Agatha Christie non andò mai a scuola, eppure è diventata la più grande scrittrice di gialli di tutti i tempi.

Agatha Christie.

Nata il 15 settembre 1891 a Torquay (Gran Bretagna), figlia minore del matrimonio di Fred Miller (Miller è il suo vero cognome) e Clara Boehmer. Da bambina aveva un carattere timido e ritirato, e rifiutava le sue bambole per giocare con amici immaginari. Suo padre, che viveva affittando appartamenti, passava la giornata a giocare a carte e morì quando lei aveva 11 anni, lasciando la moglie e i figli in bancarotta Agatha crebbe dunque in una famiglia borghese e non avendo frequentato alcuna scuola, viene istruita dalla madre, Clara Boehmer, donna della buona società e nonché dalla nonna e dalle governanti di casa. Tornata da Parigi dopo aver tentato gli studi per diventare una cantante lirica, conosce Archibald Christie, colonnello della Royal Flying Corps, con cui si fidanza.

Nel 1920 le venne l’idea, lavorando in un ospedale, come assistente nel dispensario, a contatto con i veleni, per il suo primo romanzo giallo che vedeva come protagonista l’investigatore belga Hercule Poirot, “Poirot a Styles Court”.

Attraverso le avventure di quest’ultimo e dell’arzilla vecchietta Miss Marple fece la storia del genere “giallo/poliziesco”, influenzando generazioni di scrittori. Si misurò anche con il “romanzo rosa” pubblicando sei opere sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott.

Ricordata per capolavori assoluti come Assassinio sull’Orient Express e “Dieci piccoli indiani”, è, dopo Shakespeare, la scrittrice inglese più tradotta di sempre e i suoi romanzi hanno ispirato numerose versioni cinematografiche.

Ecco a voi Hercule Poirot.

Hercule Poirot.

   Doveva essere un ispettore per avere una buona conoscenza del crimine. Doveva essere anche meticoloso e molto ordinato, decisi, mentre mi affaccendavo a raccogliere una serie di oggetti che avevo seminato nella mia stanza. Un omino preciso, con la mania dell’ordine, della simmetria, e una netta propensione per le forme quadrate piuttosto che per quelle tonde. E poi molto intelligente, con il cervello pieno di piccole cellule di materia grigia… ah, che bella frase, non dovevo dimenticarla. Bisognava anche che avesse un nome importante, un nome che non sarebbe sfigurato nella famiglia Holmes. Già, perché loro quanto a nomi… Come si chiamava il fratello di Sherlock? Mycroft, nientemeno.

   E se l’avessi chiamato Hercules? Hercules mi parve un ottimo nome per un omino così. Trovargli un cognome era più difficile. Non so assolutamente perché scelsi Poirot, se fu una folgorazione o se lo lessi su qualche giornale. Comunque mi parve buono, anche se non si legava bene con Hercules. E se fosse stato Hercule? Hercule Poirot… perfetto, grazie a Dio, era fatta.

Agatha Christie.

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Trama

Il ballo della Vittoria. Titolo originale: The Affair at the Victory Ball. Pubblicato per la prima volta su «The Sketch» il 7 marzo 1923. Traduzione di Lydia Lax.

In questo racconto, Poirot aiuta Scotland Yard a trovare il colpevole di due omicidi avvenuti durante una festa in costume nota come il Ballo della Vittoria. Fra i partecipanti vi sono il Visconte Cronshaw e la sua fidanzata Miss Courtenay, travestiti da Arlecchino e Colombina; e i coniugi Davidson, nel ruolo di Pierrot e Pierette. Durante la serata Cronshaw e la signorina Courtenay hanno un diverbio, e la donna chiede a Chris Davidson di riportarla a casa, a Chelsea. Dopo che i due si sono allontanati, un’amica del Visconte lo vede mentre guarda la pista da ballo da una balconata, e lo invita a scendere. Poco dopo però Cronshaw viene trovato nella sala da pranzo, pugnalato al cuore con un coltello da tavola: il suo corpo appare stranamente rigido. Anche Miss Courtenay viene trovata morta nel suo letto a causa di un’overdose di cocaina. Poirot inizia a indagare, e scopre l’avversione di Cronshaw per le droghe. L’investigatore riunisce le persone coinvolte, e rivela di aver scoperto che sotto l’abito di Pierrot del Signor Davidson si cela un secondo abito, raffigurante Arlecchino. Davidson balza in piedi e maledicendo Poirot, ma viene prontamente arrestato da Japp. Viene spiegato come la profonda coltellata potesse essere stata inflitta solamente da un uomo. La rigidità del corpo era dovuta al fatto che la vittima era morta da tempo, quindi l’Arlecchino apparso sulla balconata non poteva essere lui. Davidson aveva ucciso Cronshaw anzitempo, e aveva nascosto il corpo in una nicchia, poi aveva portato a casa Courtenay dove le aveva somministrato un’overdose di droga. Il movente appare chiaro, Davidson era colui che procurava la droga alla signorina Courtenay e non voleva essere denunciato dal Visconte.

