I diseredati della guerra mentale: “Padri” che non vogliono più essere padri, figli che non sono tali e rifiutano di diventare padri. Sono: “I forzati della trasgressione” i sudditi migliori nell’impero dei “Padroni universali”.

 

 

Blade Runner film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott

 

Il nostro è il tempo dei diseredati. Padri che non vogliono più essere padri, figli che non sono tali e rifiutano di diventare padri. Si è interrotta la catena di trasmissione.

Edgard Degas, Semiramide alla costruzione di Babilonia

La terza guerra “mentale” ha prodotto una generazione di diseredati. Eredità dissipate dai padri, rigettate dai figli, in nome del “brave new world”, l’ammirevole Mondo Nuovo(L.C.) descritto da Aldous Huxley(1). Il mondo occidentale è sottosopra e non è affatto vero che abbia cancellato il mondo di ieri senza sostituirlo. Lo ha fatto: ha semplicemente, puramente rovesciato i fattori. Le nostre mamme rivoltavano i cappotti per farli durare di più, la modernità ha invertito tutto il resto. Il bene di ieri è il male di oggi e viceversa. Semiramide, la regina egizia, è il suo simbolo, una dissoluta che chiamò legge i suoi comodi. Libito fé licito in sua legge, dice il padre Dante, ex padre, nel mondo nuovo di orfani e diseredati.

IL POLITICAMENTE CORRETTO

I poeti e gli artisti comprendono più di ogni altro: Chesterton(2) scrisse nei primi decenni del Novecento che la civiltà in (de)costruzione è piena di virtù cristiane diventate vizi. Infatti Sodoma e Gomorra sono diventati modelli e il loro peccato, secondo i neo teologi alla cannabis, fu quello di non essere “inclusivi”. Quello di oggi non solo è il mondo migliore possibile, ma l’unico: non c’è alternativa. Abbiamo un nuovo Vangelo, il principio di piacere, e un nuovo linguaggio obbligatorio, il politicamente corretto. Anzi no, dovremmo chiamarlo linguaggio inclusivo: in Spagna, il nuovo governo iper progressista ne farà presto un obbligo di legge. Un “corporate standard” in grande stile, pubblicato sula gazzetta ufficiale, il modo di esprimersi diventa norma positiva, trasgredire la quale espone a conseguenze penali.

 

La distruzione di Sodoma e Gomorra, dipinto di John Martin (1852)

Chesterton  scrisse nei primi decenni del Novecento che la civiltà in (de)costruzione è piena di virtù cristiane diventate vizi. Infatti Sodoma e Gomorra sono diventati modelli e il loro peccato, secondo i neo teologi alla cannabis, fu quello di non essere “inclusivi”.

 

La libertà ritorta nel suo contrario: una guerra mentale. E che dire della trasgressione, divenuta un lavoro, un duro obbligo postmoderno. È l’astuzia suprema dei padroni delle nostre menti, farci credere che droga, alcol, scatenamento dei sensi, piacere, “divertimento”, – di merci, di persone, di noi stessi –  siano un sintomo di anticonformismo. I forzati della trasgressione sono i sudditi migliori nell’impero dei padroni universali, Figli di nessuno, maratoneti del piacere e del divertimento, non possiamo, non dobbiamo, programmaticamente, lasciare altro che polvere dietro di noi. L’eredità è dissipata, dopo di noi il diluvio, come per Luigi XV di Francia.

San Paolo, fondatore del cristianesimo “culturale”, la pensava diversamente. Lui, ebreo colto romanizzato, proclamò nella Lettera ai Galati qualcosa che ha retto per due millenni. Tu, uomo, hai un padre, Abbà. E se sei figlio, sei anche erede. Si riferiva a Dio, ma costruiva i pilastri di una visione del mondo. Tramontata, il mondo è sottosopra. Chissà perché non siamo diventati più felici, appagati, finalmente adulti, veri uomini, in attesa di transitare nell’oltre umano, oltre la pretesa di Nietzsche, il transumanesimo, l’ibridazione uomo macchina che tanto intriga gli ultimi uomini, che strizzano l’occhio e affermano di aver inventato la felicità fondandola su una triste tabula rasa

