Turismo estero a rischio frenata

«Il caro carburante rischia di frenare il turismo altospendente in arrivo dall’estero»
Il caro carburante può ridurre gli arrivi altospendenti
di Ala.de.granha
Negli ultimi anni l’Italia ha orientato gran parte della propria offerta turistica verso il segmento altospendente internazionale, compensando la progressiva riduzione della capacità di spesa delle famiglie italiane. Tuttavia l’aumento dei costi di trasporto, l’instabilità geopolitica e le prime stime prudenziali diffuse da Coldiretti — che ipotizzano un possibile calo delle presenze straniere negli agriturismi — indicano un segnale da non sottovalutare. Se il turismo estero rallenta, l’intero modello costruito negli ultimi anni rischia di mostrare la propria fragilità strutturale, soprattutto nelle aree montane e nei territori interni che dipendono fortemente dalla domanda internazionale. (N.R.)
Ovviamente il Tg5 Tel Aviv deve continuare a raccontare che la guerra di sterminio praticata da Israele non danneggia l’economia italiana. Dunque decine di miliardi di turisti in arrivo da ogni galassia invaderanno spiagge, città d’arte, montagne e borghi del nostro Paese. Poi, però, arrivano quei menagramo della Coldiretti e ipotizzano un calo del 20% delle presenze straniere negli agriturismi. Cifre forse esagerate, queste ultime, ma il trend dovrebbe iniziare a preoccupare.

Perché l’Italia, negli ultimi anni, ha puntato quasi esclusivamente sul turismo altospendente. E, considerando la crescente povertà delle famiglie italiane, ciò significava rivolgersi al mercato internazionale. Non a caso, nelle scorse settimane, gli operatori turistici delle località alpine spiegavano, soddisfatti, che l’abbondanza di neve aveva favorito l’incremento delle settimane bianche degli stranieri e del paio di giornate sugli sci dei turisti italiani. Che non potevano permettersi 7 giorni di vacanza.
Adesso, con i prezzi alle stelle dei viaggi in aereo, anche i turisti stranieri cominciano a fare i conti con la spesa per le vacanze. Molti italiani che lavorano lontano dai paesi di origine hanno rinunciato a tornare a casa nelle vacanze di Pasqua. E il problema si ripresenterà in estate perché le conseguenze della guerra dei due criminali non finiranno con il termine del conflitto.

E allora bisognerà vedere come affronteranno la situazione gli operatori del settore. Schiacciati tra la loro politica dei prezzi alti, ulteriormente aumentati per la guerra, e la crescente povertà delle famiglie italiane. Ormai buona parte delle località turistiche ha visto le presenze straniere superare quelle italiane (presenze, non arrivi), e una flessione del turismo estero rischia di avere effetti devastanti in mancanza di una strategia per il recupero del turismo delle famiglie italiane.

Giovanni
2 Aprile 2026 a 21:12
Finalmente una buona notizia!