Tutti pazzi per Modi e per l’India

I POLITICAMENTE CORRETTI SI ILLUDONO SU UN’INDIA (BHARAT)

AL SERVIZIO DEGLI ATLANTISTI


Tutti pazzi per Modi e per l’India. Gli atlantisti hanno trovato il loro nuovo idolo. L’uomo in grado di guidare il Sud del mondo in contrasto con la Cina e la Russia; la quinta colonna occidentale all’interno dei Brics. Un entusiasmo che ha già spinto i disinformatori italiani a dettare le regole a Modi per i suoi prossimi passi.

Amber Fort in Rajasthan, India durante il regno di Raja Man Singh (1589-1614)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Così i colleghi di chi, sul Corriere, scrive “i zaini”, si sono riscoperti storici e linguisti ed hanno subito imposto al leader indiano di fare marcia indietro sul cambiamento del nome del Paese. Modi vuole sostituire India, che gli ricorda il colonialismo britannico, con Bharat. E l’intellighentia progressista italiana non è d’accordo. Come se i fini giornalisti di Urbano Cairo contassero qualcosa a Nuova Delhi.

Però è interessante questa arroganza, questa presunzione. Questa pretesa di dettar legge a Modi dall’Italia. Tirando in ballo Alessandro Magno e giustificando l’oppressione inglese. Tralasciando, per faziosità o ignoranza, i milioni di morti provocati dalle repressioni britanniche. Perché se Modi vuol far parte della grande famiglia atlantista, deve adattarsi alla narrazione di Londra e Washington, veicolata dai camerieri dei maggiordomi italiani.

Peccato che Modi, di questa meravigliosa famiglia, non voglia far parte. E neppure di quella di Pechino. Quanto a Mosca, rappresenta parte del miracolo economico indiano. Perché Putin rifornisce Nuova Delhi di gas e petrolio a prezzi scontati. Garantendo la competitività delle produzioni indiane rispetto a quelle europee.

L’India, anche in versione Bharat, non intende entrare nella squadra dei maggiordomi di Biden. Vuole essere la protagonista della sollevazione del Sud del mondo contro l’arroganza atlantista. Contro le regole dettate da Washington sulla base del doppiopesismo. Perché Washington ed i maggiordomi europei non sono interessati allo sviluppo di Asia, Africa e America, ma solo alla prosecuzione della possibilità di sfruttamento delle materie prime di cui l’Occidente è carente. Certo, fa comodo agli atlantisti la rivalità tra Pechino e Nuova Delhi. Ma i maggiordomi di Biden farebbero bene a non illudersi troppo. Perché, a differenza loro, Modi ama il proprio Paese più di quanto ami l’american way of life.

Ed i giornalisti italiani politicamente corretti dovrebbero studiare – dopo la geografia italiana e la grammatica – anche le origini del nome Bharat(1). Potrebbero scoprire qualcosa di estremamente spiacevole per gli adoratori dell’inclusione e della mescolanza etnica.

Andrea Marcigliano
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

Approfondimenti del Blog

(1) Bharat è il nome che l’India si dà in molte delle sue lingue native: è uno dei due nomi ufficiali della Costituzione indiana e compare sui passaporti insieme a India. Il termine ha origini antichissime e inizialmente si riferiva a una regione dell’India settentrionale, ma poi ha assunto un significato più ampio. Bharat appare in molti testi antichi, tra cui il Mahabharata, il più grande poema epico indiano, e alcuni testi sacri dell’induismo. Per questo motivo, Bharat è spesso associato alla tradizione induista, che alcuni movimenti politici come il BJP vorrebbero imporre a tutta l’India. Alcuni membri del BJP propongono da tempo di fare di Bharat l’unico nome ufficiale dell’India. Secondo loro, il nome India sarebbe un ricordo della “schiavitù coloniale” subita dagli indiani sotto il dominio britannico, tra la metà del Settecento e il 1947. Ma, come detto, anche India è un nome molto antico, che deriva dal fiume Indo (che oggi non scorre più in India), che fu conosciuto in Europa grazie ai racconti dei greci e alle conquiste di Alessandro Magno. Dal greco passò al latino e poi all’inglese. Quando il Regno Unito occupò gradualmente il subcontinente indiano, India divenne il nome più usato nel mondo per indicare quei territori.

 

 

 

 

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