Dalla Fiat all’oblìo

IERI REGNANTI OGGI AI SERVIZI SOCIALI
Un tempo divinità intoccabili del capitalismo italiano, oggi figure smarrite tra aule di tribunale e servizi sociali.
Il caso Elkann chiude il cerchio di una parabola discendente.
di Marcello Veneziani
John Elkann, ultimo erede della dinastia Agnelli, si ritrova protagonista di un clamoroso ribaltamento: dai vertici della Fiat ai servizi sociali presso i Salesiani. Marcello Veneziani riflette su questo simbolico declino, tracciando il confronto con altri “dei caduti” come Berlusconi e De Benedetti. Una riflessione amara e ironica sulla fine dell’immunità aristocratica nell’Italia post-industriale, dove anche i re finiscono tra le scope e i registri. (Nota Redazionale)
Non sembra vero. Il Capo della FuFiat, John Elkann, discendente della stirpe regale degli Agnelli, sarebbe condannato ai servizi sociali presso i Salesiani torinesi. Siamo ben oltre la caduta degli dèi, siamo al loro reimpiego nei servizi pubblici, non esclusi i servizi igienici. Una parabola sta per compiersi, un declino con svariati gradini discesi uno dopo l’altro. Un tempo, solo immaginare il Signore della Fiat condannato ai servizi sociali sarebbe stato un reato di blasfemia: non si poteva neanche dirlo per scherzo e osare di farci una gag paradossale. Peccato mortale, reato penale. Tutto quel che succedeva nella Fiat era in una zona franca, o comunque iperprotetta, come sotto la campana di vetro delle madonne. Non c’era leader politico o capo d’azienda che “non poteva non sapere” quel che accadeva nel suo regno; eccetto lui, l’Avvocato, che benché Onnipotente e dunque onnisciente, poteva non sapere, in virtù di una divina ignoranza che permetteva l’esonero dagli affanni che riguardano i mortali.
Per fermarsi solo ai tre imprenditori famosi di un tempo, Berlusconi finì nel mirino dei giudici e ci restò per una vita, andando ai servizi sociali; De Benedetti fu attenzionato e chiacchierato ma poi la scampò per le ragioni che intuiamo; Gianni Agnelli restò illeso, legibus solutus, sciolto da ogni rischio di contaminazione sia dai fatti che dalle condanne dei suoi sottoposti, come accadeva ai Re Taumaturghi investiti direttamente da Dio. Ma il declino della Fiat cominciò sin da quando c’era lui.
Ora vedi che il nipote di Agnelli rischia di finire affidato per un anno ai salesiani per la sua riabilitazione sociale tramite i servizi sociali; gli viene cioè prescritta una terapia di umiltà per disintossicarsi dal cinismo, dall’albagia e dalla presunzione d’immunità di cui aveva goduto, in linea ereditaria, per troppi anni. In cambio ha ottenuto dalla Procura di Torino il via libera alla richiesta di sospensione del procedimento per frode fiscale presunta, con messa alla prova, nell’ambito delle indagini relative all’eredità della nonna, Marella Agnelli, vedova di Gianni Agnelli, morta nel 2019. Anche per i suoi fratelli Lapo e Ginevra c’è stato il via libera alla richiesta di archiviazione per i reati di dichiarazione infedele e truffa in danno dello Stato. Il presidente di Stellantis ha scampato la condanna, in cambio dovrà sopportare l’umiliazione dell’affidamento ai servizi sociali e versare 183 milioni di euro al fisco. (una bazzecola) E dovrà tornare a Torino, città che la FuFiat aveva abbandonato nella sua mutazione transgenica in FCA, confluita in Stellantis. Oltre al tracollo dell’azienda su tutti i fronti, con Elkann è stata portata a compimento la definitiva riduzione della FuFiat da azienda di produzione industriale e automobilistica a gruppo finanziario, con preminenti interessi speculativi, in cui i prodotti “reali” sono solo una variabile relativa e secondaria delle operazioni finanziarie (i dipendenti non ne parliamo, sono l’ultima ruota del carro, per restare nella metafora automobilistica).
La saga degli Agnelli finisce nel peggiore dei modi possibili. La morte prematura di Giovannino Agnelli, considerato l’unico erede con qualche capacità e sensibilità di imprenditore, dopo la tragica morte di Edoardo, e la lunga scia di “maledizioni”; poi gli Agnelli si internazionalizzarono in famiglia, grazie ai tre Elkann, figli del personaggio televisivo, intervistatore e scrittore Alain e di una figlia dell’Avvocato, Margherita. Gli Elkann sono una potente famiglia ebraica parigina (il nonno era un rabbino), i giovani Elkann sono nati a New York. Un tempo il più noto dei tre Elkann era Lapo, personaggio leggendario, spesso caricaturizzato, con vicende incredibili di ogni tipo. Più defilata la sorella Ginevra, che pur seduta su un tesoro miliardario, godeva del finanziamento governativo per i suoi film, che poi riscuotevano in sala neanche la decima parte di quel che riceveva dai fondi pubblici, soldi sottratti ad altri magari più meritevoli e certamente meno abbienti cineasti. Particolarmente brutta la lite giudiziaria degli Elkann con la loro madre, Margherita Agnelli, sull’eredità e la successione; i raggiri, gli inganni e le terribili dichiarazioni del figlio John contro la sua mamma. Una storia esemplare del peggior familismo che sconfina nel cannibalismo parentale e nel matricidio rituale. Gli Agnelli sono finiti peggio dell’altra famiglia reale torinese, i Savoia.
Restò proverbiale, anche se non è mai stato detto in tv o sui giornaloni italiani, che la Fiat socializzava le perdite della sua attività ma privatizzava i profitti. E usava il marchio d’italianità ma era pronta a battere bandiera straniera e trasferirsi all’estero per utilità fiscale o per i costi della manodopera; un patriottismo intermittente e unilaterale, che valeva per gli utenti ma non per l’azienda.
Dietro la loro vicenda non c’è però solo il tramonto della Fiat, della famiglia reale Agnelli che ha dominato sull’Italia nel Novecento. Ma c’è il declino dell’industria italiana, la fine dei marchi nazionali, di cui oggi si salvano solo tre o quattro grandi aziende alimentari, più quel che resta nel design e nel vestiario. Il resto è finito male o in mani straniere. Resta il popolo di camerieri e di sartine rappresentato da un’élite di chef e di stilisti, allietati dai melodici. Però se l’alternativa è la Dinasty degli Agnelli-Elkann, viva l’Italia proletaria e sul piano imprenditoriale, onore a Giorgio Armani.

