Quando la storia presenta il conto, anche i vivi scoprono di essere già condannati.

«I morti che camminano»

Dall’Ucraina all’Europa: la lunga processione dei poteri che camminano senza più futuro

Il Simplicissimus

Il pezzo analizza la crisi ormai irreversibile che attraversa il conflitto ucraino e i suoi protagonisti politici, partendo dalla figura di Zelensky: un uomo divenuto snodo centrale di un’intera operazione geopolitica e oggi stretto tra i rischi di un golpe interno e le possibili “soluzioni finali” imposte dai servizi americani. Ma il cuore dell’articolo va oltre l’individuo: mostra come, insieme a Zelensky, siano entrati nel corridoio della morte anche i costrutti politici che hanno sostenuto la narrazione della guerra. La coppia Ue–Nato, presentata per anni come pilastro della democrazia occidentale, rivela ora crepe profonde, acuite dalla sconfitta ucraina e dall’assenza totale di una strategia economica alternativa. Debiti esplosivi, industrie in fuga, governi assediati dal malcontento: l’Europa scopre di essere un gigante sfinito che tenta di censurare la realtà più che affrontarla. Un mondo che continua a proclamarsi vivo, libero e virtuoso, mentre avanza come un morto che cammina. (Nota Redazionale)


I nodi vengono disperatamente al pettine, la storia si vendica dei bugiardi, dei servi e dei seminatori di vento. E così un intero mondo è entrato in un metaforico braccio della morte mentre continua a proclamarsi innocente e libero e a cercare in tutti i modi di ottenere la grazia. Per Zelensky non si tratta solo di metafora: dopo aver dovuto licenziare il suo braccio destro Andrii Jermak per il suo coinvolgimento nello scandalo della corruzione, il pericolo di un golpe interno si fa sempre più denso: se fa la pace è probabile che i suoi lo facciano fuori e se non la fa saranno i servizi Usa ad occuparsi di quest’affare bagnato. In ogni caso l’ex comico è la cruna dell’ago attraverso cui è passato tutto l’affaire ucraino, sa troppe cose e non credo che abbia molte probabilità di sopravvivenza. Ma con lui molte altre persone e costrutti hanno ricevuto una sentenza di morte: per esempio l’accoppiata Ue – Nato, in realtà le due facce di una stessa moneta, sta entrando in crisi nera con la sconfitta ucraina. L’unione europea (perdonate se non mi sento di mettere maiuscole) ha ciecamente gettato alle ortiche un intero modello economico senza tuttavia avere un piano B e ora tutte le economie sono in grande affanno: la Francia e l’Italia sono assediate dal debito, assieme alla Gran Bretagna, mentre la Germania si sta denudando del suo apparato produttivo che peraltro coinvolgeva molti altri Paesi. In queste condizioni non basteranno le torsioni autoritarie e censorie a salvarla: è un altro cadavere che cammina.

Sono convinto che alla fine sarà proprio la Germania a darle il colpo di grazia nel tentativo di riallacciarsi al mondo euroasiatico che da un millennio è il suo vero obiettivo, condensato nel Drang nach Osten cominciato sotto Ottone I di Sassonia. Certo oggi l’obiettivo non è più la Livonia o le coste baltiche, ma il collegamento con Pechino. Cos’ha da perdere? Nulla perché in queste condizioni l’euro non è più l’elemento competitivo che era stato concepito a Maastricht proprio per dare alla Germania uno strumento monetario meno forte del marco e dunque una capacità concorrenziale straordinaria. Naturalmente questo contrasta con la Nato che tuttavia esce ridimensionata dalla guerra in Ucraina, avendo perso quella patina di potenza e di invincibilità che aveva. Ha perso la faccia, insomma, e per giunta si è evidenziato un contrasto fondamentale tra l’azionista di maggioranza dell’Alleanza, ovvero gli Usa, che vogliono chiudere al più presto la palude ucraina e le sue colonie europee guidate da una élite interamente compromessa con la guerra persa e che non vuole mollare l’osso perché ne va della sua stessa sopravvivenza. Tuttavia la questione è più ampia: chi conserva qualche neurone comprende che gli interessi europei sono profondamente diversi da quelli statunitensi e riguardano il collegamento con quel mondo asiatico che è divenuto il principale nemico dell’isola continentale che si chiama America.

Per questo l’Ue, pensata come bengodi per le oligarchie che pretendevano di avere raggiunto la fine della storia, non può reggere alle forze centrifughe che si stanno manifestando: il rifiuto del Belgio di consentire il furto da parte della Ue di cento miliardi di fondi russi congelati nelle sue banche, perché nessuno può garantirgli di non essere trascinato in una causa internazionale, è forse l’atto più sottovalutato di questo processo di disgregazione. Di fronte a un suicidio che Bruxelles voleva attuare per mera stupidità, qualcuno ha cominciato a dire no, ben sapendo che il furto avrebbe allontanato dall’Europa qualsiasi investimento o anche passaggio di denaro, essendo quest’ultimo sottoposto al pericolo di un sequestro. Che si sia arrivati a mettere in discussione anche le basi essenziali della finanza, mostra a che punto siano scoperti i nervi di un milieu politico in completo marasma. È anche lui un morto che cammina e che pensa di poter calpestare qualsiasi cosa pur di rimanere in piedi. Guardateli, sembrano i ritratti di fantasmi, ripresi nella sala bar dell’albergo di Shining: Macron, Merz, Starmer, Meloni, von der Leyen, Kaja Kallas, ma anche i loro serventi, i vari Crosetto, Pistorius, Lecornu, Picierno e chi più ne ha, più ne metta. Figurine già ingiallite perché sanno che è finita. Fanno capannello intorno a Zelensky supplicando che si dia loro un’altra occasione. Ma è ormai una foto ricordo.

Redazione

 

 

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