Tutta colpa del Millennial bug

Battaglia di Valle Giulia 1968

I MILLENIAL, SUL DIVANO, ASPETTANO CHE QUALCUNO

FACCIA LA RIVOLUZIONE PER LORO


Tutta colpa del Millennial bug. Mattia Madonia, scrittore catanese ed esponente della generazione millennial, ha scoperto le ragioni della crisi di una società immobile (in realtà si muove, e rapidamente, verso il declino) che non concede spazi e prospettive a chi non fa parte dei Boomer.

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Mattia Madonia

“L’intera generazione – scrive Madonia su The Vision – che avrebbe dovuto trainare le sorti del pianeta in questi ventiquattro anni, indicativamente le persone nate tra l’inizio degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, ha subito il proprio “bug”. Rispetto alle generazioni precedenti, la società ha ostacolato o precluso il loro equilibrio lavorativo, relazionale, emotivo, persino esistenziale. Una generazione fantasma, schiacciata dalla pressa del capitalismo e dalle crisi che hanno segnato gli ultimi due decenni. Si tratta del Millennial Bug, e ne stiamo ancora pagando le conseguenze”.

Tutto vero, certo. Ma qualcuno – il suo babbo e la sua mamma, ad esempio, se ha la fortuna di averli ancora – dovrebbe spiegargli che le generazioni precedenti i diritti se li sono conquistati. E visto che è uno scrittore, Madonia potrebbe leggere i libri di altri autori, precedenti (esisteva già la stampa) che hanno raccontato il ’68 o il ’77. Il cambiamento non è stato regalato, ma ottenuto con scontri, proteste, anche morti.

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Le brave famiglie italiane dell’inizio degli Anni 60 avrebbero voluto figli educati e pettinati, con giacca e cravatta, buoni studi e carriere lavorative sicure ed ordinate. Matrimoni felici e nipotini da allevare con sani principi. Non è andata così, e magari è andata male. Ma le generazioni che hanno occupato i posti che contano e che precludono “l’equilibrio esistenziale” non sono rimaste sdraiate sul divano ad aspettare concessioni neppure richieste. Sarà che non avevano lo smartphone o il tablet, ma vivevano con i coetanei e con i coetanei si ribellavano. Strana parola, “ribellione”. Forse è una di quelle che non compaiono più tra le poche conosciute dai nuovi giovani. Sostituita da piagnisteo, maleducazione, rassegnazione.

“Il 71% dei millennial intervistati in Italia, infatti, non crede alla possibilità di poter metter su famiglia, e il 73% – prosegue Madonia – ritiene impossibile comprare una casa di proprietà nell’immediato futuro. Inoltre il 79% dei millennial considera fondamentale la flessibilità nel lavoro, con la possibilità di lavorare da remoto e con orari di lavoro meno rigidi, dichiarandosi disposti anche a licenziarsi pur di trovare un’occupazione a misura d’essere umano. Tra le varie richieste fatte spicca quella della settimana lavorativa da quattro giorni. Per concludere lo studio, il 42% dei millennial si considera fortemente “ansioso e stressato”, e come preoccupazioni per il futuro mette ai primi posti timori legati alla propria salute mentale, ai cambiamenti climatici e ai danni all’ambiente, sui costi della vita e la disoccupazione”.

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Bene, anzi malissimo. Tutti consapevoli dei problemi. Ed anche dei propri timori e persino dei propri desideri. E allora? Dovrebbero pensarci babbo e mamma a trovare le soluzioni? Magari i nonni? Eppure, i millennial dovrebbero ormai essere in grado di pulirsi il sederino da soli. Dovrebbero essere in grado di vestirsi autonomamente. E se vogliono qualcosa, dovrebbero avere il coraggio e la capacità di prenderselo. Anche perché i boomer sono vecchi e senza forze. Ma il rischio, per i millennial, è che mentre loro si crogiolano nel dolore per l’ingiustizia subita, a sostituire gli anziani arrivi la generazione Z. D’altronde la resistenza dei boomer sulle poltrone del potere si scontra con l’anagrafe e con il fine vita…

Ala.de.granha
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

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