Un osservatore di grande spessore, Jean Baudrillard(3), scrisse che la vera apocalisse non è la fine materiale del mondo, ma la sua unificazione forzata, ovvero il mondialismo, il simulacro perfetto,

nichilismo
Nichilismo
Lilly (a sinistra) e Lana Wachowski al Fantastic Fest nel 2012, per la presentazione di Cloud Atlas.

nel suo particolare lessico; il delitto perfetto. Negano che sia la fine, lo chiamano nuovo inizio, ma il dramma è che ci crediamo. Un’illusione diretta da “remoto”, una Matrix simile a quella del film dei fratelli Wachowski.(4) Il progredito occidentale, in nome del suo marmoreo nichilismo, chiama fondamentaliste le altre culture per distogliere la mente dal suo fondamentalismo, quello della dissoluzione ribattezzata liberazione, emancipazione, lumi.  Combatte una specie di jihad mediatica, l’integralismo democratico, dolce, sottile, infettivo, quello del consenso, dell’umanitarismo sentimentale, dei diritti dell’uomo, della retorica melensa dell’antiretorica.

È un sentimento altrettanto feroce, negli esiti e nelle pretese, delle vecchie religioni tribali. Muta solo l’estensione, che vuole planetaria. Quel che non gli somiglia diventa Male Assoluto, il che rimanda a un modo di pensare “arcaico”, per usare il suo linguaggio. Abbiamo parlato di guerra mentale, giacché il suprematismo “soave” dell’Occidente laico, democratico, libertario, libertino vince perché è ancora erede. Erede di una superiorità tecnica e militare attraverso cui ha diffuso i suoi principi con una mano sul fucile e l’altra sulla dichiarazione dei diritti dell’uomo. Bomba atomica e tolleranza, democrazia, mercato e manipolazione delle coscienze. Guerra mentale e, all’occorrenza, la buona vecchia guerra materiale, che ha l’innegabile vantaggio di ammazzare i dissenzienti e rendere necessaria la ricostruzione successiva, pagabile a strozzo.

Un clochard

Il padrone conosce mille parole, l’operaio solo trecento. Per questo è il padrone. Le statistiche sono impietose: anche persone che passano per istruite, in possesso di titoli accademici, non usano che poche centinaia di parole la capacità di comprendere, riassumere e spiegare testi di media complessità è drammaticamente bassa

I diseredati, intanto, vengono sospinti sempre più in basso. Il loro dovere è consumare; non è necessario, anzi è controindicato, che “sappiano”. Basta una conoscenza strumentale, l’addestramento ai compiti a cui sono destinati. A che servono, dunque, le parole? Orwell spiegò che non solo il potere “possiede” parole e significati, ma ha ogni interesse a restringere il nostro vocabolario personale. Impresa tanto più facile in un tempo nel quale prevale l’immagine sulle altre fonti di conoscenza. Nessun approfondimento, mentre si dissecca la sorgente delle parole. Dario Fo, per spiegare la lotta di classe in chiave marxista, utilizzò una metafora azzeccata: il padrone conosce mille parole, l’operaio solo trecento. Per questo è il padrone. È la verità. Non per caso impoveriscono l’idioma comune, ridotto ai monosillabi, agli acronimi, agli emoticon della messaggeria telefonica, imbastardiscono le lingue, riducendo il numero dei termini di uso corrente.

Le statistiche sono impietose: anche persone che passano per istruite, in possesso di titoli accademici, non usano che poche centinaia di parole (vietato dire “lemmi”…) la capacità di comprendere, riassumere e spiegare testi di media complessità è drammaticamente bassa. Siamo tutt’al più in grado di comprendere, con l’aiuto delle immagini e dei pittogrammi, le istruzioni di montaggio dell’Ikea e di utilizzo dei più semplici apparati informatici. Non parliamo di eseguire calcoli matematici, segno non solo di scarsa concentrazione e padronanza della materia, ma di incapacità di pensiero astratto. 

