amato in Russia che dipinge benissimo il quadro della situazione.

Ciò che sta accadendo a Gaza è una ribellione di un carcere e la sua sanguinosa repressione. Ci fu l’annientamento da parte dei nazisti della ribellione ebraica nel ghetto di Varsavia e oggi Israele, con altrettanta crudeltà, sta reprimendo la ribellione a Gaza. Nel 1948 lo Stato israeliano piombò sulle terre palestinesi come un meteorite, bruciando tutto intorno e lasciando un gigantesco cratere. Da allora, Israele ha portato i palestinesi dalle loro terre natali nei campi profughi, riempiendo le sue carceri di ribelli ed è fin troppo chiaro che la battaglia dei palestinesi con Israele è una battaglia degli oppressi contro i loro oppressori.

I sionisti sostengono che nel 1948 Israele tornò nella sua patria storica. La Bibbia racconta come venne creata questa “patria storica”. Gli ebrei guidati da Mosè non giunsero in un luogo vuoto o in un deserto: giunsero in terre abitate da un popolo prospero, i Cananei, che avevano costruito città e piantato uliveti. E i Giudei devastarono le loro città e trucidarono i loro abitanti gettandoli nella calce viva. Hanno sterminato i Cananei con la stessa crudeltà con cui ora stanno annientando Gaza che è diventata una camera a gas e una città di fantasmi dove bambini e anziani muoiono nell’angoscia.

Ma Israele non è altro che il figlio dell’America. Miliardi di dollari fluiscono dall’America a Israele, nutrendo l’esercito e difendendo l’ordine che l’America desidera. Nella battaglia contro Israele, i palestinesi combattono contro l’America. L’esercito russo, combattendo contro gli ucraini, combatte contro l’America. L’America è nemica della Palestina e della Russia. L’attacco di Hamas contro Israele – la vista dei carri armati Merkava in fiamme e dei generali israeliani imprigionati – ha sfatato il mito dell’invincibilità israeliana (che in realtà è solo un costrutto narrativo, visto che di fatto dopo la guerra del Kippur Israele non è stata in grado di prevalere nei successivi scontri ndr).

Sono stato a Gaza e ho visto di persona come funziona questo campo di concentramento. Il confine terrestre di Gaza è circondato da un enorme muro di cemento. Il muro è sormontato da filo spinato e dotato di torri di mitragliatrici, sensori ottici e sensori per la visione notturna. Chiunque entri nel campo visivo di questo apparecchio mortale viene ucciso dal fuoco delle mitragliatrici automatiche. Giorno e notte la costa è sorvegliata da motovedette israeliane che intercettano i pescherecci palestinesi.  I palestinesi combattono questo blocco come prigionieri ovunque: scavando tunnel sotto il muro di cemento. Attraverso questi tunnel Gaza riceveva cibo, vestiti, valvole idrauliche, apparecchiature per le comunicazioni e armi per la ribellione.

Mentre ero a Gaza, ho pregato in un tempio cristiano del V secolo, ho seguito lezioni all’università islamica, ho incontrato le mogli russe di ingegneri, medici e insegnanti palestinesi che avevano studiato in Unione Sovietica, e ora i loro figli, che vivono in Gaza, parlano russo. Insieme a donne palestinesi ho contribuito a piantare un uliveto vicino a Gaza City. E adesso, tra gli ulivi, c’è il mio albero, e i razzi israeliani lo sorvolano, facendogli cadere le foglie con le onde d’urto delle esplosioni. 

Questo è il mio albero; quest’albero sono io. E sono coperto di detriti-

Sotto gli occhi del mondo intero, Gaza viene assassinata, mentre l’umanità borbotta preoccupazioni umanitarie e riunisce il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nel frattempo, bombe e razzi stanno riducendo Gaza in macerie. Il sangue di Gaza ricade su tutti noi.”

Redazione

 

 

 

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