Tempo di Covid? Cassandra e Laocoonte avevano ragione ma siamo noi ad aver aperto le porte al cavallo di Troia? La disinformazione vince su tutta la linea dopo aver diffuso per sovraccarico opinioni diventate convinzioni di massa

L’inganno del cavallo di Troia

 

Laocoonte e i suoi due figli lottano coi serpenti, scultura greca della scuola di Rodi (I secolo), Museo Pio-Clementino, musei Vaticani

Quando il cavallo di legno costruito dai Greci su suggerimento dell’astuto Ulisse fu sotto le mura di Troia, Cassandra, figlia del re Priamo, sacerdotessa di Apollo, veggente inascoltata, rivelò che al suo interno erano nascosti i guerrieri nemici. Un solo troiano le credette, Laocoonte e per questo fu punito dalla dea Atena. Due enormi serpenti marini uscirono dal mare, avvinghiarono i suoi due figli e lui stesso fino a stritolarli. I troiani considerarono tutto ciò un segno del cielo e introdussero in città il cavallo, dal quale uscirono i nemici che, dopo un assedio di dieci anni, infine conquistarono e distrussero la città. Nell’Eneide, Virgilio rammenta l’episodio in versi immortali (Libro II 46-49) “Questa è una macchina contro le nostre mura innalzata, e spierà le case, e sulla città graverà: un inganno v’è certo. Non vi fidate, Troiani. Sia ciò che vuole, temo i Dànai, e più quand’offrono doni”. Timeo Danaos et dona ferentes è divenuto un proverbio: temo i Greci anche – specialmente – quando recano doni.

Il vecchio Omero sapeva già tutto del potere. È singolare che i suoi personaggi più simbolici appartengano al campo dei perdenti: oltre a Cassandra, il cui terribile dono della preveggenza era accompagnato dal destino dell’incredulità altrui, Laocoonte, l’uomo che sapeva comprendere, il dissidente ante litteram ucciso assieme alla progenie dalla dea che parteggiava per i Greci, in quanto aveva capito la verità e messo in guardia i concittadini. Infine Ettore, il vero grande guerriero, il marito amoroso, il padre che vuole per il figlio un destino di gloria. Tutti perdenti, vinti da un potere onnipotente: Achille il semidio invulnerabile, Ulisse l’ingannatore, Zeus padre degli dei schierato con i Greci.  Ettore divenne l’eroe romantico per eccellenza, cantato negli splendidi versi finali dei Sepolcri di Ugo Foscolo: “E tu onore di pianti, Ettore, avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane.” La figura di Laocoonte, a sua volta, ispirò l’omonimo straordinario gruppo scultoreo ellenistico conservato nei musei vaticani.

Una famiglia riunita per il Natale
sembra addirittura che il governo agisca per fare dispetto: pensiamo al divieto di mobilità intercomunale a Natale e Capodanno, che impedirà la riunione di milioni di famiglie e costituirà il segno, il sigillo di una solitudine perseguita
Un disegno francese del XVI secolo di un hidalgo nelle colonie spagnole

C’è un fascino dei vinti che risuona altresì nel motto degli hidalgos(1) spagnoli: la sconfitta è il blasone dell’anima ben nata. Nessuna consolazione e nessuna seduzione malata, decadente, per la sconfitta: solo la lucida considerazione che nella lotta tra il Bene e il Male, vince quasi sempre il potere. Avvinghia nelle sue spire, seduce e stritola, come capitò al giusto che cercava di impedire la rovina della sua città, svelando l’inganno ordito dal nemico. Oggi Laocoonte – e con lui Cassandra – sarebbero derubricati a “terrapiattisti”, negazionisti e fabbricanti di fake news, false notizie. False non perché tali, ma in quanto sgradite al potere. L’orribile anno 2020 che volge al termine dovrebbe aver rivelato a chi ha ancora occhi per vedere e cervello per giudicare che il cavallo è pieno di nemici e i serpenti che avvelenano e stritolano sono al servizio di un potere maligno. Siamo tornati, nell’anno del virus, al puro dominio, al biopotere, al possesso schiavistico della vita e dei corpi in nome della paura.