La gente legge sempre meno, le librerie chiudono in massa, sostituite da profumerie, bar e locali che dispensano “cibo di strada”, lo street food spazzatura. Il libro elettronico non ha affatto sostituito

La libreria di via Manzoni 12 è stata la prima libreria Feltrinelli ad aprire a Milano nel 1957. L’8 settembre del 2019 ha cessato, dopo 62 anni di attività.
Jean Jacques Rousseau

la vecchia, cara, carta stampata. La conseguenza è chiara: una generazione che non ha ereditato neppure la lettura, in grado solo di digitare sulla tastiera per ricevere immagini, testi ridotti al minimo, didascalie descritte in linguaggio elementare. La postmodernità ha raggiunto il suo vero mentore, il gran maestro dei “buoni” selvaggi, l’orribile Jean Jacques Rousseau. Ecco che cosa sosteneva il ginevrino nell’Emilio, il cui sottotitolo è – o dell’educazione -.  “La lettura è la piaga dell’infanzia. Odio i libri. Insegnano solo a parlare di ciò che si sa… Non voglio che sia musicista, né commediante, né che scriva libri. Ho chiuso tutti i libri.”

Quest’analfabetismo ha sempre avuto adepti. An-alfa-beta significa, letteralmente, persona priva di due parole di seguito da unire. L’analfabetismo della scrittura si coniuga spesso con quello del pensiero, una grande fortuna per i governanti.

Un pensatore come Roland Barthes(5), che al tempo dei mezzi di comunicazione sociale declasseremmo ad influencer, scrisse parole durissime contro la scrittura, dunque contro la lettura e, in definitiva, la cultura. Il linguaggio è una legislazione. Ogni lingua è una classificazione, e ogni classificazione è oppressiva. La lingua è semplicemente fascista. Lo scrisse in un libro dallo sbalorditivo titolo “Il piacere del testo”.(L.C.)

L’analfabetismo  significa, letteralmente, persona priva di due parole di seguito da unire, si coniuga spesso con quello del pensiero della scrittura, una grande fortuna per i governanti.

Sarebbero asserzioni comiche, da avanspettacolo di periferia, delle quali ridere davanti a un buon bicchiere, invece Rousseau che Barthes sono venerati maestri.

Pinocchio vende il suo Abbecedario
Gesuiti e il buon selvaggio

Hanno lavorato in molti alla cultura del male ed hanno conseguito lo scopo: disperdere l’eredità e vincere la guerra mentale per conto dei padroni che sostenevano di combattere. Rousseau ha convinto una parte rilevante dell’Europa culturale dell’esistenza del buon selvaggio, il bimbo e l’incolto rovinati dalla sedicente civiltà. Una menzogna divenuta principio, creduta per coazione a ripetere. Un capopopolo del Sessantotto riconvertito in politico e pensatore progressista, Daniel Cohn Bendit(6), è riuscito ad affermare qualcosa di ancora più ridicolo: “oggi la battaglia importante è, in primo luogo e soprattutto quella che va diretta contro l’ossessione ortografica

Al potere non è andata la fantasia, ma l’ignoranza, mascherata da ossessione antiautoritaria, giacché l’ortografia è un complesso di regole. Ma è contro le regole che è stata dichiarata e vinta la guerra dell’ultimo mezzo secolo; hanno trionfato nella vita quotidiana, nei valori civili, nella dispersione di ogni eredità culturale. Hanno perduto, drammaticamente, nel confronto con i burattinai, le oligarchie del denaro e della tecnologia, che ignoranti non sono affatto e conoscono, non mille, come i padroni di Dario Fo, ma diecimila parole, mentre impongono l’afasia a noi sudditi.  Un giovane filosofo francese, François Xavier Bellamy, scrive nel libro I diseredati, perché è urgente trasmettere la cultura(L.C.), parole molto assennate sul nichilismo profondo di cui Rousseau, Barthes, Cohn Bendit e troppi altri sono portatori insani: “la loro logica è quella di una violenza massima, pensata in maniera molto primaria, elementare, una legge del taglione ridotta alla massima approssimazione.”

