Cronache dal teatro pandemico

IL COVID HA UN NUOVO SINTOMO “UNICO”…NON INDOVINERAI MAI DI COSA SI TRATTA
Il Covid ha ufficialmente assunto una forma lemniscata: ricompare, si reinventa, ma non va mai davvero via. Una pandemia a forma di otto rovesciato, che gira in tondo tra varianti e voci rauche.
di Kit Knightly
Proprio quando pensavi che le “breaking news” sul Covid non potessero diventare più ridicole, arriva la variante XFG “Stratus” con un sintomo “unico”: la voce rauca. Sì, davvero. In un mondo dove il raffreddore è un’emergenza sanitaria e l’ironia è in via d’estinzione, Kit Knightly ci accompagna in una riflessione caustica tra notizie surreali, esperti incerti e un’umanità che ancora pedala sul suo penny-farthing pandemico. Spoiler: nessuno ha ancora detto che potrebbe essere solo… un mal di gola. (Nota Redazionale)

È sempre divertente vedere il Covid nei notiziari, e ancora più divertente vedere persone apparentemente normali reagire come se significasse qualcosa.
Una curiosità storica. Come vedere qualcuno che guida un penny-farthing .
Ma un numero impressionante di queste persone esiste davvero, basta un giro su Covid-twitter per capirlo. A quanto pare, c’è ancora un numero sorprendente di penny farthing in circolazione.
Forse è più appropriato paragonare quei soldati giapponesi che non si resero mai conto che la Seconda Guerra Mondiale era finita.
Ad ogni modo, abbiamo una nuova variante e un sintomo “unico” di cui discutere. La variante si chiama XFG, soprannominata “stratus”, e il sintomo speciale super unico?
Una voce roca.
Sì, è proprio così.
Non dovrei dirvi che la “voce rauca” non è un sintomo unico. Letteralmente qualsiasi infezione respiratoria può rendere la voce rauca, così come le allergie.
Ma la cosa più divertente è che non affermano nemmeno con certezza che sia unico, per citare The Indy :

Lo ripeterò, con un po’ di enfasi:

Quindi, secondo alcuni esperti , il sintomo del tutto generico potrebbe essere o meno un segno di COVID “stratus” . È possibile. Questo è tutto, questa è la notizia.
Questo deriva direttamente da “nimbus” (hanno deciso di passare dalle lettere greche alle nuvole, credo per evitare la “variante pi greco”, ma non lo sapremo mai), che aveva il sintomo unico del “mal di gola”. Hanno provato a chiamarlo “gola da rasoio” per fare un po’ di drammaticità, ma è solo un mal di gola.
Capito?
Nimbus = “gola tagliente”
Stratus = “voce rauca”. Forse.
Che Dio ti aiuti se ti capitano entrambe le cose. Voglio dire, cosa causa il mal di gola E la voce rauca? In autunno. Quando il clima si fa più freddo. E i bambini tornano a scuola.
Non mi viene in mente nulla.
E la gente – la gente a cui è consentito guidare, votare e vestirsi da sola – correrà a prendere i suoi richiami autunnali per superare questo momento.
La caverna di Platone è davvero affascinante.
Ma anche lì dentro, a quanto pare, qualcuno ha firmato un contratto con Pfizer.

Pinuccia
24 Ottobre 2025 a 9:46
Da che mondo è mondo l’autunno è il periodo in cui si prende “ raffreddore tosse e mal di gola “ non parliamo più di Covid ma basta certo che i pecoroni che si fanno ancora “vaccinare” (non è un vaccino ma un prodotto sperimentale) aumentano gli introiti delle case farmaceutiche che vanno a nozze 👎👎👎👎👎😡😡😡😡😡
Riccardo Alberto Quattrini
24 Ottobre 2025 a 11:30
Cara Pinuccia,
è vero: con l’arrivo dell’autunno, raffreddore e mal di gola sono sempre tornati puntuali. Ed è comprensibile che molte persone abbiano ormai l’impressione che si stia continuando a parlare di Covid oltre misura. Dopo anni di allarmi e restrizioni, un certo “rigetto” comunicativo è naturale.
Allo stesso tempo, vale la pena ricordare che la ricerca scientifica continua a monitorare sia il virus sia gli effetti dei vaccini nel medio-lungo periodo. Esistono effettivamente studi recenti, così come è attiva una Commissione parlamentare che indaga sul tema degli eventi avversi: negarlo sarebbe poco serio. Indagare è doveroso, soprattutto quando la salute pubblica è in gioco. Chiedere trasparenza non significa essere contro la scienza.
D’altra parte, anche i dati disponibili indicano che per molte persone fragili la vaccinazione ha rappresentato una protezione importante. Il quadro, insomma, è complesso e non si risolve con slogan o contrapposizioni rigide.
Sul ruolo dell’industria farmaceutica è lecito mantenere un sano spirito critico — i profitti esistono, e dovrebbero sempre essere oggetto di controllo e regolamentazione — senza però cadere automaticamente nell’idea che ogni intervento sanitario sia dettato solo da interessi economici.
Forse la posizione più sensata, oggi, è un equilibrio difficile:
– prudenza,
– trasparenza,
– ascolto delle evidenze,
– rispetto per le scelte individuali.
E soprattutto evitare di etichettarci a vicenda: non pecoroni, non complottisti. Solo cittadini che cercano di orientarsi in una materia che anche gli esperti stanno ancora studiando.
Grazie per il contributo al dibattito,
— Riccardo