Fonte: Wikipedia. 

 

Il Ballo della Vittoria

 

1.

   Per pura combinazione il mio amico Hercule Poirot, un tempo capo della polizia belga, si trovò coinvolto nel caso Styles. Il suo successo lo rese famoso, e da allora si dedicò alla soluzione dei problemi criminali. Dopo essere stato ferito sulla Somme fui dimesso dall’esercito per invalidità, e così andai ad abitare con lui a Londra. Ho una profonda conoscenza di molti suoi casi, quindi mi è stato consigliato di sceglierne alcuni tra i più interessanti e trascriverli. Mi è sembrato opportuno cominciare con lo strano enigma che a suo tempo suscitò una vasta eco. Mi riferisco al mistero del Ballo della Vittoria.

   Forse non è del tutto indicativo degli originali metodi di Poirot, ma le eccezionali caratteristiche, la notorietà delle persone implicate, la pubblicità che a questo caso diede la stampa ne fanno una classica cause célèbre. E desidero rivelare come Poirot riuscì a trovarne la soluzione.

   In una radiosa mattina di primavera eravamo seduti nel soggiorno di Poirot. Il mio amico, elegante e azzimato come sempre, con la testa inclinata da una parte, si stava delicatamente applicando una nuova pomata sui baffi. In armonia con il suo amore per l’ordine e il metodo, Poirot aveva infatti una sua innocente vanità. Il «Daily Newsmonger», che avevo appena letto, era scivolato sul pavimento, ed ero assorto nei miei pensieri quando la voce di Poirot mi richiamò alla realtà.

   «A che cosa state pensando, mon ami

   «Per la verità» risposi «riflettevo sul mistero del Ballo della Vittoria. I giornali non parlano d’altro.»

   Tamburellai con le dita sul foglio.

   «Dunque?»

   «Più si legge di questa faccenda, più sembra inesplicabile!» esclamai accalorandomi. «Chi ha ucciso lord Cronshaw? La morte di Coco Courtenay, la stessa notte, è stata una semplice coincidenza o un assassinio? Oppure ha deliberatamente ingerito una dose eccessiva di cocaina?» Dopo una pausa, aggiunsi: «Ecco le domande che mi pongo».

   Poirot, con mio disappunto, non raccolse l’argomento. Si limitò a mormorare, fissando il vasetto:

   «Questa nuova pomata per i baffi è proprio eccellente!» Ma poi, avvertendo il mio sguardo, si affrettò a domandarmi: «Capisco… e come rispondete a queste domande?»

   Prima che potessi parlare la porta fu spalancata e la nostra affittacamere annunciò l’ispettore Japp.

   L’ispettore di Scotland Yard era un nostro vecchio amico, e fummo contenti di vederlo.

   «Ah, mio buon Japp!» esclamò Poirot. «Qual è il motivo della vostra visita?»

   «Be’, monsieur Poirot,» disse Japp, sedendosi e salutandomi con un cenno «ho un caso che pare fatto su misura per voi. Sono venuto a chiedervi se vi piacerebbe metterci lo zampino.»

   Poirot aveva una grande stima delle qualità di Japp, pur deplorando la sua mancanza di metodo. Quanto a me, ritenevo che la specialità dell’investigatore consistesse nel domandare favori dando l’impressione di concederli!

   «Riguarda il Ballo della Vittoria» continuò Japp in tono suadente. «Via! Non rifiutate. So che morite dalla voglia di occuparvene!»

   Poirot mi sorrise.

   «Il mio amico Hastings lo desidera. Poco fa stava caldeggiando l’argomento, n’est-ce pas, mon ami

   «Potete collaborare anche voi, allora» concesse generosamente l’ispettore. «Occuparsi di un caso del genere è motivo di orgoglio. Be’, veniamo al sodo. Conoscete gli aspetti principali del caso, monsieur Poirot?»

   «Soltanto dai giornali… e a volte l’immaginazione dei giornalisti è mistificatrice. Preferisco sentire da voi l’intera storia.»

   Japp accavallò le gambe e cominciò.

   «Come ormai sanno tutti, martedì scorso fu dato un grande Ballo della Vittoria. Ai nostri giorni anche i balli da due soldi si chiamano così, ma questo si svolgeva al Colossus Hall e vi partecipava tutta Londra… compresi lord Cronshaw e la sua compagnia.»