Dei due termini scaturiti dalla parola latina liber, libero e libro, hanno amputato la seconda per enfatizzare un modo distorto la prima. Libertà diventa rozzezza, ignoranza, sotto le vesti dell’autenticità, dell’immediatezza, del selvaggio né buono né cattivo, semplicemente – e felicemente – ignorante, nel senso primario; colui che non sa e, quel che è peggio, non si pone più domande, per l’impossibilità di trovare le parole per articolarle, innanzitutto a sé stesso. Senza eredità, senza parole, sconfitto nella guerra mentale sferrata contro di lui. I sapienti hanno decretato che la lingua è fascista, la storia sciovinista, la letteratura sessista, la geografia etnocentrica e le scienze dogmatiche. Stranamente, non capiscono perché i loro allievi siano diventati degli zombie, selvaggi con telefonino incorporato.

Gnòthi seautòn

L’esito è che non si studia più nulla per i motivi esposti. Nuove ragioni ci dovrebbero spingere a studiare ed amare il greco antico. Come spiegare che in tempi in cui tutto è impreciso, indefinito, liquido, potrebbe aiutarci il tempo verbale aoristo. Aoristo significa indefinito, il che lo oppone a tutti gli altri tempi definiti; mentre gli altri tempi definiscono l’azione del verbo nel senso della sua durata, del suo principio o del suo punto d’arrivo (presente e perfetto) o nel senso del presente e del passato, l’aoristo esprime l’azione pura e semplice; è il tempo narrativo e gnomico. Gnòthi seautòn(7), conosci te stesso, la celebre massima di Socrate, tramontata con il declino della filosofia, è resa in greco con l’aoristo. Attraverso il presente Socrate avrebbe inteso una conoscenza pura e semplice, non lo svolgersi e l’importanza dell’atto del conoscere.

Zombi con telefonino

I sapienti hanno decretato che la lingua è fascista, la storia sciovinista, la letteratura sessista, la geografia etnocentrica e le scienze dogmatiche. Stranamente, non capiscono perché i loro allievi siano diventati degli zombie, selvaggi con telefonino incorporato.

Parole, trucioli del passato. Nulla, dinanzi a Facebook, alla potenza assertiva di “mi piace”, “non mi piace” o al significato proattivo del postare giudizi su ciò che si ignora, immortalare un piatto di spaghetti o affidare al ciberspazio un selfie con il Colosseo come sfondo, anzi “location”. In tedesco, pensare (denken) è simile a ringraziare (danken). Forse per questo è la lingua della filosofia. In spagnolo, nel gergo comune, si è generalizzato un verbo senza significato, “molar”, che deriva dal dente destinato a frantumare il cibo, che ha sostituito, nel frasario idiomatico, termini dalle sfumature tanto diverse come amare, piacere, stimare, ammirare e simili. “Me mola”, mi va a genio, al dente, somiglia tanto al generico, ma travolgente “like” delle reti sociali.  In italiano, siamo afflitti dalla dittatura del verbo “fare”, dal sostantivo “cosa” e da espressioni errate, sgrammaticate e prive di significato come “piuttosto che”, “quant’altro”, “detto questo”, oltre all’intramontabile “cioè”.

Ridotto all’osso il vocabolario, sfugge il pensiero. Non ci opporremo più al male per mancanza dei significanti per definirlo. Emetteremo grugniti affermativi o negativi, dimenticando che attribuire un nome a oggetti, sentimenti, luoghi, è considerato, nelle culture da cui proveniamo, esercizio decisivo, addirittura divino, l’attribuzione del soffio vitale. Negli Usa, dove sono avanti in tutto, specie nella regressione, nomi propri, sostantivi e termini tendono a diventare monosillabi. Pensiero ristretto, sincopato. Esseri umani non si vergognano di farsi chiamare con le iniziali: ricordate J.R. della serie televisiva Dallas, o O.J. Simpson? Non numeri, ma lettere: il sogno, o l’incubo americano.

