Tra diplomazia energetica, retorica nazionale e interessi immobiliari.

«I meloni del Golfo»

Dietro il viaggio pasquale nel Golfo: gas, petrolio e capitali sovrani tra narrazione ufficiale e realtà geopolitica.

Il Simplicissimus

Il viaggio della presidente del Consiglio nei Paesi del Golfo, presentato come una missione strategica per garantire sicurezza energetica all’Italia, si inserisce in uno scenario internazionale già compromesso da tensioni sullo stretto di Hormuz e da equilibri fragili tra alleati occidentali e monarchie petrolifere. Tra dichiarazioni solenni e necessità più concrete, emerge il sospetto che la vera posta in gioco non sia soltanto l’approvvigionamento di gas e petrolio, ma anche la continuità degli investimenti dei fondi sovrani arabi nel mercato immobiliare italiano. Un breve ritratto ironico delle ambiguità della politica estera quando si muove tra emergenza energetica, narrativa patriottica e interessi economici poco dichiarati. (N.R.)


Ma com’è sollecita e solerte la nostra presidenta dello sconsiglio: per Pasqua si è fatta un viaggetto in Qatar, Emirati e Arabia Saudita, per sollecitare che ci vendano gas e petrolio, cosa che di certo questi Paesi sarebbero ben felici di fare, se non fosse che il suo amicone Trump ha fatto di tutto per provocare la chiusura di Hormuz e la distruzione di numerosi impianti per la produzione della preziosa energia. Elementare Watson, così elementare che forse persino Tajani l’ha capito dopo qualche giorno di meditazione. Ma invece la presidenta è furbetta: da una parte ci ha fatto credere che andava lì per difendere i nostri interessi, sacrificando persino la Santa Pasqua, l’uovo e la colomba, ma probabilmente è andata a supplicare gli emiri di non abbandonare i progetti immobiliari che gli Stati del Golfo e i loro fondi hanno in Italia.

Milano è già una sorta di succursale sfigata di Dubai, brulica di milionari attirati dalle detassazioni concepite apposta per loro, mica per i lavoratori o i pensionati, senza che tuttavia quel denaro serva poi a molto alla città e al Paese. Ma ora si teme che la riduzione della produzione di petrolio e gas possano far venir meno gli investimenti in tema di “rigenerazione urbana”, leggi gentrificazione sfacciata, compreso quello di Porta Nuova, quasi tutti provenienti dai fondi sovrani del Golfo, con l’ausilio della Cassa Depositi e Prestiti e Invimit. Sarebbe una tragedia per il governo e i costruttori amici che certo non fanno mancare la loro riconoscenza per la sontuosa cementificazione che avviene, mentre per i poveracci è quasi impossibile riuscire a trovare una casa e anzi sono cacciate da quelle che fortunosamente hanno. Insomma più che ai meloni qui si bada al prosciutto che rischia di mancare. Un vero peccato che gli iraniani siano così civili da non prendere di mira gli aerei da trasporto passeggeri, ancorché appartengono a Paesi che li hanno sanzionati per anni, in gran parte per pura vigliaccheria e ossequio nei confronti dell’egemone ormai caduto in deliquio.

Redazione

 

 

 

 

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