   «Il suo dossier» interruppe Poirot. «Cioè la sua bioscopia… No, come si dice? La sua biografia.»

   «Lord Cronshaw era il quinto visconte della sua famiglia. Aveva venticinque anni, era ricco, celibe e amante del mondo teatrale. Correva voce che fosse fidanzato con la signorina Courtenay del teatro Albany, Coco per gli amici. Una donna affascinante sotto ogni aspetto.»

   «Bene. Continuez

   «La compagnia di lord Cronshaw era composta da sei persone: lui stesso… suo zio, l’onorevole Eustace Beltane, una graziosa vedova americana, la signora Mallaby… un giovane attore, Chris Davidson… sua moglie e infine la signorina Coco Courtenay. Come sapete era un ballo in maschera e la compagnia di lord Cronshaw rappresentava i personaggi della Commedia dell’Arte italiana.»

   «La Commedia dell’Arte» mormorò Poirot. «La conosco.»

   «A ogni modo i costumi erano copiati da alcune statuette di porcellana che appartenevano alla collezione di Eustace Beltane. Lord Cronshaw era Arlecchino; Beltane era Pulcinella; la signora Mallaby faceva coppia con lui, vestita da Pulcinella al femminile; i Davidson erano Pierrot e Pierrette; e la signorina Courtenay, naturalmente, era Colombina. All’inizio della serata fu subito evidente che qualcosa non andava. Lord Cronshaw era nervoso e di malumore. Quando la compagnia si riunì a cenare in una saletta fissata da lord Cronshaw, tutti notarono che lui e la signorina Courtenay non si rivolgevano la parola. Lei aveva gli occhi rossi e pareva sull’orlo di un attacco isterico. Il pasto fu assai deprimente, e quando lasciarono la saletta, lei si rivolse a Chris Davidson chiedendogli di accompagnarla a casa dal momento che “ne aveva abbastanza della festa”. Il giovane attore esitò, sbirciò lord Cronshaw e infine la ricondusse nella saletta da pranzo.

   «Ma i suoi sforzi per ottenere una riconciliazione non ebbero successo, e così dovette chiamare un taxi e accompagnare la signorina Courtenay, in lacrime, sino al suo appartamento. Per quanto fosse sconvolta, lei non si confidò con Davidson: si limitò a ripetere più volte che “l’avrebbe fatta pagare cara al vecchio Cronch!”. È l’unico indizio che forse la sua morte non è stata un incidente… un indizio assai vago, a dire il vero. Quando Davidson riuscì a calmarla, era ormai troppo tardi per tornare al Colossus Hall: a Davidson non restò che tornare nel suo appartamento di Chelsea, dove più tardi giunse anche sua moglie, con la notizia della terri bile tragedia che si era svolta durante l’assenza del giovane.

   «Lord Cronshaw, a quanto pareva, era diventato sempre più cupo a mano a mano che il ballo procedeva. Si era tenuto in disparte dalla compagnia e nel corso della serata i suoi amici l’avevano visto pochissimo. Verso l’una e mezzo del mattino… poco prima del grande cotillon, quando tutti si dovevano togliere la maschera… il capitano Digby, un ufficiale che conosceva il suo travestimento, lo notò in un palco, intento a guardare il pubblico sulla pista da ballo.

   «“Ehi, Cronch!” lo chiamò. “Scendi e sii più socievole! Che cosa fai lassù, solo come un gufo? Vieni! Stanno cominciando a suonare l’one-step.”

   «“Va bene!” rispose Cronshaw. “Aspettami, altrimenti ci perderemo nella folla.”

   «Parlando, si girò e lasciò il palco. Il capitano Digby, che era accanto alla signora Davidson, lo attese. I minuti passarono, ma lord Cronshaw non arrivò. Alla fine Digby perse la pazienza.

   «“Non crederà che lo aspettiamo tutta la notte!” esclamò.

   «In quel momento la signora Mallaby si unì a loro, e le spiegarono la situazione.

   «“Sentite,” disse la graziosa vedova “stasera è peggio di un orso ferito. Andiamo a stanarlo.”

   «La ricerca si protrasse a lungo senza risultato. A un tratto la signora Mallaby suggerì di provare nella saletta dove avevano cenato un’ora prima. Vi entrarono… e quale spettacolo si presentò ai loro occhi! Sì, Arlecchino c’era… ma supino sul pavimento con un coltello nel cuore!»

   Japp tacque. Poirot annuì e disse con la voluttà dell’intenditore:

   «Une belle affaire! E non c’erano indizi sul colpevole, naturalmente.»