Bellamy ci consola con una riflessione anacronistica: il rimedio alla povertà di ogni cultura è la cultura stessa. Sì, ma, senza parole, come capiremo, come ci esprimeremo, in che modo daremo

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne. (1620)

forma a sentimenti, emozioni, dissensi? Va pensiero sull’ali dorate, va ti posa sui clivi, sui colli. Posati, pensiero, torna eredità, trasmetti, consegna, non tutto è web, non tutto è immagine o squittire della scimmia ammaestrata. Ci vogliono maestri. Un esempio riguarda il “sessismo”, considerato uno dei mali più tremendi, da estirpare con ogni mezzo. Inutili le lezioni grondanti retorica, gli interdetti e le giornate dedicate alla donna. Più utile, per diffondere rispetto verso il sesso femminile, conoscere la vita di Giovanna d’Arco, il suo processo, sapere il contributo di Marie Curie alla scienza o quello di Madame de La Fayette alla letteratura, l’inventrice del romanzo storico, o ancora apprezzare i dipinti di Artemisia Gentileschi.Artemisia Gentileschi e il suo tempo

Enkidu lotta contro un leone

All’inizio, citavamo Aldous Huxley e il suo Mondo Nuovo, la distopia in via di realizzazione. Sapete che cosa auspicava per l’umanità futura lo scrittore oligarca dell’impero britannico? Questa era la sua idea, da confrontare con la realtà del mondo contemporaneo diseredato. “La rivoluzione autenticamente rivoluzionaria, molto al di là della mera politica e dell’economia, è la rivoluzione degli uomini, delle donne e di bambini individuali, singoli, i cui corpi dovranno passare ad essere proprietà sessuale comune di tutti e le cui menti dovranno essere lavate da ogni pudore naturale e da ogni inibizione acquisita dalla civiltà tradizionale”. Selvaggi, né buoni né cattivi, un’umanità simile a Enkidu nella favola di Gilgamesh(8).Senza eredità, senza parole, senza mente per usare il libero arbitrio.

Nel Dio Thoth(L.C.), romanzo di Massimo Fini, l’informazione si avvita su sé stessa, parla di sé stessa, megafono del nulla, quel poco di realtà che c’è ancora è

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

ignorata dai media e quindi non esiste. Lo slogan di Teleworld: “fatto è la notizia e la notizia è il fatto“. Il protagonista vorrebbe leggere l’Amleto, ma l’opera è sepolta sotto un cumulo di “informazioni inerenti” che impediscono l’accesso. Così il bibliotecario gli fornisce una serie di DVD della rappresentazione teatrale, poi delle sintesi audio, alcuni saggi brevi sull’argomento, infine una riduzione all’osso della tragedia. Amleto ridotto ad abstract.

Il vecchio Hegel scriveva così, due secoli or sono: “il linguaggio in quanto articolato e sonoro è voce della coscienza per il fatto che ogni suono ha un significato, cioè in esso esiste un nome, l’idealità di una cosa esistente, l’immediato non-esistere di questa”. L’uomo postmoderno non comprende più, troppa fatica, meglio una citazione scelta da Wiki quote. Il testamento è stato strappato dagli eredi che hanno rifiutato il patrimonio senza beneficio d’inventario.

 