Consumismo compulsivo

In Italia sembra addirittura che il governo – proconsole del vero potere – agisca per fare dispetto: pensiamo al divieto di mobilità intercomunale a Natale e Capodanno, che impedirà la riunione di milioni di famiglie e costituirà il segno, il sigillo di una solitudine perseguita, voluta, la notte di un tempo asociale, dissolutivo.  Il “buon” cittadino è un servo timoroso e immobile, il cui sentimento principale è la paura, la cui relazione con il mondo è dominata dal sospetto per il suo simile, possibile veicolo di contagio. Avvertiva Tocqueville(2) che non ci sono grandi uomini senza virtù e non ci sono grandi popoli senza rispetto per i diritti, anzi non esiste più società, poiché non è un’unione di esseri razionali e intelligenti quella in cui l’unica relazione è la forza. Forza esercitata non come distruzione fisica, ma con la coercizione legale, l’apparato burocratico e legislativo: biopotere, dispositivo di dominio, mentale, fisico e psicologico nel senso descritto da Michel Foucault. Chissà se ci sarà una reazione popolare, una presa di coscienza dell’inganno universale, un’abreazione, la scarica emozionale che cambia la percezione di quello che prima non era accettato o riconosciuto. (T.P.I.)

L’inganno del potere sedicente democratico è venuto alla luce: afferma di agire per nostro conto e mandato per il bene comune. La credenza ingenua si rivela un colossale inganno. Abbiamo verificato che non solo le procedure e i metodi della libertà politica sono derogati senza problemi, ma lo stesso principio democratico, considerato infrangibile dai creduloni, è stato sacrificato sull’altare di un’emergenza sanitaria enfatizzata attraverso l’allarmismo e la drammatizzazione universale da parte di una regia globale onnipotente. Cassandra e Laocoonte avevano ragione, ma siamo noi ad avere aperto le porte al cavallo di Troia.

La disinformazione vince su tutta la linea, dopo aver diffuso per sovraccarico opinioni diventate convinzioni di massa. Al tempo del Covid-19, è difficile ottenere le cure per ogni patologia diversa dal virus planetario, ma la macchina degli aborti funziona a pieno ritmo. Il potere chiama la sua agenda politica, esistenziale e civile diritti, leggi di civiltà, libertà. Il dramma è che ci crediamo. Nei decenni passati ci convinsero – la materia è oscura, di difficile comprensione – che cedere la sovranità monetaria alle banche private fosse una buona cosa, con l’argomentazione ridicola che le cosiddette “autorità monetarie” sono più competenti degli Stati nazionali. Allo stesso modo, ci hanno persuaso ad abbandonare la sovranità nazionale, economica, energetica a favore di entità sovranazionali e potentati privati. Missione compiuta.

Vaccino anti Covid-19

Adesso ci stanno convincendo ad abbandonare il denaro contante a favore della moneta elettronica, a minimizzare l’“ingerenza” e la censura delle reti sociali in nome della trasparenza, ossia mettere a disposizione del potere l’intera nostra vita. Il passo successivo sembrava più difficile: far passare nella coscienza popolare che non è male essere marchiati come il bestiame con i microchip e accettare la violazione del corpo fisico attraverso l’inoculazione obbligata di sostanze di cui ignoriamo composizione e soprattutto effetti a lungo termine. Perfetto e puntuale, è arrivato il cavallo di Troia ideale, il virus. Tutti invochiamo il vaccino, lo vogliamo subito, per primi, disposti a pagare qualunque cifra. Con eccezionale tempismo, Big Pharma, associata a organizzazioni mondialiste come l’OMS e a privati onnipotenti (Bill Gates su tutti) vede e provvede. I popoli già porgono confidenti il braccio all’iniezione della pozione salvifica che libererà dal Male.

Il dominio psicologico, ovvero la geopolitica della mente, è il biopotere trionfante. È in corso una guerra combattuta contro i popoli e i singoli uomini con mezzi non convenzionali, in particolare con l’arma della disinformazione e della manipolazione dei media. È una guerra ibrida dai molti aspetti. È condotta da grandi potenze statali alleate con multinazionali tecnologiche e colossi finanziari. Il Covid-19 ne ha accelerato l’azione e aumentato il potere, che si è tradotto in rapporti di forza economici: nel 2020 il PIL cinese ha superato quello dell’Unione Europea. Vent’anni fa l’Europa rappresentava il 25 per cento e la Cina il 3.

Contemporaneamente, si è rafforzata enormemente la tendenza del potere (statale, economico, tecnologico, sanitario) a monopolizzare la verità attraverso un dispositivo mediatico gigantesco, che chiama bugia, fake news ogni discrepanza. Il fenomeno fa parte della disinformazione e della manipolazione psicologica, che è sempre esistita, ma dispone adesso di mezzi eccezionalmente superiori al passato. Le oligarchie hanno sempre lavorato per porre limiti al dissenso. La differenza è che il potere “democratico” osa affermare che è disinformazione, ossia menzogna organizzata, tutto ciò che non proviene dalle sue fonti. È l’inversione al potere, che giustifica – specie in tempi di emergenza – la repressione di qualsiasi opinione dissenziente. Altrettanto potente è l’arma della distrazione di massa attraverso l’intrattenimento massiccio e costante, triviale, in cui siamo immersi. L’oligarchia sa bene che finché saremo distratti e impauriti non ci preoccuperemo dei veri problemi. Tutto passa inosservato, scivola via nella distrazione continua, nella banalità di massa, nella falsificazione generalizzata.