   «Be’,» continuò l’ispettore «il resto lo sapete. È stata una duplice tragedia. Il giorno dopo i quotidiani uscirono con i titoli cubitali corredati dalla notizia che la signorina Courtenay, la popolare attrice, era stata trovata morta nel suo letto, e che la morte era dovuta a una dose eccessiva di cocaina. Incidente o suicidio? La cameriera, chiamata a deporre, ammise che la signorina Courtenay consumava abitualmente droga, e fu emesso un verdetto di morte accidentale. Tuttavia non possiamo trascurare l’eventualità di un suicidio. La sua morte risulta davvero inopportuna, perché ci preclude la possibilità di chiarire le cause del litigio con lord Cronshaw, la sera prima. A ogni modo in una tasca del morto è stata trovata una scatoletta smaltata. Sul coperchio era scritto con minuscoli brillanti il nome “Coco”. La cameriera della signorina Courtenay l’ha riconosciuta come appartenente alla sua padrona, che la portava quasi sempre con sé dal momento che conteneva la sua scorta di droga, di cui era ormai divenuta schiava.»

   «Anche lord Cronshaw era dedito alla droga?»

   «Nemmeno per sogno. Anzi, era inflessibilmente contrario agli stupefacenti.»

   Poirot annuì pensieroso.

   «Se era in possesso della scatoletta, sapeva che la signorina Courtenay si drogava. Un dato stimolante, non è vero, mio caro Japp?»

   «Eh!» disse Japp evasivo.

   Sorrisi.

   «Insomma» disse Japp «il caso è questo. Che cosa ne pensate?»

   «Non ci sono altri indizi?»

   «Sì.» Japp estrasse da una tasca un piccolo oggetto e lo porse a Poirot. Era un pompon di seta verde smeraldo, sfilacciato come se fosse stato strappato con violenza. «L’abbiamo trovato stretto nella mano del morto» spiegò l’ispettore.

   Poirot glielo restituì senza commenti e chiese:

   «Lord Cronshaw aveva nemici?»

   «No, che si sappia. Sembrava benvoluto da tutti.»

   «Chi beneficerà della sua morte?»

   «Suo zio, l’onorevole Eustace Beltane, è l’erede del titolo e della proprietà. Ci sono un paio di particolari sospetti che lo riguardano. Varie persone sostengono di aver udito un alterco nella saletta da pranzo, e pare che Eustace Beltane sia stato tra i litiganti. L’assassino può aver preso il coltello dalla tavola e commesso l’omicidio al culmine della disputa.»

   «Che cosa dichiara in proposito il signor Beltane?»

   «Dichiara che uno dei camerieri era ubriaco e lui gli stava dando una strapazzata. E anche che era quasi l’una e mezzo. Vedete, la deposizione del capitano Digby limita il tempo con precisione. Erano passati soltanto dieci minuti da quando aveva parlato con Cronshaw a quando il corpo è stato trovato.»

   «Immagino che il signor Beltane, essendo vestito da Pulcinella, avesse la gobba.»

   «Non conosco i particolari del costume» disse Japp, guardando Poirot con curiosità. «A ogni modo, non capisco che importanza abbiano.»

   «Davvero?» Il sorriso di Poirot era leggermente beffardo. Aggiunse calmo, gli occhi illuminati dal lampo di intuizione che avevo imparato a conoscere tanto bene: «Nella saletta da pranzo c’era una tenda, suppongo».«Sì, ma…»«E dietro c’era abbastanza spazio perché un uomo potesse nascondersi?»

   «Sì… in effetti c’è una piccola nicchia. Come fate a saperlo? Non ci siete mai stato, monsieur Poirot, non è vero?»

   «No, mio caro Japp. L’esistenza della tenda è una mia deduzione. Senza la tenda, il dramma mancherebbe di logica. Ma ditemi… non hanno chiamato un medico?»

   «Immediatamente. Ma non c’era più niente da fare. La morte dev’essere stata istantanea.»

   Poirot annuì con impazienza.

   «Sì, sì, capisco. Anche il medico quindi ha deposto durante l’inchiesta?»

   «Sì.»

   «Non ha notato niente di insolito nell’aspetto del corpo?»

   Japp fissò l’ometto.

   «Sì, monsieur Poirot. Non so dove vogliate arrivare, ma ha detto che le membra apparivano inspiegabilmente rigide e tese.»

   «Ah!» esclamò Poirot. «Ah! Mon Dieu! Questo è un elemento da tenere in considerazione, non vi pare?»

   Capii che Japp non lo aveva considerato affatto.