Note

  • (1) Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963) è stato uno scrittore britannico. Famoso per i suoi romanzi, alcuni dei quali, come Il mondo nuovo e L’isola appartengono al genere della narrativa distopica, ha inoltre pubblicato saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio. Oltre alla laurea in Lettere, conseguì a Oxford, nel 1915, quella in Scienze Biologiche. Huxley era un umanista e pacifista, ma è stato anche interessato a temi spirituali come la parapsicologia e il misticismo filosofico. Era noto anche per sostenere e fare uso di allucinogeni. È uno dei più eminenti membri della famosa famiglia Huxley. A partire dalla fine della sua vita Huxley è stato considerato, in alcuni circoli accademici, un leader del pensiero moderno e un intellettuale del più alto rango.
  • (2) Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). È stato uno scrittore, giornalista e aforista britannico. Scrittore estremamente prolifico e versatile, scrisse un centinaio di libri, contributi per altri duecento, centinaia di poesie, un poema epico, cinque drammi, cinque romanzi e circa duecento racconti, tra cui la popolare serie con protagonista la figura di padre Brown. Fu autore inoltre di più di quattromila saggi per giornali. Amò molto il paradosso e la polemica, contribuendo inoltre alla teoria economica del distributismo. «Tutta la scienza, anche la scienza divina, è una sublime storia gialla. Solo che non è impostata per rivelare perché un uomo sia morto, ma il segreto più oscuro del perché egli viva.» (Gilbert Keith Chesterton, La mia fede).
  • (3) Jean Baudrillard (Reims, 27 luglio 1929 – Parigi, 6 marzo 2007) è stato un sociologo, filosofo, politologo, accademico e saggista francese di formazione tedesca. Diventò il primo della famiglia a frequentare l’università e si trasferì a Parigi per frequentare la Sorbona. Lì studiò la lingua e la letteratura tedesche che insegnerà, dal 1960 al 1966, in molti licei di Parigi e provincia. Durante il periodo di insegnamento, Baudrillard iniziò a pubblicare recensioni di letteratura e a tradurre i lavori di autori come Peter Weiss, Bertolt Brecht, Karl Marx, Friedrich Engels, e Wilhelm Emil Mühlmann. «Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini» (J. Baudrillard, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà)
  • (4) Lana Wachowski (Chicago, 21 giugno 1965) e Lilly Wachowski (Chicago, 29 dicembre 1967) note come sorelle Wachowski, sono due registe, sceneggiatrici e produttrici cinematografiche statunitensi, principalmente conosciute per avere ideato la saga di Matrix, la serie televisiva Sense8 e il film Cloud Atlas. Le sorelle sono entrambe donne transgender ed erano note come fratelli Wachowski prima del cambio di genere.
  • (5) Roland Barthes (Cherbourg, 12 novembre 1915 – Parigi, 26 marzo 1980) è stato un saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese, fra i maggiori esponenti della nuova critica francese di orientamento strutturalista. «La letteratura non permette di camminare ma permette di respirare.»  (Roland Barthes, da Letteratura e significazione)
  • (6) Daniel Marc Cohn-Bendit (Montauban, 4 aprile 1945) è un politico e scrittore francese (nato apolide e successivamente cittadino tedesco), attivo sia in Germania che in Francia. È stato uno dei protagonisti del movimento del maggio 1968 in Francia. Dal 1994 al 2014 è stato membro del Parlamento europeo e dal 2002 co-presidente dei Verdi Europei. Durante gli anni sessanta Cohn-Bendit era vicino all’anarco-comunismo. Fu brevemente membro della “Federazione anarchica” francese, poi nel 1967 entrò nel Gruppo anarchico di Nanterre e cominciò a collaborare con la rivista “Nero e rosso”. Tra il 1967 e il 1968 si formò un movimento studentesco all’interno dell’università di Nanterre, che avanzava rivendicazioni marxiste e anarchiche e in favore della libertà sessuale. È ricordato come “movimento del 22 marzo”, dopo che in quella data nel 1968 gli studenti occuparono gli uffici dell’ateneo. Cohn-Bendit rischiò l’espulsione dall’università. Cohn-Bendit si è dichiarato a favore di politiche economiche “liberal-socialiste” e sostiene la liberalizzazione di alcuni servizi pubblici, in contrasto con alcuni altri ambientalisti. È inoltre a favore di una politica di immigrazione “aperta”[24] e sostiene la depenalizzazione delle droghe leggere. È contrario all’energia nucleare. Nel 1998 ha definito il suo orientamento politico come “liberale-libertario”. Appoggiò gli interventi militari in Bosnia-Erzegovina e in Afghanistan ed è fortemente a favore dell’integrazione europea.
  • (7) L’Oracolo. Nell’antichità, i pellegrini che si recavano a Delfi sbarcavano a Itéa, una quindicina di chilometri a sud, per poi arrampicarsi pazientemente sino al Santuario di Apollo. Una sfacchinata improba, se si considera che il turista che oggi voglia percorrere quella via, anche limitandosi al solo tratto della via Sacra che si sviluppa all’interno del sito archeologico, rischia la pellaccia a causa del sole cocente. Avanza curvo, assetato, bestemmiando: “Ma perché non sono rimasto in spiaggia a farmi una Corona ghiacciata? Che idiozia ci vuole a schiattare per questi due sassi dannati!” La calura implacabile lo incolla al cemento della scalinata sconnessa costringendolo ad aggrapparsi con le mani ai rami di ulivo e di mandorlo che, sebbene del tutto inadeguati come fornitori di ombra, si rivelano tuttavia preziosi come sostegni. Si tratta del turista sprovveduto, intendiamoci, di quello che si è levato troppo tardi dal letto per effettuare la visita in un orario consono. Quel turista per così dire un po’ naïf, una volta giunto al Tempio di Apollo, si rammenta della più celebre tra le sentenze delfiche, il “Conosci te stesso”.
  • (8) Uruk, nella mitologia mesopotamica, l’eroe più famoso. Il suo mito è stato fissato in forma di poema epico nell’Epopea di Gilgamesh, giunta a noi in redazioni diverse e in frammenti di varia epoca: i testi più antichi sono del III millennio a. C. e in lingua sumerica; i più recenti sono traduzioni semitiche (babilonesi e assire) ma non prive di una loro creatività e indipendenza dall’originale. Nell’Epopea Gilgamesh appare come un re di Uruk, legato in amicizia a Enkidu, altro fortissimo eroe. I due lottano per l’immortalità, ma si tratta ancora dell’immortalità in senso eroico: il conseguimento di imprese la cui fama sopravviva alla breve permanenza su questa terra. Poi Enkidu muore e Gilgamesh, affranto dal dolore, vorrebbe riportarlo in vita. Gli si pone così il problema dell’immortalità in senso concreto, ossia della lotta contro la morte stessa. Si mette alla ricerca dell’unico uomo che abbia potuto sfuggire alla morte: Utnapishtim, l’unico scampato al diluvio (secondo la versione babilonese). Lo trova dopo avventure d’ogni genere e ottiene da lui solo un surrogato dell’immortalità, una pianta che ha il potere di far ringiovanire. La vera immortalità – gli rivela Utnapishtim – è soltanto quella degli dei. La pianta magica sarà rapita a Gilgamesh da un serpente e l’eroe resterà sconfitto dall’ineluttabilità della morte, carattere proprio alla condizione umana. Oltre che dell’Epopea, Gilgamesh è protagonista di altri poemetti che, come La morte di Gilgamesh, Gilgamesh, Enkidu e gli Inferi, ecc., sviluppano temi o episodi del grande poema epico. La posizione di Gilgamesh nei confronti della morte ne ha fatto, per tradizione, una specie di giudice dei morti.

