Quello che sorprende, leggendo e ascoltando quanto dicono i neoliberali di sinistra…

I MUTANTI DELLA SINISTRA E IL LORO

PROCESSO DI DEGRADAZIONE INTELLETTIVA

Quello che sorprende, leggendo e ascoltando quanto dicono i neoliberali di sinistra, è che essi non hanno affatto subito una sola mutazione ideologica. In ossequio a quella visione transumanista che sottomette il ritmo della società a quello dei mercati e impone la velocità di riprogrammazione delle macchine al cervello umano, i borghesi di sinistra sono in realtà immersi in un processo di mutazione perpetua.

L’unica trasformazione relativamente lenta che questi soggetti hanno subito è stata la prima: molti di loro, tanto tempo fa, erano convinti di afferire in qualche modo alla cultura socialista o comunista ma poi, seguendo un iter di abiure ideologiche durato circa una trentina d’anni, sono passati armi e bagagli al neoliberalismo più estremo.

Li abbiamo poi visti, durante l’emergenza pandemica, subire la medesima trasformazione che negli anni ’20 e ’30 subirono le borghesie di Italia e Germania. Questo si è visto, in particolar modo, con la negazione dei diritti e l’invocazione della repressione ai danni del dissenso politico, derubricato a mera devianza sociale.

In buona sintesi, come le succitate borghesie del secolo scorso, i borghesi di sinistra sono passati agevolmente e senza alcuno sforzo dal liberalismo al fascismo.

Ora, con la crisi internazionale in atto, li abbiamo visti accendersi di furore guerrafondaio nella totale noncuranza degli interessi materiali dell’Italia o del rischio di guerra nucleare: fondamentalmente, li abbiamo visti assumere quel tratto di follia bellicista e visionaria applicata alla politica, che caratterizzò la visione tanto fondamentalista quanto all’atto pratico autolesionista del Terzo Reich tedesco. Il problema è che la pedissequità ideologica nei confronti di stati d’emergenza che si susseguono a velocità frenetica, implica necessariamente un prezzo da pagare. E questo prezzo non può che essere una degradazione progressiva delle facoltà non soltanto intellettuali, ma anche strettamente intellettive, poiché la velocità va inevitabilmente a nocumento della complessità e della profondità. Infatti, i ragionamenti di questi servi del potere finanziario occidentale, soprattutto nelle ultime settimane, hanno raggiunto livelli di rozzezza linguistica e aporia logica che neanche la tecnica retorica può attenuare.

Questo potrebbe portare alcuni a ravvisare un’intrinseca debolezza in seno all’ideologia dominante: se i nostri nemici stessero diventando stupidi, si potrebbe pensare, sarà più facile contrastarli.

Tale ipotesi sarebbe però un errore: questa regressione intellettiva, cognitiva e linguistica a cui assistiamo, si sorregge comunque su una propagazione dei propri enunciati e assiomi attraverso i media mainstream. Se la massima potenza di fuoco in ambito comunicativo volge alla stupidità, alla limitazione delle facoltà del pensiero, ecco allora che si riduce complessivamente il grado di general intellect nel dibattito pubblico e diventa, quindi, tecnicamente molto problematico ribaltare i rapporti di egemonia all’interno di esso.

Per fare un esempio chiaro, pensiamo alla quantità di vocaboli che vengono usati nella lingua parlata: è stato scientificamente dimostrato che la loro riduzione diminuisce le capacità concettuali e analitiche.

L’estremismo ideologico delle classi dominanti, insomma, ha bisogno di limitazione del pensiero – ovvero ha bisogno di stupidità – per mantenere la presa egemonica della propria narrazione.

Il problema è che la stupidità si sottrae al piano dialettico del conflitto e, declinandosi in fanatismo, può anche finire per vincere.

Riccardo Paccosi

Invito i lettori ad esprimere un loro punto di vista usando con moderazioni i toni del dialogo

 

 

Fonte: TheuncontitionalBlog del 7 marzo 2022

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