   «Se pensa al veleno, monsieur… chi mai avvelenerebbe un uomo per poi piantargli un coltello nel petto?»

   «Effettivamente sarebbe assurdo» convenne Poirot placido.

   «Desiderate vedere personalmente qualcosa, monsieur? Se volete esaminare la stanza dove è stato trovato il corpo…»

   Poirot agitò la mano.

   «No, no. Voi mi avete riferito il solo particolare che mi interessava… il punto di vista di lord Cronshaw riguardo al consumo di droga.»

   «Allora non c’è niente che vi interessa vedere?»

   «Una cosa soltanto.»

   «Dite!»

   «Le statuette di porcellana da cui sono stati copiati i costumi.»

   Japp sgranò gli occhi.

   «Be’, questa è buona!»

   «Potete mostrarmele?»

   «Venite subito in Berkeley Square, se volete. Il signor Beltane… o Sua Signoria, come dovrei chiamarlo adesso… non farà obiezioni.»

   Andammo con un taxi. Il nuovo lord Cronshaw non era in casa, ma su richiesta di Japp fummo introdotti nella stanza delle porcellane dov’erano conservate le gemme della collezione. Japp si guardò intorno imbarazzato.

   «È un problema trovare quelle statuette, monsieur

   Ma Poirot aveva già accostato una sedia alla mensola del caminetto e vi era saltato sopra con l’agilità di uno scoiattolo. Sopra lo specchio, su un piccolo scaffale, erano disposte sei statuette. Poirot le esaminò accuratamente, mormorando qualche commento.

   «Les voilà! La Commedia dell’Arte italiana. Tre coppie! Arlecchino e Colombina, Pierrot e Pierrette… veramente deliziosi, in bianco e verde… Pulcinella e sua moglie in blu e giallo. Il costume di Pulcinella è alquanto elaborato… trine, gale, la gobba, un lungo berretto. Sì, proprio come pensavo… molto elaborato.»

   Rimise le statuette a posto e scese dalla sedia.

   Japp appariva insoddisfatto, ma visto che Poirot non intendeva dare alcuna spiegazione, l’ispettore fece buon viso a cattivo gioco. Mentre stavamo per andare, entrò il padrone di casa e Japp fece le presentazioni.

   Il sesto visconte Cronshaw era un uomo sulla cinquantina, affabile, con un bel viso dall’aria dissoluta. Era senza dubbio un dongiovanni incallito, con modi languidi da persona affettata. Mi ispirò un’avversione immediata. Ci accolse con sufficiente cordialità, dichiarando che aveva sentito parlare della sagacia di Poirot e che si metteva a nostra disposizione.

   «So che la polizia sta facendo tutto il possibile» disse. «Ma temo che il mistero della morte di mio nipote non sarà mai svelato. Ci sono troppi lati oscuri.»

   Poirot lo scrutava attentamente.

   «Vostro nipote aveva nemici, che vi risulti?»

   «Nessuno, ne sono sicuro.» Fece una pausa, poi aggiunse: «Se volete rivolgermi qualche altra domanda…».

   «Soltanto una» disse gravemente Poirot. «I costumi… erano copiati esattamentedalle statuette?»

   «In ogni particolare.»

   «Grazie, milord. Non voglio sapere altro. Vi auguro buongiorno.»

   «E allora?» chiese Japp quando fummo in strada. «Devo riferire a Scotland Yard, lo sapete.»

   «Bien!Non vi trattengo. Ho un’altra faccenducola da sbrigare, e poi…»

   «Sì?»

   «Il caso sarà risolto.»

   «Come? Avete detto sul serio? Sapete chi ha ucciso lord Cronshaw?»

   «Parfaitement.»

   «Chi è stato? Eustace Beltane?»

   «Ah! Conoscete la mia piccola debolezza, mon ami! Desidero sempre tenere in mano il bandolo della matassa sino all’ultimo momento. Ma non temete. A suo tempo vi rivelerò tutto. Non voglio meriti. Il caso sarà vostro a patto che mi lasciate operare il dénouementa modo mio.»

   «Mi sembra giusto» disse Japp. «D’accordo, purché arrivi questodénouement! Siete chiuso come un’ostrica.» Poirot sorrise. «Be’, arrivederci. Vado a Scotland Yard.»

   Attraversò la strada e Poirot fermò un taxi che stava passando.

   «Dove andiamo, adesso?» domandai incuriosito.

   «A Chelsea, a trovare i Davidson.»

   Diede l’indirizzo all’autista.

   «Che cosa pensate del nuovo lord Cronshaw?» chiesi.

   «Che cosa dice il mio buon amico Hastings?»

   «Provo un’istintiva antipatia per lui.»