Fonte. Wikipedia

 

Libri Citati

  • Il mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo
  • Aldous Huxley
  • Traduttore: Lorenzo Gigli, Luciano Bianciardi
  • Editore: Mondadori
  • Collana: Oscar moderni
  • Edizione: 5
  • Anno edizione: 2016
  • Formato: Tascabile
  • In commercio dal: 4 agosto 2016
  • Pagine: XV-344 p., Brossura
  • EAN: 9788804670520

Acquista. € 11,90

  • Variazioni sulla scrittura-Il piacere del testo
  • Roland Barthes
  • Traduttore: L. Lonzi, C. Ossola
  • Curatore: C. Ossola
  • Editore: Einaudi
  • Collana: Biblioteca Einaudi
  • Edizione: 3
  • Anno edizione: 1999
  • In commercio dal: 9 febbraio 1999
  • Pagine: 140 p.
  • EAN: 9788806132682.       Acquista. € 17,00

 

  • I diseredati ovvero l’urgenza di trasmettere
  • François-Xavier Bellamy
  • Traduttore: Hélène Gaudin, Carla Pellandra Cazzoli
  • Curatore: Emanuele Maffi, Raffaela Paggi
  • Editore: Itaca (Castel Bolognese)
  • Collana: Saggi
  • Anno edizione: 2016
  • In commercio dal: 24 ottobre 2016
  • Pagine: 200 p., Brossura
  • EAN: 9788852605079. Acquista. € 13,60

 

 

  • Il dio Thoth
  • Massimo Fini
  • Editore: Marsilio
  • Collana: Romanzi e racconti
  • Anno edizione: 2009
  • In commercio dal: 13 maggio 2009
  • Pagine: 188 p., Rilegato
  • EAN: 9788831797955   Acquista € 12,75

 

 

 

 

Immagine Blade Runner 1982, diretto da Ridley Scott 

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