👇 Un commento dalla Redazione di Inchiostronero
“Elkann ai Salesiani: penitenza con bonus fiscale”
Nel nuovo corso della giustizia creativa italiana, John Elkann, presidente di Stellantis ed erede della dinastia Agnelli, ha trovato la sua personale via Crucis: servizi sociali presso i Salesiani di Torino. Una punizione medievale, si dirà. Ma molto meglio di un processo per frode fiscale.
In cambio della scopa e di qualche attività benefica tra i corridoi torinesi dei padri salesiani, ha ottenuto dalla Procura il via libera alla sospensione del procedimento a suo carico. Un colpo magistrale di diplomazia post-aristocratica: evitare la Finanza… passando per la Carità.
La colpa, o presunta tale, riguarda l’eredità della defunta nonna Marella, vedova dell’Avvocato, morta nel 2019. Tra fondazioni, testamenti e conti all’estero, la matassa fiscale si era annodata come un loden dopo la centrifuga.
Per i fratelli, Lapo e Ginevra, è andata ancora meglio: archiviazione secca, nessuna scopa, nessun catechismo, nessuna messa alla prova. Forse perché l’unico reato di cui si sono resi colpevoli è quello di portare lo stesso cognome.
Nel frattempo, Elkann verserà al fisco 183 milioni di euro. Ma è noto: chi ha ereditato la Fiat e le sue ramificazioni può permettersi anche di trattare col Fisco come si fa col benzinaio: “faccia il pieno, e tenga pure il resto”.
L’umiliazione? Tornare a Torino, la città un tempo madre e ora matrigna, che la FuFiat aveva lasciato durante la mutazione genetica in FCA e poi in Stellantis. Un tempo capitale dell’automobile, oggi ridotta a succursale finanziaria per operazioni speculative, dove le auto esistono solo perché servono a coprire le trimestrali.
La metamorfosi è compiuta: da fabbrica a fondo d’investimento, da ingegneri a manager, da operai a “costi variabili”. Il declino di un impero travestito da fusione industriale.
Ma non disperiamo. I profitti Iveco — che produce mezzi militari — sono cresciuti del 92%, grazie al nuovo hobby globale chiamato “riarmo”. Anche questo aiuta: Dio perdona, i Salesiani accompagnano, ma è la guerra che salva i conti.

Un mezzo Fiat per famiglie, rimuove il traffico