   «Vi ricorda lo zio malvagio dei romanzi, non è vero?»

   «E a voi?»

   «Mi è parso gentile» rispose Poirot senza compromettersi.

   «Ha le sue ragioni!»Poirot mi guardò, scrollò tristemente la testa e mormorò una frase che suonava pressappoco: «Carenza di metodo».

   I Davidson abitavano in un appartamento al terzo piano. Fummo informati che il signor Davidson era fuori, ma la signora era in casa. Fummo introdotti in una stanza lunga e bassa, con sgargianti tendaggi orientali. Una densa fragranza di incenso impregnava l’aria. La signora Davidson arrivò quasi subito. Era una creatura minuta e bionda, la cui fragilità sarebbe apparsa patetica se non fosse stato per l’espressione calcolatrice dei penetranti occhi azzurri.

   Poirot spiegò la nostra relazione con il caso, e lei scrollò tristemente la testa.

   «Povero Cronch… e povera Coco! Le eravamo affezionati, e la sua morte ci ha sconvolti. Che cosa volete chiedermi? Devo proprio rivivere quella terribile notte?»

   «Mi creda, madame, non voglio turbare inutilmente i vostri sentimenti. L’ispettore Japp mi ha già detto quanto mi occorre. Desidero soltanto vedere il costume che indossava la sera del ballo.»

   La signora sembrò sorpresa, e Poirot continuò gentilmente:

   «Dovete capire, madame, io lavoro con i sistemi del mio paese. Là dobbiamo sempre “ricostruire” il crimine. È possibile che io riesca ad avere una vera représentation, e in tal caso i costumi sono assai importanti.» La signora Davidson era ancora titubante.

   «Ho sentito parlare di ricostruzione dei crimini» disse. «Ma ignoravo che voi foste così scrupoloso riguardo ai particolari. Comunque vado a prendere il vestito.»

   Lasciò la camera e tornò quasi subito con uno squisito vestitino di seta bianca e verde. Poirot lo prese, lo esaminò e glielo restituì con un leggero inchino.

   «Merci, madame! Vedo che purtroppo avete perso uno dei pompon verdi… quello che era qui, sulla spalla.»

   «Sì, si è staccato durante il ballo. L’ho raccolto e l’ho dato al povero lord Cronshaw perché me lo tenesse.»

   «È successo dopo cena?»

   «Sì»

   «Poco prima della tragedia, forse?»

   Un’espressione allarmata passò negli occhi chiari della signora Davidson, che rispose in fretta:

   «Oh, no… molto prima. Subito dopo cena, in effetti.»

   «Capisco. Bene, abbiamo finito. Non voglio disturbarvi oltre. Bonjour, madame

   «Così» dissi mentre uscivamo dall’edificio «il mistero del pompon è risolto.»

   «Forse.»

   «Che cosa volete dire?»

   «Mi avete visto esaminare il vestito, Hastings?»

   «E allora?»

   «Eh bien! Il pompon mancante non si è staccato, come ha detto la signora. Al contrario, è stato tagliato,tagliato con delle forbici. I fili erano tutti della medesima lunghezza.»

   «Santo cielo!» esclamai. «La situazione diventa sempre più complessa.»

   «Al contrario» rispose placidamente Poirot. «Diventa sempre più semplice.»

   «Poirot,» dissi «un giorno o l’altro vi strangolo! La vostra abitudine di trovare tutto semplicissimo è insopportabile!»

   «Ma quando vi do la spiegazione, mon ami, non è sempre di un’estrema semplicità?»

   «Sì… e questo è il lato più seccante! Mi dà l’impressione che sarei potuto arrivarci benissimo da solo.»

   «E potreste benissimo arrivarci, Hastings. Se soltanto vi prendeste il disturbo di organizzare le idee! Senza metodo…»

   «Sì, sì» mi affrettai a dire, perché conoscevo fin troppo bene l’eloquenza di Poirot sul suo argomento preferito. «Che cosa faremo adesso? Intendete veramente ricostruire il crimine?»

   «Me ne guardo bene. Diciamo che il dramma è finito, ma io propongo di aggiungervi una… arlecchinata?»

   Poirot fissò per la sua misteriosa rappresentazione il martedì seguente. I preparativi mi lasciarono perplesso. A un’estremità della stanza fu eretto uno schermo bianco, fiancheggiato ai due lati da pesanti tende. Quindi arrivarono un uomo con l’apparecchiatura necessaria per l’illuminazione, e finalmente un gruppo di attori che sparì nella camera di Poirot, trasformata per l’occasione in spogliatoio.