Anche qui, nulla di nuovo, se non la maggiore potenza dei mezzi, in grado di plasmare più in fretta le generazioni. Al tempo della prima guerra mondiale, Stefan Zweig(3) osservò con sgomento che i giovani salivano sulle tradotte destinate al fronte entusiasti, come per una festa. Il condizionamento si è perfezionato: migliaia di menti raffinate, nei servizi di intelligence, nelle sfere del potere mediatico e culturale, lavorano per condizionarci mentalmente. Ci riescono perfino creando a tavolino movimenti che sembrano spontanei, ed imponendo immagini, i meme (elemento di una cultura o di un sistema di comportamento trasmesso da un individuo a un altro per imitazione- ndr), così accattivanti e coinvolgenti che non ci chiediamo più se siano veri, falsi o inventati. Il sistema è in grado di organizzare manifestazioni di piazza che sembrano mobilitazioni della società civile e sono invece l’esito di operazioni occulte, programmate a tavolino per servire interessi ispirati dall’alto.

Aiace d’Oileo porta via Cassandra, opera dell’artista Solomon Joseph Solomon, 1886.

Contemporaneamente, siamo monitorati da una miriade di telecamere. Ogni apparecchio che abbia il magico prefisso smart ha la capacità di spiare, mentre qualunque film o telefilm, ogni messaggio pubblicitario esprime – più o meno sottilmente – la visione della vita e del mondo che ci vogliono imporre. Sconforta verificare ogni giorno che non si è creduti, affermando e dimostrando queste tesi. In maggioranza, la gente non vuole sapere la verità, ne ha paura e vuole innanzitutto essere rassicurata. I cavalli di Troia sono molteplici e fortissimi, Cassandra è una petulante fastidiosa e oggi non solo non sarebbe creduta, ma sepolta nel silenzio, ignorata o travolta dal “non mi piace” sulle reti sociali. Basta un clic sul telecomando, e la voce dei dissidenti – profeti di sventure – viene sovrastata dalla televendita globale organizzata dal Potere.

In questo clima, le restrizioni alla libertà non hanno bisogno di giustificazione. Chi non è d’accordo, è un irresponsabile anche se chiede solo di trascorrere il Natale con chi ama. Nel trionfo liberale, liberista, libertario e libertino, vince il divieto: a Natale non più di sei commensali, tutti a casa a una certa ora. Torna il coprifuoco e un Rembrandt redivivo potrebbe dipingere la Ronda di notte post moderna. Le misure per affrontare il COVID-19 hanno generato una condizione narcotica per cui i diritti più elementari, fino a ieri considerati ovvi e illimitati, sono entrati nella discrezione delle “autorità”. Una massa amministrativa passiva, congelata nelle sue interazioni sociali, ha sostituito il popolo dei cittadini di una nazione sovrana. Tutto ciò senza alcun dibattito pubblico significativo.

Rembrandt, Ronda di notte (1642)

A causa dei divieti, non si può partecipare attivamente alla vita politica, burocratica, culturale ed economica. Di conseguenza, si dissolvono le libertà sancite dalle costituzioni. La singolarità storica di ciò che stiamo vivendo è chiara se la confrontiamo con la gestione politica e mediatica delle epidemie non meno gravi del 1957 e del 1968, che causarono milioni di morti in tutto il mondo. La politica – non ancora del tutto serva delle oligarchie economiche e tecnologiche – non pensò nemmeno lontanamente di paralizzare la vita sociale ed economica e di sospendere a tempo indeterminato i diritti civili.(T.P.I.)

La crisi del COVID-19 ha aiutato la rinascita di un’idea terribile: il mio vicino è una fonte di pericolo per la mia vita. Homo homini virus. Quest’idea germina con forza sostenuta dalla tendenza della politica, della società e dei media a patologizzare le emozioni e gli interessi umani. La persona libera è considerata la principale fonte di tutte le crisi sociali. Il mondo post-covid si configura sempre più secondo i paradigmi delle grandi rappresentazioni distopiche di Huxley e Orwell. Il mondo nato dal capitalismo finanziario dominante negli ultimi trent’anni sembra plasmato secondo lo schema della Repubblica di Platone. Un mondo in cui pensiero, arte e cultura non sono più autonome, subordinate alla diffusione della verità, coincidente con i postulati ideologici del globalismo mondialista. Platone nei libri II e III della Repubblica getta le basi di una censura delle arti e delle manifestazioni culturali del suo tempo affinché riflettano i “veri” messaggi, quelli che convengono al potere. Il mondo della cultura nelle sue diverse manifestazioni è diventato lo strumento per la trasmissione dei valori associati all’agenda globalista, un ulteriore cavallo di Troia che esercita la pedagogia e la psicagogia di massa, ovvero l’arte di plasmare, dirigere e manipolare le nostre coscienze.

