La geopolitica corre sui binari

«Il Corridoio di Mezzo avanza. Non è Tolkien ma Xi Jinping»
Tra Asia ed Europa prende forma il Corridoio di Mezzo, la nuova strategia logistica con cui Pechino ridisegna gli equilibri commerciali.
di Ala.de.granha
Mentre la Cina inaugura nuovi corridoi ferroviari che in poche settimane collegano l’Asia all’Europa, riducendo tempi e ridefinendo gli equilibri del commercio mondiale, in Italia continuiamo a discutere di infrastrutture come la Torino-Lione, bloccata da decenni tra rinvii, ricorsi, proteste e cambi di governo. La differenza non è soltanto nei chilometri di rotaia posati, ma nella capacità di trasformare una visione strategica in realtà. Xi Jinping costruisce il futuro un binario alla volta; noi, troppo spesso, continuiamo a discutere se sia il caso di partire. (N.R.)
Se Tolkien aveva immaginato la Terra di Mezzo, Xi Jinping sta realizzando il Corridoio di Mezzo. Nei giorni scorsi è stato inaugurato il nuovo servizio merci tra Cina e Turkmenistan, ennesimo tassello del mega progetto della nuova Via della Seta. Al termine dei lavori il viaggio delle merci tra Cina ed Europa, attraverso Kazakistan e Mar Caspio, durerà 15/18 giorni a fronte dei 45/60 del trasporto marittimo.

Ovviamente, però, Pechino continuerà ad investire anche sui collegamenti via mare. Perché, ancora per lungo tempo, l’attraversamento di tante frontiere penalizzerà la rotaia. Anche in termini di costi. Ma per alcune tipologie di merci il risparmio di tempo rappresenterà comunque un vantaggio.

Non a caso anche altri Paesi, dalla Russia a numerosi stati asiatici, stanno investendo, e molto, sul potenziamento ferroviario. Progetti che coinvolgono anche la Turchia, l’Iran, l’India. In compenso in Italia si continua ad impiegare tempi biblici per passare da un’idea a un progetto e da un progetto alla realizzazione ed alla messa in funzione. Vale per i trafori, per il potenziamento delle reti esistenti, persino per le metropolitane.
Non Terra di Mezzo, ma Terra del sonno.


La Torino-Lione: trent’anni di attese e fiumi di parole
Redazione Inchiostronero.
Quando, all’inizio degli anni Novanta, Italia e Francia iniziarono a discutere della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, la Cina era ancora considerata la grande fabbrica a basso costo del pianeta. Nel 1990 si parlava di studi di fattibilità; nel 1996 veniva istituita la Commissione intergovernativa; nel 2001 arrivava il primo accordo internazionale; nel 2012 un nuovo trattato ne ridefiniva le condizioni; nel 2015 nasceva TELT per realizzare il tunnel di base; nel 2016 il via libera ai lavori definitivi. Oltre trent’anni di accordi, protocolli, conferenze, ratifiche, ricorsi, manifestazioni, governi favorevoli e governi contrari.
Nel frattempo il mondo è cambiato. La Cina è diventata la seconda economia del pianeta e, invece di limitarsi a discutere di infrastrutture, le ha costruite. Ha portato avanti la Nuova Via della Seta, ha moltiplicato le linee ferroviarie ad alta capacità e oggi inaugura il Corridoio di Mezzo, destinato a collegare Cina ed Europa attraverso l’Asia centrale e il Mar Caspio in poco più di due settimane.
Noi, invece, continuiamo a considerare un successo l’apertura di un nuovo cantiere o la firma dell’ennesimo protocollo d’intesa. L’opera simbolo della modernizzazione europea è ancora incompiuta e la sua entrata in esercizio è prevista, se non interverranno ulteriori rinvii, nel 2033. Nel frattempo i costi sono cresciuti sensibilmente rispetto alle stime iniziali e anche la Corte dei conti europea ha richiamato ritardi e slittamenti nella realizzazione.
La differenza non riguarda soltanto una ferrovia. È la fotografia di due modelli politici. Da una parte un Paese che individua un obiettivo strategico e lo realizza con continuità. Dall’altra un’Europa che sembra aver trasformato il processo decisionale in un fine, dove ogni opera deve attraversare un labirinto di autorizzazioni, conflitti istituzionali, ricorsi e ripensamenti.
Così, mentre da Pechino partono treni che ridisegnano la geografia del commercio mondiale, noi continuiamo a spostare date, inaugurazioni e scadenze. Loro costruiscono corridoi economici. Noi, troppo spesso, costruiamo corridoi burocratici. E la storia, come sempre, premia chi arriva per primo.