   Poco prima delle otto giunse Japp. Il suo umore non era precisamente gioioso. Arguii che l’investigatore non stravedeva per il piano di Poirot.

   «Un po’ melodrammatico, con le sue idee. Ma a ogni modo non farà male a nessuno, e ci risparmierà un bel po’ di complicazioni, come dice lui. Ha dimostrato molto fiuto, in questa situazione. Anch’io seguivo le stesse tracce, naturalmente.» L’istinto mi disse che Japp era ancora a caccia della verità. «Ma gli ho promesso di lasciarlo fare a modo suo. Ah! Arrivano gli ospiti.»

   Sua Signoria giunse per primo, in compagnia della signora Mallaby, che non avevo ancora visto. Era una donna graziosa, dalla chioma corvina, e tradiva un profondo nervosismo. Seguirono i Davidson. Vedevo anche Chris Davidson per la prima volta. Era un uomo attraente, sia pure secondo i canoni tradizionali, alto e bruno, con il fare disinvolto di un attore.

   Poirot aveva disposto le sedie di fronte allo schermo illuminato dai riflettori. Spense le altre luci cosicché tutta la stanza piombò nell’oscurità. La sua voce scaturì dal buio.

   «Messieurs, mesdames, due parole di spiegazione. Sei personaggi a turno passeranno davanti allo schermo. Vi sono certamente noti. Pierrot e Pierrette… Pulcinella, il buffone, e la sua consorte… la bella Colombina, in una danza leggiadra… Arlecchino, il folletto, invisibile all’uomo!»

   Dopo la presentazione, lo spettacolo cominciò. A turno, ogni maschera evocata da Poirot balzò davanti allo schermo, vi rimase un momento e poi si dileguò. Le luci furono riaccese e il pubblico tirò un sospiro di sollievo. Tutti erano nervosi senza un preciso motivo. Mi parve che l’espediente fosse risultato un fiasco. Se il criminale era tra noi, e se Poirot si aspettava di vederlo crollare alla semplice vista di una maschera familiare, il piano era fallito… com’era prevedibile. Tuttavia Poirot appariva tranquillo. Venne avanti sorridendo.

   «Adesso, signori e signore, volete dirmi uno per volta che cosa avete visto? Cominciate voi, milord.»

   Il gentiluomo apparve a disagio.

   «Temo di non aver capito.»

   «Ditemi soltanto che cosa ha visto.»

   «Io… be’, direi di aver visto sei maschere passare davanti allo schermo, vestite da per sonaggi della Commedia dell’Arte italiana, come… ehm… noi, l’altra sera.»

   «Lasciate stare l’altra sera, milord» disse Poirot. «Mi interessa la prima parte del suo discorso. Madame, voi siete d’accordo con lord Cronshaw?» Si era voltato per parlare con la signora Mallaby.

   «Certo… sì.»

   «Anche voi, signor Davidson?»

   «Sì.»

   «Madame

   «Sì.»

   «Hastings? Japp? Anche voi siete d’accordo?»

   Puntò lo sguardo su di noi. Il suo viso era estremamente pallido, ma i suoi occhi sprizzavano lampi verdi.

   «Eppure… siete tutti in errore! I vostri occhi vi hanno mentito… come vi hanno mentito la sera del Ballo della Vittoria. Vedere la realtà con i vostri occhi non significa vedere la verità. Bisogna vedere con gli occhi della mente, usare la materia grigia! Stasera e la sera del Ballo della Vittoria non avete visto sei maschere ma cinque! Guardate!»

   Le luci furono spente di nuovo. Una maschera comparve davanti allo schermo… Pierrot!

   «Chi è?» domandò Poirot. «È Pierrot?»

   «Sì» esclamammo in coro.

   «Guardate ancora!»

   Con un rapido movimento, l’uomo si sfilò il vestito da Pierrot. Ora sotto la luce dei riflettori c’era Arlecchino! Nello stesso momento si udì un grido e il rumore di una sedia smossa.

   «Accidenti a voi» ringhiò la voce di Davidson. «Accidenti a voi! Come avete fatto a capire?»

   Seguirono lo scatto delle manette e la voce ufficiale di Japp:

   «Siete in arresto, Christopher Davidson… con l’accusa di aver ucciso il visconte Cronshaw. Tutto quanto direte potrà essere usato contro di voi.»

   Un quarto d’ora dopo fu servita una cenetta leggera. Poirot, con un sorriso che gli arrivava alle orecchie, dispensava ospitalità e rispondeva alle nostre impazienti domande.

