Quando il giornalismo si trasforma nel cane di compagnia del potere…

I CAGNOLINI DA SALOTTO IMPEGNATI AD INVENTARE

QUALCOSA PER NASCONDERE LA VERITÀ SUL RINCARO DEL GAS


Quando il giornalismo si trasforma nel cane di compagnia del potere diventa inevitabile trasformare i giornalisti in equilibristi che si arrampicano su vetri o specchi per raccontare ciò che vuole il padrone. Lo si vede in questi giorni, a proposito del rincaro delle bollette energetiche con conseguenti drammi famigliari e possibili crisi aziendali. E dal momento che i principali organi di disinformazione sono schierati acriticamente sul fronte servil atlantista, il Ministero della Verità ha deciso che il problema del prezzo non è legato alle sanzioni contro la Russia.

In effetti i primi rincari si erano registrati prima che iniziasse il conflitto in Ucraina. Vero. Ed erano la conseguenza della stupidità dei vari governi – a partire da quello italiano, ma in buona compagnia – che non avevano previsto l’effetto rimbalzo delle economie mondiali dopo le chiusure per Covid. Era evidente che si sarebbe recuperata almeno parte della produzione non realizzata nei periodi di blocco delle attività. Dunque l’economia è ripartita e Cina ed India hanno fatto incetta di energia. Con la Russia che, puntando da tempo sulla crescita dei giganti asiatici, aveva iniziato a rafforzare gli impianti per rifornire Nuova Delhi e Pechino.

Sino a qui tutto nella norma. Anche se il Ministero della Verità preferiva che non ci si occupasse troppo dei gasdotti asiatici. Ma i problemi per i cagnolini da salotto sono arrivati dopo. Con l’inizio della guerra e l’applicazione delle sanzioni imposte dal padrone americano, bisognava raccontare che l’Europa avrebbe strangolato Mosca riducendo l’acquisto di gas russo. E sostituendolo con quello, molto più caro, in arrivo dall’America e dall’Africa. Quando si è visto che il giochino non funzionava, che il rublo non crollava bensì raggiungeva i suoi massimi, il Ministero della Verità ha deciso che bisognava attaccare la Cina, rea di sostenere Mosca attraverso l’acquisto di gas e petrolio.

Dunque sono iniziati articoli e servizi televisivi sulla crisi economica di Pechino, provocata dalle assurde chiusure di intere megalopoli a causa di pochi casi di Covid. Più o meno la politica invocata da Speranza e Crisanti.

A questo punto, però, il Ministero della Verità è andato in tilt. Perché se bisogna raccontare che l’economia cinese è in crisi, significa raccontare anche che la Russia può vendere meno gas a Pechino, che la domanda crolla e, di conseguenza, deve crollare anche il prezzo. Invece no.

I cagnolini da salotto vanno in crisi, non sanno più come giustificare la macelleria sociale, non sanno più cosa inventarsi per convincere le famiglie che la colpa è sempre di Putin e di Xi Jinping. Per distrarre il gregge provano con il “pericolo fascista”, ma non funziona più. Servirebbe un bello scandalo nel mondo del calcio. Bisognerà montare polemiche infinite su rigori non dati, su arbitri e Var. Tanto tutti i media atlantisti possono accordarsi per nascondere che la Bulgaria vuole trattare con Gazprom e che in Germania esponenti della maggioranza vorrebbero aprire il North Stream 2.

In Italia l’eventuale rabbia sarà indirizzata contro Dazn per la cattiva qualità delle immagini del calcio. Da guardare al buio e avvolti nelle coperte.

Augusto Grandi

 

 

 

 

 

 

 

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