La propaganda di Tel Aviv trasforma Gaza in un mercato opulento, mentre la realtà racconta fame, censura e massacri ignorati dall’Occidente.

I RICCHI MERCATI DI GAZA: LA NUOVA FAVOLA DI TEL AVIV
Dal Ministero degli Esteri israeliano a YouTube, la favola di Gaza come mercato prospero tenta di cancellare la fame, la censura e i massacri
Il Simplicissimus
Il nuovo fronte della guerra a Gaza non si combatte solo con le armi, ma anche con la manipolazione dell’immagine e dell’informazione. I recenti spot diffusi dal Ministero degli Esteri israeliano, veicolati da YouTube come fossero comuni pubblicità, mostrano un presunto mercato di Gaza ricolmo di cibo e popolato da cittadini sereni. Un’operazione di propaganda che tenta di ribaltare la realtà: non più un territorio stremato dall’assedio e dalla fame, ma un luogo florido in cui la crisi umanitaria sarebbe nient’altro che un’invenzione “antisemita”. Il pezzo smonta questa favola, rivelandone la natura ingannevole e denunciando la complicità delle grandi piattaforme digitali, pronte a censurare contenuti critici ma disponibili a diffondere campagne di disinformazione istituzionale. Una strategia che si inserisce in una lunga serie di omissioni e falsificazioni operate dai media occidentali: dalle prime leggende sulle atrocità attribuite ai palestinesi, usate come pretesto per giustificare i massacri, fino al silenzio imposto sull’assassinio sistematico dei giornalisti palestinesi nell’enclave. La favola dei mercati ricchi di Gaza diventa così un emblema del paradosso: mentre la popolazione è affamata e privata di testimoni, l’Occidente continua a voltare lo sguardo, lasciando spazio a una propaganda che capovolge la verità. Un’operazione narrativa che rivela non solo la brutalità della guerra, ma anche l’ipocrisia di un sistema informativo piegato agli interessi geopolitici. (Nota Redazionale)
Uno va a vedersi un video su YouTube, ma per prima cosa deve subire una pubblicità ignobile: si vede un mercato mediorientale non ben identificabile sia nello spazio che nel tempo, stracolmo di ogni tipo di alimenti attorno ai quali si affollano persone tranquille, serene e ben pasciute, ma viene detto che si tratta di Gaza e che la carenza alimentare, la guerra per fame, è una malvagia invenzione degli antisionisti, anzi degli antisemiti, secondo una pazzesca equazione che prima o poi cadrà sulle teste di chi l’ha inventata e di chi la diffonde. I video (ne circolano due leggermente diversi) sono ovviamente prodotti dal Ministero degli esteri di Israele e distribuiti a tradimento, come se fosse una comune pubblicità, da YouTube che in questo se ne intesta la responsabilità. Se qualcuno osasse proporre su questo canale qualunque campagna pubblicitaria volta a smentire una delle centinaia di cazzate che l’informazione occidentale diffonde ogni giorno, YouTube la rifiuterebbe in tronco e magari ne denuncerebbe gli autori. Ma questa infamia, che è stata invece la benvenuta, viene diffusa a tradimento e del resto il celebre canale di video accozzaglie e di imbonitori di ogni tipo, significa Google e Google per chi ancora non lo sapesse significa Cia, ovvero la parte peggiore, dell’amministrazione di Washington.

Del resto, non è certo la prima volta che l’informazione occidentale ha girato la testa dall’altra parte o è stata complice della strage di Gaza e, fin dall’inizio, nonostante le immagini che giungevano ora per ora, minuto per minuto, ha sempre tentato di spacciare il tentato genocidio per una sorta di fake news. Dapprima ha cercato di coprire il governo di Tel Aviv accreditando le leggende sui neonati decapitati o messi nei forni, oppure sugli stupri di massa perché essi costituivano il pretesto di Israele per giustificare il grande massacro. Poi ha sempre tentato di nascondere il fatto che Israele ha impedito l’ingresso a Gaza ai giornalisti occidentali, per il timore che per quanto condizionati e coinvolti nella grande nuvola di menzogne, qualcuno avesse potuto testimoniare dell’orrore. Del resto, quello della mancanza di una testimonianza diretta, potrà profilarsi come un comodo alibi. In compenso il governo di Tel Aviv ha provveduto ad eliminare, uno per uno, i giornalisti palestinesi presenti nell’enclave, fino ad assassinarne più di 200, 11 solo nelle ultime due settimane, tra cui collaboratori di Middle East Eye e Al Jazeera. Ma anche qui i giornaloni occidentali che arrivano persino a schiarire la pelle di stupratori e assassini per tentare di nasconderne l’origine, hanno a malapena dato la notizia. E solo quando un raid ne ha uccisi sei in una volta sola, è riuscita a ritrovare una flebile voce, peraltro già estinta.
Anzi in qualche modo ha accreditato una balla totalmente assurda: che una delle sei vittime, il giornalista Anas al-Sharif, vincitore del premio Pulitzer, era segretamente un “terrorista di Hamas”. Dove avrebbe trovato il tempo fra un reportage e l’altro di fare anche il terrorista? Eppure, questa assurdità è stata riportata come se fosse in qualche modo credibile. Ora sappiamo esattamente da dove ha avuto origine questa ridicola storia: dalla “Cellula di Legittimazione”, il nome dell’unità di intelligence il cui compito è quello di legittimare le atrocità israeliane con storie che denigrano le vittime, rendendo così le stragi più accettabili sia al pubblico israeliano sia a quello occidentale che, peraltro, non chiede altro se non quello di essere illuso e di continuare così il sonno della ragione. Basandosi su tre fonti di intelligence di Tel Aviv, il sito di notizie israeliano +972 ha riferito che il motivo per cui Israele ha creato la Cellula di legittimazione, nata nel 2023, non era legato alla sicurezza, ma era guidato da mere esigenze di propaganda, ovvero da ciò che in Israele è noto come “hasbara”. Lo scopo è impedire che in Occidente l’opposizione popolare al genocidio crescesse al punto da costringere i sostenitori di Israele a staccare la spina alla macchina di morte israeliana.
E infatti circa un mese fa il portavoce dell’esercito israeliano Avichay Adraee , ha accusato il reportage di Sharif da Gaza City di danneggiare l’immagine di Israele promuovendo “la falsa campagna di fame di Hamas”. La denuncia della carestia artificiale, voluta da Netanyahu e denunciata sia dall’Onu che dall’Oms, era infatti pericolosa per l’immagine di Israele. Così adesso abbiamo il video con i ricchi mercati di Gaza che viene diffuso a tradimento da YouTube. E infatti l’uccisione di Sharif è arrivata ad essere designata come legittima dalla Bbc, ovvero dal peggior organo di informazione di tutto l’orbe terraqueo, quella, tanto per intenderci, che ritiene razzista denunciare lo stupro di bambine, se per caso i violentatori sono immigrati. Ecco perché mi auguro che questo Occidente sia finalmente spazzato via.