   «È stato facilissimo. Date le circostanze in cui fu trovato il pompon verde, ho pensato subito che fosse stato strappato dal costume dell’assassino. Ho escluso Pierrette… dal momento che occorre una forza considerevole per vibrare adeguatamente un coltello da tavola… e mi sono orientato verso Pierrot come l’autore del crimine. Ma Pierrot aveva lasciato il ballo due ore prima dell’assassinio. Quindi dev’essere tornato più tardi per uccidere lord Cronshaw, o… et bien!deve averlo ucciso prima di andare via! Era impossibile! Chi ha visto lord Cronshaw dopo cena, quella sera? Soltanto la signora Davidson, la cui deposizione, immagino, tendeva a giustificare la mancanza del pompon… che ovviamente lei aveva tagliato dal proprio costume per sostituire quello che mancava dal costume di suo marito. Ma allora l’Arlecchino che era stato visto nel palco all’una e mezzo dev’essere stato una mistificazione. Per un momento ho considerato la possibilità che il colpevole fosse il signor Beltane. Ma con il suo elaborato costume era impossibile che avesse sostenuto le due parti di Pulcinella e di Arlecchino. D’altra parte per Davidson, un giovane della stessa statura della vittima e per giunta attore di professione, la messinscena non presentava difficoltà.

   «Ma un particolare mi preoccupava. Il medico non poteva fallire nel percepire la differenza tra un uomo morto da due ore e uno morto da dieci minuti! Et bien! Il medico se ne accorse! Ma non gli fu domandato: “Da quanto tempo è morto quest’uomo?”. È stato invece informato che l’uomo era stato visto vivo dieci minuti prima e così, durante l’inchiesta, ha dichiarato che aveva riscontrato un’inspiegabile rigidità delle membra!

   «Tutto coincideva a meraviglia con la mia teoria. Davidson aveva ucciso lord Cronshaw subito dopo cena… quando, come ricordate, lo ricondusse nella saletta da pranzo. Poi aveva lasciato la festa con la signorina Courtenay, l’aveva accompagnata sino alla porta del suo appartamento… invece di entrare e calmarla, come ha affermato, quindi è tornato in fretta al Colossus, ma come Arlecchino, non come Pierrot. Una semplice trasformazione operata sfilandosi il primo costume.»

   Lo zio dell’ucciso si sporse in avanti con l’aria perplessa.

   «Se è così, dev’essere venuto al ballo con l’intenzione di assassinare la sua vittima. Per quale motivo? Non riesco a capire il movente.»

   «Ah! Eccoci alla seconda tragedia… quella della signorina Courtenay. C’è un particolare semplicissimo, di cui tutti sono al corrente. La signorina Courtenay è morta per avvelenamento da cocaina… la sua scorta di droga era nella scatoletta smaltata trovata sul corpo di lord Cronshaw. Dove prese, dunque, la dose che la uccise? Soltanto una persona poteva avergliela fornita… Davidson. E questo spiega tutto. Giustifica la sua amicizia con i Davidson e la richiesta che Davidson la accompagnasse a casa. Lord Cronshaw, che aveva una fanatica avversione per la droga, aveva scoperto che lei era dedita alla cocaina e sospettava che Davidson gliela fornisse. Senza dubbio Davidson aveva negato, ma al ballo lord Cronshaw aveva cercato di far confessare la signorina Courtenay. Poteva perdonarla, ma certamente non avrebbe avuto pietà di un uomo che viveva spacciando droga. La denuncia e la rovina incombevano su Davidson, che si è recato al ballo deciso a ottenere il silenzio di lord Cronshaw… a qualsiasi costo.»

   «La morte di Coco è stato un incidente, allora?»

   «Ho idea che sia stato un incidente architettato da Davidson. Lei era furiosa con Cronshaw, in primo luogo per i suoi rimproveri, in secondo luogo perché le aveva portato via la cocaina. Davidson gliene ha fornita dell’altra e probabilmente le ha suggerito di aumentare la dose per sfidare il “vecchio Cronch”!»

   «Un’altra domanda» dissi. «La nicchia e la tenda? Come ne avete supposto l’esistenza?»

   «Oh, mon ami, è stata la deduzione più facile. I camerieri entravano e uscivano dalla saletta, e così il corpo non poteva giacere dove fu trovato, sul pavimento. Nella stanza doveva esserci un posto dove nasconderlo… per esempio una nicchia con una tenda davanti. Davidson ha trascinato il corpo e più tardi, dopo aver attirato l’attenzione su di sé nel palco, lo ha trascinato di nuovo allo scoperto lasciando subito dopo il Colossus. Uno dei suoi espedienti più ingegnosi. È un ragazzo intelligente!»

   Negli occhi verdi di Poirot lessi l’osservazione sottintesa:

   “Ma non intelligente come Hercule Poirot!”

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