Nel mito omerico, il gioco capriccioso degli dèi faceva sì che la città assediata dall’invasore straniero non credesse alla voce di Cassandra e al buon senso di Laocoonte, e introducesse al suo interno chi l’avrebbe distrutta. I serpenti che avvolgono nelle loro spire e uccidono sono la propaganda, la menzogna generalizzata, il capovolgimento del bene e del male. Il nemico, come sempre, è la verità, sgradita al potere.

Gli uomini, evidentemente, vogliono essere ingannati e l’abuso della credulità popolare è il delitto più diffuso e meno castigato. Giuseppe Prezzolini tentò invano di diffondere una “società degli àpoti”, coloro che non se la bevono, non credono nell’apparenza ma ricercano la verità. Ma come diventare “àpoti” se vengono chiusi tutti gli spazi, se il pensiero libero è trattato come una devianza e, nel tempo dell’enfatizzazione di ogni bizzarria e diversità, il gregge espelle inesorabilmente la pecora ribelle?

Come parlare alla gente, come sperare nella vittoria del Bene se innumerevoli cavalli di Troia sono penetrati nel cuore dell’uomo, se Cassandra e Laocoonte sono trattati da folli “negazionisti”, derisi e cancellati? Ettore non ha più “onore di pianti”; tutti diventeremo invulnerabili come Achille, ma solo dopo esserci vaccinati. La servitù volontaria, il potere disciplinare vince tra gli applausi della massa in delirio. Fino alla prossima epidemia.

Roberto Pecchioli

 

Note:

  • (1) Hidalgo ha la sua origine in Spagna e Portogallo (diffusosi poi anche nell’America ispanica) ed è sinonimo di nobile, sebbene colloquialmente si utilizzi il termine per riferirsi alla nobiltà non titolata. In questo contesto algo significa “ricco” o “ricchezza”, e pertanto, dapprincipio, era sinonimo di ricohombre (letteralmente uomo ricco), ma che verrà a designare in seguito una nobiltà che stava tra quella superiore dei ricoshombres e quella inferiore dei caballeros. La hidalguía dava diritto a una serie di privilegi e distinzioni sociali, talché gli hidalgos, che erano i secondogeniti di una famiglia e diventavano conquistadores proprio perché a loro non spettava l’eredità della famiglia, erano esentati dal pagare le tasse, ma non necessariamente possedevano beni immobili. L’attributo veniva trasmesso di padre in figlio per linea maschile.
  • (2) Il visconte Alexis Henri de Tocqueville (Parigi, 29 luglio 1805 – Cannes, 16 aprile 1859) è stato un filosofo, politico, storico, precursore della sociologia, giurista e magistrato francese. Il francese Raymond Aron, storico della sociologia, ha messo in evidenza il suo contributo alla sociologia, tanto da poterlo considerare uno dei primi osservatori non partecipanti della società. È considerato uno degli storici e studiosi più importanti del pensiero liberale, liberalconservatore e del liberalismo progressista. «Ai miei occhi le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà.» (Alexis de Tocqueville, Epistolario, da una lettera a Joseph Arthur de Gobineau)
  • (3) Stefan Zweig (Vienna, 28 novembre 1881 – Petrópolis, 22 febbraio 1942) è stato uno scrittore, drammaturgo, giornalista, biografo, storico e poeta austriaco naturalizzato britannico. Politicamente era internazionalista, cosmopolita ed europeista, espressioni di alcuni sentimenti diffusi durante la Belle Époque, periodo della sua formazione e che egli vede con rimpianto per la pace che regnava specialmente nella Mitteleuropa prima della prima guerra mondiale. Nel primo dopoguerra fu un oppositore fermo dei totalitarismi nascenti, in particolare un convinto antifascista (anche per le sue origini famigliari ebraiche), e lasciò infine l’Europa continentale dopo l’avvento al potere del nazionalsocialismo; rifugiatosi poi in Brasile, si suicidò nel 1942 assieme alla sua seconda moglie. «Inerme e impotente, dovetti essere testimone della inconcepibile ricaduta dell’umanità in una barbarie che si riteneva da tempo obliata e che risorgeva invece col suo potente e programmatico dogma dell’anti-umanità
Fonte

Immagine: Giandomenico Tiepolo La processione del cavallo di Troia 1790

 

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