Il finto pauperismo alla Lollobrigida ormai dilaga

I POVERI SONO FORTUNATI: MANGIANO MEGLIO

E NON HANNO LO STRESS DELLE SCOMMESSE CLANDESTINE


Il finto pauperismo alla Lollobrigida ormai dilaga. Nella nuova villa della cognata, il ministro miracolato potrà continuare a discettare sulla fortuna dei poveri che, non solo mangiano meglio dei ricchi, ma sviluppano anche una maggiore resistenza alle malattie dormendo per strada, al freddo e tra la sporcizia. Beati loro, almeno non sono soggetti allo stress che colpisce le vere vittime: i giovani di 20 anni o poco più costretti ad accettare ingaggi da milioni di euro all’anno perché sanno fare le foche con un pallone tra i piedi o sanno rispedirlo nel campo avversario con una schiacciata.

 

E nessuno che versi una lacrima per la fragilità mentale e morale di questi giovani che, ancor prima di raggiungere la maggior età, hanno già guadagnato più di quanto guadagnerà un lavoratore normale in una vita in fabbrica o in ufficio. Beato lui! No, non il calciatore o il pallavolista. Beato l’operaio o l’impiegato che non si stressa di certo mentre non sa come arrivare a fine mese. Che non si stressa quando non sa dove trovare i soldi per far studiare i figli o per mandarli in vacanza almeno una settimana in un anno.

Lo stress, quello vero, è quello di chi deve decidere se puntare 1 milione di euro sulla squadra che gioca in casa o su quella in trasferta. Lo stress vero è dover decidere se accettare un milione all’anno giocando nella propria città o se affrontare un trasferimento all’estero in cambio di 2 milioni all’anno. Eh sì, sono problemi veri!

E non finiscono lì. Perché quando ti ritrovi con 10/20 milioni di euro o più a fine carriera, devi decidere anche cosa farne. Ed a 35/40 anni sei troppo giovane per prendere simili decisioni. Mentre i poveri, beati loro, possono divertirsi passando da una banca all’altra per ottenere un mutuo. E quanto si entusiasmano, i poveri, ogni volta che cominciano a circolare voci sulla crisi o sul trasferimento all’estero dell’azienda per cui lavorano.

 

Certo, ci sono anche i poveri che non sanno stare al proprio posto. Che credono che basti giocare d’azzardo per avere il diritto di sentirsi stressati come un ricco. Illudendosi che perdere mille euro con una macchinetta in un bar sia come perdere 1 milione su un sito illegale. Pura invidia sociale da parte di morti di fame che non spenderebbero mai migliaia di euro per una bottiglia di pessimo champagne in un locale notturno. Ed allora lascino perdere e si commuovano per la triste sorte degli sportivi stressati.

Andrea Marcigliano
Augusto Grandi

 

 

 

 

 

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